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Danni da Coronavirus, Roberta Villa: "Ecco le possibili conseguenze per l'organismo" - BergamoNews
L'intervista

Danni da Coronavirus, Roberta Villa: “Ecco le possibili conseguenze per l’organismo”

Abbiamo chiesto un parere a Roberta Villa, giornalista e divulgatrice scientifica bergamasca, laureata in medicina e chirurgia

Molti studi stanno raccogliendo e analizzando i dati relativi ai danni che il Covid-19 può arrecare all’organismo di chi lo contrae. Trattandosi di una malattia nuova, tutto è in divenire: le ricerche sono in corso e la conoscenza non si può che basare sulle informazioni raccolte nei mesi scorsi.

In questi giorni si sta parlando molto delle sue possibili conseguenze a livello polmonare, cardiaco, neurologico e psicologico. Gli interrogativi sono tanti, a cominciare dalla permanenza di queste problematiche e dalla possibilità che riguardino anche chi ha avuto il virus in forma lieve o in modo asintomatico. Per capire meglio la situazione abbiamo chiesto un parere a Roberta Villa, giornalista e divulgatrice scientifica bergamasca, laureata in medicina e chirurgia.

Quali conseguenze può avere il Covid-19 per l’organismo?

Sui possibili danni del Coronavirus c’è ancora una grande incertezza: al momento non possiamo affermare con la massima sicurezza quanto a lungo dureranno questi sintomi e quanto siano frequenti. Sono aspetti su cui si stanno studiando, raccogliendo e analizzando i dati relativi a questi mesi. Inoltre, va considerato che alcuni postumi risultano direttamente conseguenti alla malattia: per esempio in un paziente che ha avuto una grave forma polmonare, potrebbe essere atteso che il danno del tessuto dei polmoni possa provocare conseguenze fibrotiche. Significa che restano in qualche modo danneggiati, anche a lungo termine, come avviene quando si verificano altre forme polmonari importanti. Tipicamente scaturiscono difficoltà respiratorie che possono essere anche irreversibili se il tessuto è danneggiato ed è sostituito da tessuto fibrotico.

Ci sono altre conseguenze attese?

Si, una persona che rimane uno o due mesi in terapia intensiva ha bisogno di effettuare la riabilitazione perchè i muscoli che sono stati completamente a riposo per questo lasso di tempo devono recuperare il tono. Questi pazienti si trovano ad affrontare un vero e proprio disturbo da stress post-traumatico: hanno vissuto un’esperienza molto forte anche dal punto di vista psicologico e i possibili strascichi a lungo termine sono frequenti. Va considerato, inoltre, un altro effetto tipico del Covid, su cui si stanno concentrando diverse ricerche, ossia il protrarsi di una sensazione di stanchezza cronica.

Ci spieghi

Si sta studiando per capire se derivi dalle altre conseguenze da Covid, cioè dal fatto che una persona che ha difficoltà respiratorie o i muscoli indeboliti risulti inevitabilmente provata, oppure se sia una situazione determinata da una risposta immunitaria, forse addirittura una reazione autoimmune, che fa persistere a lungo – anche quando si è guariti – una sensazione di fatica molto accentuata. Sono tutti aspetti che si stanno indagando: le ricerche rilevano che queste problematiche sono frequenti. Anche a distanza di settimane una grande percentuale dei pazienti manifesta soprattutto difficoltà respiratorie, affaticamento, perdita di memoria, difficoltà a concentrarsi e a dormire, ma questi sintomi possono essere anche molto legati al trauma e allo stress vissuto.

Succede nei casi più gravi?

Non solo. Anche per chi non ha avuto bisogno della rianimazione la sensazione di non riuscire a respirare risulta provante. È importante sottolinearlo per chi considera l’emergenza Coronavirus solo in termini di mortalità o si sofferma sul fatto che muoiano soprattutto le persone più anziane: anche per i giovani, che magari non vanno in terapia intensiva ma sono “solo” ricoverati con l’ossigeno o con il casco, è una prova impegnativa sia dal punto di vista psicologico sia fisico.

Alcuni esperti hanno segnalato anche conseguenze a livello cardiaco

Il virus può colpire anche il cuore: in questo caso si determina una miocardite, cioè un’infiammazione del muscolo cardiaco, anche nelle persone più giovani. Può rimanere un danno a lungo termine, si ha una fragilità in più e non si possono escludere conseguenze cardiache permanenti.

La risposta al virus è diversa per ogni paziente?

Dipende da come colpisce il virus. Ci sono persone giovani che hanno dovuto effettuare la riabilitazione mentre alcuni anziani si sono ripresi abbastanza bene: la reazione alla malattia non è legata solo all’età. Queste sono le informazioni ricavate dai dati raccolti dai pazienti seguiti finora, ancora non sappiamo cosa accadrà a lungo termine: non possiamo essere sicuri che questi danni siano permanenti, bisogna capire a distanza di tempo quello che accadrà.

Possono esserci anche conseguenze neurologiche?

Sicuramente si sono riscontrati anche sintomi neurologici come la difficoltà di concentrazione, la perdita di memoria, dolori muscolari o stanchezza, ma al momento è difficile stabilire quanto dipendano da danni veri e propri oppure da reazioni psicologiche. Per indicare i disturbi di chi è reduce dal Coronavirus si parla di “sindrome neurologica post-Covid”, ma per stabilire quali siano i danneggiamenti causati da virus bisognerà monitorare il decorso dei pazienti. Ci troviamo ancora in una fase di raccolta e analisi dei dati: per ora si tratta di sospetti, timori e problematiche che si stanno osservando come la frequenza di mal di testa o vertigini, che possono dipendere dalla debilitazione causata dalla malattia o dall’impatto sull’organismo ma ancora non ci sono informazioni precise.

Queste conseguenze riguardano solo i casi gravi?

Sembra che anche le persone che hanno avuto il Coronavirus in forme lievi possano avere conseguenze a lungo termine, ma è ancora tutto da capire. Gli esperti stanno approfondendo: è necessario avere cautela e dobbiamo fare il possibile per ridurre la circolazione del virus.

Anche gli asintomatici possono avere danni?

In base ai dati raccolti finora non si può escludere. Per esempio, ad alcune persone senza sintomi che si sono sottoposte alla tac per un’altra ragione sono stati riscontrati danni polmonari tipici da Covid: bisogna stare in guardia e non sottovalutare la malattia finchè non ne sapremo qualcosa di più.

Per concludere, cosa pensa dell’istituzione della zona rossa in Lombardia?

Serve a ridurre la circolazione del virus e alleggerire gli ospedali e le terapie intensive che sono in difficoltà in diverse aree della Lombardia e dell’Italia. Al momento a Bergamo l’andamento dell’epidemia va meglio anche perchè c’è maggior cautela dopo la prima ondata ma bisogna mantenere alta l’attenzione perchè basta poco per farla riprendere.

Ma dopo la prima ondata, nella Bergamasca potrebbe essersi creata una sorta di copertura che ostacoli il virus?

Ancora non sappiamo quanto duri la protezione degli anticorpi, quindi in questo momento bisogna essere prudenti.

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