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Il Covid non ferma il festival ArtDate: "Un segnale della cultura che resiste" - BergamoNews
Il direttore raimondi

Il Covid non ferma il festival ArtDate: “Un segnale della cultura che resiste”

Il tema di questa edizione, che si svolgerà dal 12 al 15 novembre, sarà "Il dono / The gift"

“Come reazione al difficile momento che stiamo vivendo abbiamo scelto di convertire il programma in forma digitale anzichè annullarlo: in questo modo diamo un segnale di resistenza del mondo della cultura”. Così Stefano Raimondi, direttore di The Blank Contemporary Art, illustra la nuova edizione di “ArtDate”, il festival dedicato all’arte contemporanea, che si svolgerà dal 12 al 15 novembre.

Il tema filo conduttore sarà “Il dono”, che attraverserà i numerosi appuntamenti in cartellone visibili online sui social di The Blank: abbiamo intervistato Stefano Raimondi per saperne di più.

Questa è un’edizione speciale per ArtDate: com’è nata?

È un’edizione particolare per tanti motivi. Innanzitutto perchè siamo giunti al decimo anno, una tappa significativa sia per il festival sia per The Blank, l’associazione che lo organizza, anche grazie alla convenzione con il Comune di Bergamo e il supporto di Regione Lombardia e Fondazione Cariplo. Questa ricorrenza ci ha dato modo di guardarci indietro e ripensare a quello che abbiamo fatto, che è stato molto importante per il territorio orobico. L’associazione è riuscita a cogliere molto bene dei bisogni, soprattutto dei più giovani – il nostro pubblico principale si colloca tra i 25 e i 40 anni – ed è riuscita a crearsi una reputazione internazionale grazie alla qualità dei suoi progetti che hanno fatto conoscere il festival e Bergamo come città molto vocata al contemporaneo. Sicuramente, inoltre, questa edizione è stata stravolta dalle disposizioni dell’ultimo DPCM.

Stefano Raimondi

Ci spieghi

Fino a una settimana fa sembrava che potesse svolgersi come previsto, poi nelle zone rosse sono stati chiusi anche i luoghi della cultura. Tutto è stato molto rapido: in città, infatti, sono tuttora visibili i manifesti del festival che vanno bene comunque ma erano stati pensati per una presenza fisica. Quando abbiamo appreso le nuove restrizioni ci siamo guardati negli occhi e visto che il tema di questa edizione è il dono abbiamo pensato di fare un regalo alla comunità: non potevamo rinunciare e abbiamo trasformato il programma in digitale rendendolo fruibile sulla nostra pagina Facebook e Instagram. Ma daremo anche un altro segnale.

Quale?

Venerdì a Palazzo della Ragione inaugureremo la mostra “Il Dono. Sulla vita e la morte”, che proseguirà fino alla fine di marzo e sarà accessibile non appena riapriranno gli spazi culturali. Alle 19 in diretta condurrò il pubblico che si collegherà sui canali social in una visita guidata virtuale raccontando tutte le opere e il concept dell’esposizione, che racchiude quello di tutto il festival. La mostra presenta sette opere di altrettanti artisti internazionali dei quali diversi lavori potranno essere portati via dal pubblico in forma gratuita: è un invito a partecipare e prendere la propria opera d’arte da conservare come se fosse un dono della comunità.

Per esempio?

È il caso, per esempio, di un lavoro di Alberto Garutti, artista conosciuto a Bergamo perchè ha ideato l’opera che prevede l’accensione di un lampione in città quando viene alla luce un bambino in ospedale. Altro progetto è realizzato da Matilde Cassani, che ha costruito una bocca della verità che lancia nell’aria dei fazzoletti come se fossero dei paracadute e su ognuno sono ricamati pensieri e frasi di buon auspicio delle diverse culture e civiltà: quando toccano terra possono essere presi e portati a casa. L’idea è donare l’arte al pubblico e – legandosi a un saggio dell’antropologo Marcel Mauss – un dono non è solo un gesto disinteressato ma necessita in qualche modo di essere ricambiato. Al pubblico, quindi, chiediamo se è disponibile a dedicare una piccola parte del proprio tempo a un’azione di volontariato insieme a sette associazioni del territorio che abbiamo contattato con il CSV di Bergamo.

Organizzando ArtDate, avete faticato a cambiare il format?

Lo sforzo principale è stato nella tempistica: in una settimana abbiamo dovuto rivedere tutto e capire come avremmo potuto fare. Siamo riusciti solo perchè possiamo contare su una squadra notevole ma pensavamo che fosse un messaggio importante da dare in questo momento in cui le istituzioni culturali sono chiuse. Nonostante la chiusura, la capacità di creare contenuti non si è ferma anzi trova altre strade che possono essere interessanti e questo uso dei social ci permetterà di arrivare anche a un pubblico che non è solo quello del territorio ma anche internazionale.

Parlando dell’ultimo DPCM, si è discusso molto di arte: è un bene essenziale?

Si, perchè determina e costituisce la società, quindi prima di privarla società dell’arte bisognerebbe veramente capire cosa si può fare: deve essere considerata un bene imprescindibile. Detto questo, la produzione culturale e le persone che lavorano nel mondo dell’arte hanno una capacità di adattarsi e creare nuovi contenuti e idee in modo innovativo e rapido, quindi tutto sommato la risposta del settore artistico alla crisi dal mio punto di vista è stata efficace: nessuno si è arreso anzi ha cercato di trovare le strade possibili e più corrette in questo momento. Accanto alla positività e alla creatività, naturalmente, c’è una difficoltà oggettiva economica di tutti gli operatori del sistema, che va a maggior ragione supportato e difeso a spada tratta perchè non ci possiamo permettere di perdere uno dei valori centrali della nostra società e della nostra civiltà che è l’arte.

Vale la pena, dunque, di invitare le istituzioni a sostenere l’arte

Sul territorio sia attraverso Fondazione della Comunità Bergamasca, Cariplo e Comune di Bergamo sono stati indetti diversi bandi a sostegno delle attività culturali ma credo che sia necessario il contributo di tutti – privati, aziende e singole persone – che difendono un valore che fa parte della loro vita: anche se in modo intangibile e a volte invisibile, definisce tutti quanti. In questo momento per continuare a esistere nel migliore dei modi l’arte ha bisogno di risorse: siamo tutti in difficoltà ma bisogna cercare di aiutarsi.

Venendo al programma di ArtDate, quali sono gli appuntamenti da segnalare?

Oltre alla mostra a Palazzo della Ragione, segnalo che nonostante gli spazi culturali siano chiusi, diverse istituzioni pubbliche e private, dalle gallerie all’accademia, hanno deciso di trasferire la loro programmazione in digitale, quindi presenteremo quello che la città sta producendo e lo renderemo visibile. Sottolineo la partecipazione delle istituzioni culturali del territorio che è stata molto ampia nonostante le difficoltà dettate dalla chiusura: il fatto che vogliano esserci è un bellissimo segnale. Tra gli appuntamenti spiccano sabato mattina la conferenza di Ed Atkins e David Kamp, che discuteranno idee riguardanti la genesi e la progettazione della mostra “The Act of Seein With One’s Own Eyes”, mentre domenica si terranno due conferenze molto interessanti. Sempre domenica, avrà luogo un convegno dedicato all’accessibilità del patrimonio culturale alle persone sorde.

Vi rivolgete, quindi a diverse tipologie di pubblico?

Ci rivolgiamo agli amanti dell’arte ma anche a un pubblico più ampio: ritengo che tutte le persone dovrebbero essere il pubblico dell’arte perchè ci tocca in tutti gli aspetti: la moda è contaminata dall’arte e quando compriamo un vestito la nostra scelta ne è il riflesso, ma anche la musica che ascoltiamo è legata a una ricerca artistica.

E vi siete posti obiettivi particolari per ArtDate 2020?

L’obiettivo principale è quello di far cogliere l’importanza di un festival, che non è un progetto singolo ma una pluralità di soggetti che si mettono a disposizione per realizzare un evento complesso e vasto. E in un periodo di lockdown un’iniziativa come questa ha un valore smisurato. Ci aspettiamo di essere seguiti da un pubblico molto ampio, anche più allargato rispetto a quello nazionale.

Cosa può comunicare l’arte in un periodo come quello che stiamo attraversando?

Che i legami tra le persone non sono solo di natura fisica ma emotiva ed emozionale. Non ci lega solo il corpo ma una sorta di energia vitale, qualcosa di molto forte che anche in momenti in cui c’è una distanza fisica tra di noi in realtà c’è una vicinanza umana, morale e spirituale che ci unisce e ci fa vivere sensazioni comuni.

Per concludere, quali sono i prossimi progetti di The Blank?

Abbiamo programmato una serie di progetti educativi per il prossimo anno, che potranno essere fruiti digitalmente e se possibile fisicamente. Inoltre stiamo lavorando alla prossima edizione del festival a novembre dell’anno prossimo e ci sarà una pubblicazione su cosa è stato fatto in questi dieci anni e su come Bergamo sia diventata una città a vocazione contemporanea. Speriamo che la pandemia non ci aggravi ulteriormente a livello economico perchè come tutte le altre realtà siamo stati gravemente feriti ma con l’aiuto di tutti contiamo di proseguire nelle nostre attività.

Per avere ulteriori informazioni e per consultare il programma dettagliato clicca qui.

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