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Bergamo, morì inciampando per strada: a processo due responsabili dei lavori - BergamoNews
In tribunale

Bergamo, morì inciampando per strada: a processo due responsabili dei lavori

La tragedia il 22 ottobre 2018 in via Statuto. Vittima Franco Abbate, 81 anni. Uno dei 5 indagati nel frattempo è morto per Covid

Morì cadendo per strada il 22 ottobre del 2018 dopo essere inciampato in alcune assi del cantiere di via Statuto. Per quella tragedia costata la vita a Franco Abbate, 81 anni, mercoledì due persone sono state rinviate a giudizio con l’accusa di omicidio colposo.

Quel giorno Abbate, ex bancario (fino al giorno della pensione aveva lavorato alla Banca popolare di Bergamo) stava passeggiando con il figlio in via Statuto, sul lato dei negozi dove Cassa depositi e prestiti aveva avviato i lavori per il rifacimento dell’incrocio con via XXIV Maggio, nell’ambito delle opere di urbanizzazione legate alla realizzazione della nuova Accademia della Guardia di finanza.

Mentre stava camminando, l’anziano mise male il piede su alcune assi di quel cantiere lasciate per terra e cadde rovinosamente sull’asfalto. Nonostante l’immediato intervento del 118, contattato dal figlio, e il ricovero all’ospedale Papa Giovanni, dopo cinque giorni Abbate morì a causa dei traumi riportati nell’impatto al suolo. Fatale in particolare per l’uomo, cardiopatico, fu un profondo taglio al labbro che provocò un arresto cardiaco.

Dopo l’autopsia eseguita dal medico legale Yao Chen dell’Università di Pavia e le testimonianze raccolte dai carabinieri, il pubblico ministero Maria Esposito aprì un fascicolo per omicidio colposo a carico di cinque indagati, tutti impegnati in quel cantiere. Secondo l’accusa, l’anziano, a causa della carente segnaletica, entrò nell’area dei lavori e inciampò nelle assi.

Un episodio che non fu isolato, visto che solo pochi giorni prima di Abbate un altro anziano fu protagonista di un incidente simile, cadendo nella rete di recinzione del cantiere.

Mercoledì l’udienza preliminare di fronte al Gup Alessia Solombrino, che ha rinviato a giudizio due degli indagati. Si tratta dell’architetto Pietro Valicienti, direttore dei lavori, difeso dall’avvocato Marco De Cobelli, e di Antonio Esposito, responsabile della sicurezza della ditta esecutrice, rappresentato dal legale Gianfranco Ceci.

Stralciata poi per vizio di notifica la posizione di Giuseppe Di Noia, direttore operativo dei lavori, il cui avvocato è Simone Giuliani. È stato invece prosciolto l’ingegnere Riccardo Barbarisi, capocantiere in via Statuto ma solo fino a qualche mese prima della tragedia, difeso dal legale Giacomo Gozzini. 

Il quinto indagato, Saverio Valicienti (fratello di Pietro) coordinatore della sicurezza, è morto per Covid a 62 anni lo scorso aprile, come spiegato dal suo legale Barbara Bruni.

Il processo prenderà il via il prossimo 31 marzo.

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