Causa covid

Rinviato l’esame d’abilitazione, i praticanti avvocati: “Dimenticati e lasciati soli”

L’appello di un giovane praticante avvocato bergamasco: “Per le altre libere professioni sono state trovate delle soluzioni alternative: per noi no”

Si dice che il lavoro della vita si sceglie da piccoli. “Ecco quello che farò da grande”, si scrive nelle pagine dei diari e dei temi scolastici. Un sogno che, infine, crescendo, si cerca di raggiungere con studio, impegno, notti in bianco e sacrifici economici. E si accettano tutte le difficoltà perché è quello che hai sempre voluto fare.

Agli ostacoli che si devono sempre affrontare per raggiungere il lavoro dei sogni, nell’ultimo anno si sono aggiunte tutte le complicanze che conosciamo a causa dell’emergenza sanitaria che ha comportato l’annullamento e/o il rinvio di manifestazioni, concorsi ed esami all’abilitazione delle professioni.

Tra questi, l’esame d’abilitazione per diventare avvocato.

Certo, anche le altre libere professioni sono state duramente colpite, ma, se per quest’ultime sono state trovate ed attivate delle soluzioni alternative (esami a distanza, lauree abilitanti etc), per i giovani futuri avvocati non è stata applicata alcuna alternativa che permetta, comunque, di potersi abilitare alla professione. Scegliendo, semplicemente, di rinviare l’esame previsto per dicembre 2020 a data da destinarsi.

Lasciando abbandonati in un sconforto totale i giovani praticanti che dell’avvocatura hanno fatto il loro sogno. Abbiamo intervistato un giovane praticante avvocato bergamasco che vuole lanciare un appello.

In che modo vi danneggia questo rinvio?

Per via del ritardo all’abilitazione nella professione. Si tratta di un danno lavorativo perché viene ritardata la possibilità di entrata nel mondo del lavoro, già incerto e molto precario. E ci butta molto giù perché si allontana sempre di più il raggiungimento di quel lavoro per cui abbiamo studiato duramente per anni.

Come vi sentite?

Abbandonati. Perché sono stati presi provvedimenti per consentire l’abilitazione in tutte le libere professioni (come psicologia, veterinaria, farmacia ) ad eccezione di quella dell’avvocato. Anzi, per alcune di queste è stata anche prevista la laurea abilitante.

Più volte si confonde esame abilitante e concorso….

Esatto, questo è un grave problema per noi e ci danneggia. Perché bisogna ricordare che l’esame d’abilitazione alla professione forense non è un concorso pubblico: non garantisce un posto fisso e non partecipa alla produzione della spesa pubblica. Come per tutte le altre libere professioni è poi il mercato che decide e seleziona i bravi professionisti.

C’è tanta frustrazione e paura verso il futuro. Esatto?

Sì. Anche perché troviamo una grande disparità di trattamento rispetto a tutte le altre libere professioni, apparentemente motivata dal fatto che sarebbe impensabile abilitare un avvocato senza testare la sua capacità di scrivere un atto o un parere (per questo, quindi, non si potrebbe decidere di farlo online) ma è stato, invece, ritenuto possibile abilitare gli altri liberi professionisti senza testarne le competenze specifiche richieste. E perché per noi non è possibile verificare le competenze in modalità a distanza, e per gli altri sì? Pare, dunque, evidente che dietro questa apparente e non credibile motivazione ci siano interessi economici di case editrici, università che organizzano i corsi etc.

A quanto ammontano le spese per poter sostenere l’esame?

La pratica forense (i 18 mesi di pratica obbligatori post lauream per poter sostenere l’esame) molto spesso non è pagata. In più sono da tenere conto le spese per i codici commentati (indispensabili per poter svolgere l’esame), manuali di studio e per i corsi di formazione propedeutici all’Esame. Almeno 2mila €.

Quali prospettive ci sono per l’esame?

Si pensa che l’esame potrà essere sostenuto, a detta del Ministro, in primavera. Sperando che la situazione sanitaria migliori. Da poco è stata pubblicata una nota che dichiara che il 18 dicembre ci verrà comunicata la data nella primavera del 2021 in cui sosterremo l’esame: ma chi ce lo assicura? Si tratta di un continuo prorogare invece di prendere una decisione che ci tuteli e ci permetta di abilitarci al lavoro per cui stiamo studiando da anni. Siamo molto sconfortati e ci sentiamo continuamente abbandonati dalle istituzioni.

Cosa vorreste, in definitiva?

La garanzia di poter finalmente sostenere il tanto agognato esame, nonostante la situazione sanitaria. Cambiandolo, magari. Riformandolo una volta per tutte. Chiediamo di essere ascoltati e di pensare anche a noi: e di non mettere davanti al nostro futuro questioni economiche e di Casta. Vogliamo poter finalmente avere la possibilità di fare il lavoro dei nostri sogni per cui abbiamo duramente studiato e lavorato e di poter contribuire anche a noi al mondo della Giustizia a cui abbiamo dedicato la nostra vita sin dal primo anno dell’Università. Sono tanti i modi per poterci fare l’Esame, seguendo l’esempio delle altre libere professioni: perché non viene fatto?

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