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In università mi sono sentito al sicuro: l'esperienza di Simone al campus di UniBg - BergamoNews
Aaa cercasi fuorisede

In università mi sono sentito al sicuro: l’esperienza di Simone al campus di UniBg

Da Milano a Bergamo per la laurea magistrale: un’avventura che, causa emergenza sanitaria, si è dovuta spostare dalle aule di Dalmine alle aule virtuali di Teams

Oggi vi presento Simone, 24 anni, un ragazzo che vive a Milano e che attualmente frequenta la magistrale in Ingegneria Gestionale all’Università di Bergamo.

Per un mesetto Simone ha voluto frequentare i corsi in presenza e ci racconta la sua esperienza: “Ho trovato l’università veramente molto ben organizzata. All’ingresso del campus di Dalmine un membro dello staff controllava se tutti avessimo la mascherina e se mantenessimo il corretto distanziamento; passato poi il termoscanner c’era una postazione dedicata alla scannerizzazione del QR Code della lezione che era stata prenotata già via app dell’università. C’erano dispenser di igienizzati ovunque, in ogni piano e anche nei bagni, inoltre sempre i membri dello staff vigilavano affinché tutti rispettassero le regole.”

Le aule?

In aula per ogni fila c’erano due posti disponibili, a Dalmine ad esempio abbiamo aule da 100/150 posti, ma vista la situazione potevano prenotarsi per seguire la lezione in presenza massimo 26 persone. Gli altri dovevano seguire la lezione da casa. Il professore, quindi, proiettava per noi in presenza e in contemporanea anche su Teams.

Fino al 21 ottobre io ho frequentato e dal punto di vista della presenza i posti disponibili erano sempre pieni, ho percepito la voglia anche dei miei compagni di corso di voler tornare un po’ alla normalità.

Ma quindi tifi per le lezioni in presenza o a distanza?

Sinceramente? Il mio livello di attenzione è molto più alto in presenza, si ha più contatto umano. Ho notato anche difficoltà dall’altra parte della cattedra. Il professore in queste prime settimane a distanza fa molta più fatica non avendo un pubblico, sembra una banalità ma la passione del professore è insegnare a qualcuno che ha davanti e secondo me va riconosciuto anche il loro sforzo in questo momento.

Come è stato, seppur per breve tempo, tornare tra quelle aule?

In realtà dopo la prima settimana indossare la mascherina e rispettare le varie regole era la normalità. Oltre al computer e i quaderni si sono aggiunte la mascherina e l’Amuchina ed ormai le corse per prendere i posti in aula sono un vago ricordo!

Quindi ti sentivi in un ambiente sicuro?

Io mi sentivo sicuro in università; spesso facevamo lezione alla mattina e poi anche al pomeriggio, nella pausa pranzo veniva sanificata l’aula, dovevamo uscire dall’edificio e potevamo andare in mensa e anche lì ho trovato un ambiente molto ben organizzato. Dove non mi sentivo sicuro era sui mezzi. Prendendo metropolitana, treno e bus, se capitavi nelle ore di punta la ressa c’era, ma con le giuste precauzioni questo non mi ha impedito comunque di recarmi in università finché la situazione fosse sotto controllo.

Ma perché hai scelto proprio Bergamo?

Io ho fatto la triennale a Milano al Politecnico sempre nello stesso corso, Ingegneria Gestionale, e prima di laurearmi ho iniziato a guardarmi un po’ attorno perché volevo proseguire gli studi sempre in questo ramo. L’idea era quella di non trasferirmi però, e attraverso alcune conoscenze mi sono documentato su Bergamo e ora sto progettando la tesi!

Facciamo un tuffo nel passato, qualche ricordo legato a Bergamo? Similitudini con la tua Milano?

Città Alta fin da subito mi ha colpito, è inevitabile no? Milano e Bergamo sono due città molto simili. C’è molta gente anche di diverse nazionalità che si muove e anima il tutto. Ho trovato Bergamo una città con molte opportunità, abbiamo il placement dell’università che è molto performante, è ben collegato al mondo del lavoro e nel mio piccolo ho notato in positivo, per quanto riguarda il mio corso, molta meno competizione fra studente e studente.

Come vedi il tuo futuro? Siamo consapevoli che è tutto così incerto, che è difficile vedere la luce ma è anche giusto continuare a tenere ben in mente, forte e chiaro, il nostro obbiettivo giusto?

Esatto, il futuro è incerto, si sa, ma credo che ognuno debba continuare sulla sua strada per quanto riguarda i propri obbiettivi. Non dobbiamo farci troppo condizionare, non è una situazione che colpisce un solo aspetto della nostra società, colpisce tutti i gradi e le classi, è un qualcosa da cui tutti dovranno venire fuori. È vero, ci saranno indubbiamente meno opportunità lavorative sul breve periodo, ma sul lungo termine i miei obbiettivi sono sempre gli stessi. So che cosa voglio fare dopo l’università, che tipo di lavoro ricercare e tengo ben in considerazione il fatto che non troverò la porta spalancata ma non per questo bisogna smettere di essere positivi.

Io vorrei trovare un lavoro in una azienda manifatturiera ed essere assunto come addetto di produzione, un programmatore per vedere l’ambito produttivo, fare un po’ di gavetta per provare poi la strada della consulenza ma questo è uno step successivo, perché prima di consigliare agli altri come fare certi lavori voglio avere una certa esperienza.

Che cosa ti ha spinto a scegliere proprio questo corso? Hai sempre avuto le idee ben chiare?

Oltre alla tecnica ci sono anche le persone, il contesto accademico ti dà delle influenze teoriche ma nella realtà ci sono anche le persone con le varie relazioni annesse, ed io ho scelto questo percorso perché mi piacevano i numeri, però mi piaceva anche applicarli, e avere una visione dell’insieme delle cose, l’ibrido perfetto è stata ingegneria gestionale per me. Ho sempre avuto le idee chiare, il test per entrare al Politecnico l’ho fatto in quarta superiore e mi ricordo che si poteva mettere solo due preferenze. Al primo posto avevo messo ingegneria gestionale; quindi si, avevo già ben in mente il mio percorso.

Concludiamo questa chiacchierata condividendo una citazione presa dall’ultima lettera dal Rettore dove ancora una volta ci invita a non mollare, a proseguire con quello che stiamo facendo anche a distanza, senza lasciarsi abbattere. Lo ha fatto attraverso l’opera “Passato e presente” (1843) di Thomas Carlyle che afferma: “Tutto ciò che connota l’essere umano, ogni cosa che racconta la sua moralità e intelligenza; ogni cosa che rivela la “pazienza, perseveranza, fedeltà, metodo, intuizione, ingegno ed energia” che lo contraddistinguono sono contenute nel lavoro, nell’opera, che fa.”

Ringrazio Simone di cuore per la chiacchierata.

Ti auguro di continuare a seguire il tuo ben pianificato progetto di vita. Sono sicura che la luce in fondo al tunnel ci sarà e che è da qualche parte là fuori che ci aspetta. Per ora restiamo a casa e continuiamo a coltivare i nostri sogni anche a distanza.

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