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L'annuncio del vaccino mentre si riempiono le terapie intensive. Positivi: Bergamo sotto la media - BergamoNews
Report settimanale

L’annuncio del vaccino mentre si riempiono le terapie intensive. Positivi: Bergamo sotto la media

Nel rapporto fra popolazione e contagi la provincia orobica che all’inizio aveva la percentuale più alta d’Italia, ora è scesa fra le ultime.

Apriamo il nostro consueto appuntamento settimanale commentando la notizia del giorno: un vaccino anticovid è (quasi) pronto. Buono, ma non sorprendente annuncio: da tempo sappiamo che un vaccino sarebbe stato disponibile dalla primavera prossima; ciò che più conta, è che dietro questo entusiasmo, che ha fatto felici soprattutto gli azionisti della Pfizer e gli speculatori di Borsa, ci sta la vera novità: la presunta estrema efficacia (studi in merito non sono ancora stati pubblicati), risulterebbe essere del 90%; vorrebbe dire una capacità di protezione paragonabile a quella delle attuali vaccinazioni anti morbillo.

Comunque vada, prima di poter raggiungere una copertura sufficientemente valida ai fini del contenimento della pandemia, occorrerà attendere almeno fino all’inizio dell’estate 2021. Continuiamo quindi a essere vigili e scrupolosi nell’attenerci alle regole.

I dati relativi al periodo dal 3 al 9 novembre analizzano un quadro epidemiologico precedente all’adozione delle misure restrittive introdotte sia dal Dpcm del 24 ottobre, sia di quello del 3 novembre. Infatti, per i tempi che intercorrono tra l’esposizione al virus e lo sviluppo di sintomi e tra questi e la diagnosi e successiva notifica, molto casi notificati in questa settimana hanno contratto l’infezione a metà ottobre.

L’epidemia è quindi ancora in rapido peggioramento e si evidenzia come in alcune Regioni italiane la velocità di trasmissione è già compatibile con uno scenario 4, con rischio di tenuta dei servizi sanitari nel breve periodo (Zone Rosse e Arancioni). A questo proposito, a distanza di nemmeno una settimana dall’ultimo Dpcm, dal giorno 11 novembre le regioni arancioni diventano sette: a Puglia e Sicilia si aggiungono Abruzzo, Basilicata, Liguria, Toscana e Umbria. La situazione è comunque complessivamente critica su tutto il territorio nazionale; ecco perché per classificare tempestivamente il livello di rischio in modo da poter valutare la necessità di modulazioni nelle attività di risposta all’epidemia, sono stati disegnati alcuni indicatori con valori di soglia e di allerta che dovranno essere monitorati, attraverso sistemi di sorveglianza coordinati a livello nazionale, al fine di ottenere dati aggregati nazionali, regionali e locali. Complessivamente sono 21 gli indicatori, suddivisi in tre gradi categorie: indicatori di processo sulla capacità di monitoraggio, indicatori di processo sulla capacità di accertamento diagnostico, indagine e gestione dei contatti e infine indicatori di risultato relativi a stabilità di trasmissione e alla tenuta dei servizi sanitari.

L’indicatore Rt

Uno degli indici più osservati è sempre l’Rt, poiché quando risulta essere inferiore a 1.0 il numero dei contagi diminuisce, mentre con Rt superiore a 1.0 aumenta. Vediamo un esempio pratico: nella settimana 21-27 ottobre in nuovi casi a livello nazionale sono stati 130.344, in quella 28 ottobre – 3 novembre 195.068 (+49,65%). Se riuscissimo a stabilizzarci sui valori attuali, portando per magia l’Rt a quota 1.0 a partire da oggi, manterremmo la dinamica in corso (28 ottobre – 3 novembre) con una media giornaliera di 27.866 casi, 1.018 ricoveri e 116 terapie intensive. Una stabilità insostenibile, che saturerebbe in poche settimane il sistema sanitario: e se il valore di Rt fosse, anche di poco, superiore a 1.0 dovremmo rivedere i numeri al rialzo. Per questo motivo la strategia di mitigazione prevede, in condizioni ottimali, due fasi: nella prima occorre riportare il valore di Rt sotto 1.0, costringendo il contagio a rallentare. La seconda, che scatterà quando sarà possibile rimettere il virus sotto controllo, prevede la stabilizzazione di Rt su valori inferiori o pari a 1.0. Nel periodo osservato, l’indice Rt riscontra valori superiori a 1,5 nella maggior parte delle Regioni/Province Autonome italiane, con valori superiori a 2 in diverse Regioni/PA.

La saturazione del sistema sanitario

Abbiamo sottolineato più volte come il vero, enorme pericolo che stiamo correndo, sia la saturazione del sistema sanitario che, continuando con questi ritmi, sarebbe impossibilitato a rispondere alle esigenze di terapia della popolazione. Di fatto, già ora, siamo in una situazione di emergenza nell’emergenza, in quanto è stata sospesa ogni attività chirurgica programmata che preveda il ricorso in terapia intensiva post-operatoria, fatta eccezione per le emergenze-urgenze, come gli interventi per incidenti, ictus e infarti.

Non è però solo una questione di terapie intensive e di posti letto, ma anche e soprattutto, della mancanza di medici e infermieri, la cui formazione richiede anni. Sorvolando, per ora, su questa ultima considerazione, verifichiamo la situazione in Italia utilizzando i dati pubblicati da Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali): un organo scientifico del SSN sottoposto alla vigilanza del ministero della Salute. Quindi, dati ufficiali. Con l’ultimo aggiornamento, risultava occupato il 32% dei posti totali di terapia intensiva (soglia di allerta 30%).

Vediamo il dettaglio delle singole Regioni, in ordine crescente: Calabria 13% (dato messo in dubbio dopo le vicende degli ultimi giorni che hanno portato alla sostituzione del Commissario alla Sanità regionale); Veneto 19%; Molise, Basilicata, Lazio, Abruzzo, Friuli, Puglia , Sicilia fra il 25 e il 26%; Campania 29%; Sardegna 32%; Emilia Romagna 34%; Liguria 39%; P.A. Trento 40%; Marche 41%; Toscana 44%; Valle d’Aosta 47%; Piemonte 53%; Lombardia 53%; Umbria 60%; P.A. Bolzano 61%.

Per i posti letto in area medica (malattie infettive, medicina generale, pneumologia) la saturazione a livello nazionale è del 47% (soglia di allerta 40%). Le singole Regioni in ordine crescente: Molise 13%; Friuli 22%; Veneto 22%; Basilicata 24%; Calabria 28%; Sardegna 28%; Sicilia 29%; Puglia 31%; Toscana 35%; Abruzzo 37%; Campania 40%; Lazio 46%; Emilia 47%; P.A. Trento 47%; Marche 49%; Umbria 60%; Liguria 69%; Lombardia 70%; Valle d’Aosta 89%; Piemonte 93%; P.A. Bolzano 99%. Esiste quindi un’alta probabilità che si superino le soglie critiche di terapia intensiva e/o aree mediche prima di fine mese in quasi tutte le Regioni.

Quasi un milione di positivi

Il numero totale dei positivi ha raggiunto i 960.373, quindi fra oggi e domani supereremo il milione di casi. Gli attualmente positivi sono 573.334 (228.806 questa settimana), mentre i guariti 345.289. Complessivamente, il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è salito dalla settimana scorsa da 2022 a 2849 (+29,3%), mentre il numero di persone ricoverate è passato da 118.602 a 169.676 Inoltre, si segnalano ben 168.199 persone in più in isolamento domiciliare. Continuano ad aumentare anche i decessi, 2691.

Lombardia

Osserviamo ora i dati relativi alla Lombardia, dove attualmente abbiamo 131.459 positivi su un totale da inizio pandemia di 265.531, mentre i dimessi/guariti sono in totale 115.630 e 18.442 i decessi. Dei positivi di cui detto, 670 sono in Terapia Intensiva (vs.435), 6.225 ricoverati con sintomi e 124.375 in isolamento domiciliare. La Lombardia ha il maggior tasso di letalità, ora al 7% (che comprende però anche i dati di inizio pandemia che alzano quindi la media), mentre il dato nazionale è al 4,4%.Il rapporto positivi/tamponi è al 22%.

Bergamo sotto la media

In questo quadro piuttosto preoccupante, rileviamo che la provincia di Bergamo si trova ancora, nonostante anche qui tutti gli indici siano in rialzo, sotto la media. Interessante, a questo proposito, guardare al rapporto fra popolazione e contagi; ebbene, la nostra provincia che all’inizio aveva la percentuale più alta d’Italia, ora è scesa fra le ultime. Limitandoci al confronto con le altre province lombarde, siamo al penultimo posto con l’1,83%, peggio solo della provincia di Mantova con l’1,80%. Monza e Brianza con l’escalation di queste ultime settimane è balzata al primo posto con il 3,15, precedendo di pochissimo Milano al 3%.

Se limitiamo l’osservazione a queste due ultime settimane, riscontriamo che Bergamo (1.117.000 abitanti) ha avuto 3107 positivi; Brescia, con una popolazione di poco superiore quasi il doppio: 5.995; Como 7.574 con quasi la metà di abitanti, Monza e Varese con circa 900.000, circa cinque e quattro volte di più rispettivamente 14.374 – 12.694.

L’Europa

In Europa i contagiati totali sono circa 13 milioni, di cui 8 milioni positivi attuali. I morti sono più di 300.000. Nello specifico questa la situazione riguardo alle nazioni più numericamente coinvolte: Francia assomma 1.835.000 casi e 40.500 morti, la Russia 1,800.000/ 30.500, la Spagna 1.350.000/ 39.000, il Regno Unito 1.220.000/49.000, Italia 960.373/41750, la Germania 690.000/11.500, la Polonia 550.000/8.000, il Belgio 510.000/13.500. Il dato che misura più correttamente lo sviluppo della pandemia in ogni singolo stato è però il rapporto Contagi/Popolazione. Osserviamo quindi che è il Belgio lo Stato che ha una maggiore incidenza con il 4,26%, seguito dalla Repubblica Ceca con il 3,84%; la Spagna ha il 2,85, la Francia il 2,62, l’Olanda il 2,40 il Regno Unito l’1,73, l’Italia l’1,55.

Occorre purtroppo segnalare come nei Paesi in cui sono state adottate misure restrittive alcune settimane prima dell’Italia, la situazione non vede ancora un appiattimento della curva.

Nel mondo

Nel mondo superata la soglia di 50 milioni di casi positivi di coronavirus dall’inizio della pandemia. Attualmente i casi positivi sono 13 milioni 316mila. I casi chiusi sono 36 milioni 700mila vale a dire 35 milioni 433mila guariti e dimessi e 1 milione 267mila morti.
Nella drammatica classifica per Paesi, sono gli Stati Uniti al primo posto con 10 milioni 105mila casi e con 242.620 morti dall’inizio dell’emergenza. Quindi l’India con 8 milioni 500mila casi, e 126.079 morti e il Brasile con 5 milioni 664mila casi, e 162.053 morti. L’Italia è collocata all’undicesimo posto.

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