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Centro Salesiano DON BOSCO

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“Il liceo classico dei Salesiani non è solo una scuola: in questi anni sono cresciuto e maturato”

Lorenzo, neodiplomato al centro Salesiano Don Bosco di Treviglio racconta l'esperienza vissuta grazie al percorso scolastico che ha effettuato

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Nella tradizione educativa dei Salesiani di Treviglio al centro sta il singolo studente con la sua personalità unica e irripetibile, esprimendo liberamente ciò che è e valorizzando le potenzialità che ognuno porta dentro di sé, come racconta Lorenzo, che si è diplomato al Liceo Classico quest’anno.

Per prendere visione dei curricoli e dei vari ambienti, vengono proposti Open Day, che si terranno ON-LINE, nel rispetto delle norme di sicurezza anti Covid-19. Maggiori informazioni sul link https://openday.salesianitreviglio.it/

Pubblichiamo anche un breve video di presentazione del Liceo Classico.

E ora lasciamo la parola a Lorenzo…
Era il 14 settembre 2015 quando, quattordicenne impaurito ma voglioso di imparare, varcai per la prima volta il cancello del Centro Salesiano Don Bosco di Treviglio e divenni ufficialmente studente liceale. Mi sembra ieri, eppure sono passati cinque anni! Di quel primo giorno, però, mi ricordo tantissimo: la disposizione dei banchi, l’orario di lezione (incominciare con due ore del prof. Zana è decisamente un buon inizio!), gli sguardi dei compagni di classe, molti dei quali forse ancora più spaesati di me…

Al di là del titolo di studio ottenuto alla fine del percorso, credo di essere veramente maturato in questo lustro. Nel primo periodo, quando mi recavo in via Zanovello, pensavo di andare a scuola e, invece, pian piano mi sono accorto che stavo, in qualche modo, tornando a casa. Sì, perché oltre alle declinazioni, all’aoristo passivo e al principio di non contraddizione, al liceo ho imparato tanto altro, che non si può ridurre ad un giudizio o quantificare in un voto. Ho capito, tra le altre cose, come relazionarmi con persone profondamente diverse da me, mi sono appassionato a qualcosa che prima mi era del tutto estraneo (ad esempio, prima, salendo sul palco, avevo paura, mentre ora non vedo l’ora di mettere in scena un nuovo spettacolo!), ho trovato un luogo desideroso di accogliere gli studenti h24: conferenze, iniziative culturali e spirituali nel fine-settimana, giornate e settimane comunitarie sono occasioni che mi paiono ormai all’ordine del giorno, ma credo che numerosi studenti di tante altre scuole sognino queste possibilità e non le abbiano.

Non che tutto sia stato rose e fiori, assolutamente. Proprio nelle difficoltà, però, ho scoperto che non avrei dovuto affrontarle da solo, ma che insieme a me c’erano amici e docenti. Nei momenti più complicati mi sono accorto dell’abissale differenza che intercorre tra un professore ed un insegnante: il primo infarcisce di informazioni, il secondo lascia un segno nel cuore; un professore potrà, forse, un giorno, essere sostituito da robot o da Wikipedia, mentre un insegnante è una persona in carne ed ossa che magari, anni prima, s’è trovata esattamente nella tua situazione e ti può, perciò, dare consigli saggi ed assennati. Posso dirmi fortunato: durante il liceo ho avuto dei bravissimi insegnanti! M’è stato, poi, di gran conforto sapere che Seneca, quasi due millenni or sono, scriveva che la virtù marcisce senza avversario (“marcet sine adversario virtus”) e che già gli antichi erano consapevoli del fatto che solo attraverso le asperità si può arrivare alle stelle (“per aspera ad astra”). Non so se, come Dante, sono uscito a “rivederer le stelle”, ma son sicuro che, accompagnato da ottimi compagni di viaggio e da maestri d’eccezione, sono cresciuto non poco.

Parafrasando il mio cantautore preferito, Francesco Guccini, posso dire che “cinque anni dopo ho sempre quella faccia”; a differenza sua, però, non posso assolutamente affermare di essere ancora “al punto di partenza”. Ritengo, infatti, di aver già percorso un bel tratto di strada e, grazie agli strumenti fornitimi dal liceo salesiano, credo di poterne percorrere altrettanta e, perché no?, magari anche di più.

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