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È giusto fare uno stage gratis? L’abbiamo chiesto a voi, ecco le risposte - BergamoNews
Mini sondaggio

È giusto fare uno stage gratis? L’abbiamo chiesto a voi, ecco le risposte

L’8 ottobre scorso, il Parlamento Europeo ha invitato i Paesi Membri a tutelare e incentivare i giovani che si affacciano al mondo del lavoro affermando che gli stage non retribuiti costituiscono: “una forma di sfruttamento dei giovani e una violazione dei loro diritti.”

Martedì 10 novembre, giornata mondiale dello stagista, e udite udite qualcosa da festeggiare quest’anno c’è!

Ma prima volete sapere come è nata questa giornata?

La prima International Interns Day è stata indetta nel 2015, ideata dall’associazione InternsGoPro e dallo European Youth Forum e promossa da alcune realtà, tra cui la Repubblica degli Stagisti in Italia. È una giornata in cui si realizzano eventi nelle diverse città sparse nel mondo con lo scopo di portare all’attenzione pubblica l’ingiustizia relativa agli stage gratuiti. Quest’anno vi si potrà partecipare tramite i social media attraverso l’hashtag comune #internsday.

Che cosa festeggiamo quest’anno in particolare?

L’8 ottobre finalmente anche il Parlamento Europeo condanna l’abuso dei contratti non pagati e invita i Paesi membri dell’Unione a tutelare e incentivare i giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Gli stage non retribuiti costituiscono “una forma di sfruttamento dei giovani e una violazione dei loro diritti.”

Attraverso lo stage desideriamo semplicemente acquisire nuove competenze, fare un nostro percorso formativo personale dove poter imparare nuove cose, ancor meglio se coerenti con ciò che abbiamo studiato -e sudato- alle superiori o all’università.

Ma c’è anche altro; lo stage per la maggior parte di noi giovani è la primissima esperienza nel mondo del lavoro, in quel mondo dei grandi che tanto aspettavamo.

Un mondo dei grandi che percepisce uno stipendio e allora perché noi giovani non possiamo ricevere il medesimo trattamento? Perché non avere il giusto riconoscimento a fronte del lavoro svolto? Perché un compenso minimo garantito è così irraggiungibile? Vogliamo sentirci ed essere indipendenti, perché vogliamo aiutare anche i nostri genitori che in tutti questi anni ci hanno mantenuti cercando di non farci mancare mai nulla.

Nello sconforto di un mondo del lavoro che da quando siamo nati è in sofferenza, ci aggiungiamo la situazione attuale aggravata ulteriormente dalla pandemia. E così, ad oggi, il mondo del lavoro e il mondo dei giovani appaiono sempre più come due universi distanti.

Siamo cresciuti con la falsa speranza che una volta finiti gli studi ci avrebbero aperto le porte del mondo del lavoro, ci avrebbero accolti nel motore del paese, pronti a farne parte, a dare il nostro contributo, a sentirci parte di un sistema, ed invece riceviamo porte in faccia, offerte di stage non retribuiti, e attenzione, una volta che decidiamo di accettare l’offerta, automaticamente la posizione diventa fissa e i tirocinanti si succedono in essa senza mai venire stabilizzati o inseriti. E’ questo il problema vero.

Quante volte abbiamo detto o sentito dire: “Non mi pagano, ma almeno faccio esperienza”? Noi ragazzi di BGY abbiamo lanciato, tramite la nostra pagina Instagram, un sondaggio a riguardo che ha visto circa 100 partecipanti.

Alla domanda: “Ti sei ritrovata/o senza lavoro e accettato proposte indecenti in nome di un’esperienza lavorativa non retribuita ma formativa?” Il 60% ha risposto no, il 40% sì.

Il primo grande passo verso il mondo del lavoro per la maggior parte dei nostri lettori è stato retribuito con una cifra simbolica, meglio definita “misera”, mentre per molti altri non è stato conferito nemmeno un rimborso spese.

Pensando anche al futuro abbiamo chiesto: “I mesi impegnati in uno stage devono essere valutati ai fini contributivi come anzianità di servizio?” Per la maggior parte sì: “Perché spesso ci si trova a fare tanti tirocini pur di avere due spicci perché non si trova un “lavoro vero”

Dunque, non lo pensiamo solo noi, ma anche per l’Europa stagisti, tirocinanti, praticanti sono vittime di un vero e proprio sfruttamento!

Ribadiamo che non si tratta di un atto vincolante ma è sicuramente un passo importante verso un cambiamento che è da tempo necessario.

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