Le elezioni USA, la Trump generation e l’importanza di saper perdere

Contrariamente a quanto fatto dai predecessori in caso di sconfitta in campagna elettorale, il presidente uscente Donald Trump non solo non si è congratulato con il rivale Joe Biden, ma ha anche fatto sapere che non accetterà in nessun modo la sua vittoria creando così un precedente scomodo

A meno che non abbiate passato l’ultima settimana in una grotta su Marte con le dita nelle orecchie vi sarete senz’altro accorti che il presidente negli Stati Uniti è cambiato.

Il democratico Joe Biden infatti, dopo aver ricoperto per 8 anni il prestigioso incarico di vicepresidente nell’amministrazione Obama, è riuscito a conquistare il favore di più di 75 milioni di americani divenendo il candidato più votato della storia ed il 46º presidente eletto degli USA.

L’uomo da battere era ovviamente il repubblicano Donald J. Trump ovvero colui che, nel bene o nel male a seconda dei punti di vista, ha stravolto completamente la politica del XXI secolo. Oltre ad una capigliatura del tutto invidiabile per un uomo della sua età, il miliardario di New York ha infatti mostrato e perpetrato per anni una serie di gesti, atteggiamenti e discorsi che nulla avevano a che spartire con gli uomini politici venuti prima di lui. Schernire su grandi palchi chiunque lo critichi, compreso un giornalista disabile (imitandolo con parlata discontinua e movimenti rigidi delle braccia) e molte donne con epiteti tipo “grassi maiali”, “cagne” o “disgustosi animali”, ostacolare palesemente le indagini durante il processo di impeachment a suo carico (da cui poi verrà assolto), appoggiare in modo palese movimenti estremisti e dalla dubbia morale come “Qanon” o “Proud Boys” e basare il proprio personaggio su di una maleducazione patologica ed un’imbarazzante aggressività danno l’idea di quanto la scelta del più posato e marinato Biden segni un cambio di rotta assoluto per lo Stato oltreoceano.

Come predetto da molti “The Donald” ha continuato a mantenere questa linea anche durante, ma soprattutto dopo, il conteggio dei voti ed è per questo che da giorni sentiamo e leggiamo, unicamente attraverso i suoi canali ufficiali, notizie riguardo a possibili brogli (già smentiti dall’organo apartitico garante del regolare svolgimento delle elezioni degli Stati Uniti) e a schede magicamente scomparse che avrebbero permesso al presidente di restare in carica per un altro mandato. “HO VINTO QUESTE ELEZIONI, DI MOLTO!”, “FERMATE IL CONTEGGIO” o “HO VINTO CON 71 MILIONI DI VOTI LEGALI”, tutto rigorosamente in capslock, sono solo alcuni delle decine e decine di tweet che da giorni vengono cinguettati in modo polemico dal profilo di Trump che, oltretutto, ha fatto sapere che non solo non si congratulerà con Biden per la sua vittoria, ma che oltretutto non l’accetterà nemmeno, interpellando direttamente la Corte Suprema perché riesamini lo svolgimento di queste elezioni.

Anche se apparentemente di poco conto, tale gesto è forse il peggiore compiuto da Trump fino ad oggi ed il motivo è presto detto: con le dovute differenze la politica è comparabile ad un incontro di pugilato, gli sfidanti si allenano per mesi e mesi con preparatori atletici e mental coach per arrivare pronti al momento della verità, possono incontrarsi prima del match per tentare di innervosire l’altro stuzzicandolo e provocandolo, sul ring danno tutti loro stessi per mandarsi al tappeto ma alla fine, comunque sia andata, si stringe la mano all’avversario e ci si congratula con lui. Perché il verdetto dei giudici, così come quello del popolo in democrazia, è sacro e come tale va rispettato anche se non si è espresso a nostro favore.

Attenzione però, che il parere degli elettori sia sacro lo sancisce la Costituzione, ma che questo vada onorato così come si dovrebbe fare con l’avversario no, è semplicemente una delle tanti componenti della democrazia che non sono scritte da nessuna parte, ma che si fanno e che esistono solo perché qualcuno, fino ad oggi, ha continuato a volerle fare: partendo da George Washington, passando per Al Gore ed arrivando fino a Barack Obama.

Creare una soluzione di continuità in questo senso non solo è dannoso per l’immagine di una nazione già grandemente fiaccata dall’originalità di un presidente come non se n’erano mai visti prima, ma crea oltretutto un precedente scomodo per tutte quelle persone che, a causa della loro giovane età, saranno sempre più convinte che la politica sia solo questo: un gioco sporco in cui si può fare tutto, ma veramente tutto, per vincere.

Milioni di ragazzi, magari ancora non in diritto di votare, si stanno tristemente abituando a politici (di ogni appartenenza) che ricorrono abitualmente alle fake news, allo scherno personale e alla prevaricazione violenta del prossimo, incamerando in modo involontario che questa sia l’assoluta normalità, ma così non è e dobbiamo lottare perché tutti se lo ricordino.

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