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Smart working in Italcementi: con strumenti adatti e approccio positivo - BergamoNews

Smart Working

Giuseppe agate

Smart working in Italcementi: con strumenti adatti e approccio positivo

Il ricorso al lavoro remoto è stato reso possibile dall’adozione di piattaforme informatiche, dal ricorso a strumentazioni tecnologiche e “fisiche” (dai pc portatili agli auricolari per le video call, fino alle sedie ergonomiche da utilizzare presso la propria postazione lavorativa remota)

Il nuovo Dpcm del presidente del Consiglio Giuseppe Conte per contenere l’emergenza sanitaria da Covid19, in vigore da venerdì in tutta Italia, si occupa, ancora una volta, di smart working, il lavoro da casa, organizzato in modalità “agile”, per obiettivi e con maggiore flessibilità d’orario.

Secondo le prescrizioni, le pubbliche amministrazioni dovranno organizzare il lavoro agile nella percentuale più alta possibile mentre per i privati – si legge nel provvedimento – “è fortemente raccomandato l’utilizzo della modalità di lavoro agile”.

Nelle grandi aziende tutti coloro che potevano lavorare da casa si sono già adeguati. Ma nelle piccole e medie imprese c’è ancora chi resiste in presenza. Secondo l’Osservatorio sullo Smart working del Politecnico di Milano, durante il primo lockdown hanno lavorato da casa circa 7 milioni di dipendenti (in totale in Italia i dipendenti sono circa 16 milioni). A settembre si era scesi a 5 milioni e 80 mila. Ora si ricomincia.

Faremo alcune “tappe” nelle aziende del territorio, dalle più grandi alle piccole e medie, per capire qual è la situazione a Bergamo.

Iniziamo con l’Italcementi. Ne parliamo con Giuseppe Agate, direttore risorse umane e sviluppo organizzativo.

Prima dello scoppio della pandemia, si stava già sperimentando lo smart working?

Dal 2018 ci siamo dotati di una specifica regolamentazione dello smart working, nell’ambito del contratto aziendale definito con i sindacati nazionali. Ovviamente, era una forma “light” di lavoro agile, ma ha avuto il merito di aver creato le condizioni – normative e di contesto – che oggi hanno consentito una più immediata e pertinente reazione all’emergenza in corso.

Come è stata strutturata l’organizzazione, in termini di smart working, prima e dopo la fase acuta del Covid?

Durante la fase acuta del Covid, da marzo fino a maggio, l’intera struttura manageriale e amministrativa è stata posta in completo smart working. Nei mesi estivi questa percentuale è stata ridotta fino al 40%, per essere successivamente riportata – fino a oggi – al 70%. Il ricorso al lavoro remoto è stato reso possibile dall’adozione di piattaforme informatiche come Microsoft Teams, dal ricorso a strumentazioni tecnologiche e “fisiche” (dai pc portatili per tutti i white collar agli auricolari per le video call, fino alle sedie ergonomiche da utilizzare presso la propria postazione lavorativa remota) e soprattutto da un cambio di approccio manageriale, con i vertici dei diversi coni organizzativi chiamati a impostare l’attività lavorativa delle proprie strutture sempre più sulla base di obbiettivi più che della semplice presenza in ufficio, con un quotidiano briefing mattutino con i principali collaboratori.

Nel futuro cosa pensa che cambierà nell’organizzazione del lavoro?

Nel futuro sarà importante trovare un giusto mix tra lavoro remoto e presenza fisica, essendo quest’ultima importante sia da un punto di vista organizzativo che per la dimensione più “sociale” del condividere con i colleghi una parte importante della propria quotidianità. Un aspetto particolare ma significativo riguarda la qualità e la produttività dei meeting: raramente adesso durano più di un’ora, sono più organizzati e disciplinati. Si entra in call in orario, si discute l’agenda predefinita con poco spazio per le divagazioni e si rispetta il proprio turno di parola, essendo le sovrapposizioni inascoltabili per tutti e quindi generalmente evitate. Esistono poi specifici software di pianificazione delle attività che consentono di dare seguito a quanto deciso e, al manager, di monitorare l’avanzamento dei processi. Nulla di nuovo rispetto a soluzioni già esistenti: ora però che la necessità spinge a utilizzarle, si familiarizza con queste risorse tecnologiche.

Cosa pensano i lavoratori dello smart working? Avete in qualche modo rilevato le loro opinioni o avete in programma di farlo?

Abbiamo rilevato, attraverso un questionario interno, una generale soddisfazione. Le aree di miglioramento individuate riguardano il passaggio da un modello generico di smart working simile per tutti a modalità differenti e personalizzate di lavoro agile studiate su misura per ciascuna mansione. Alcuni tipi di lavoro richiedono più presenza in ufficio e più interazione con i colleghi, altri meno: sulla base di questa e altre considerazioni, si potrà elaborare un modello più calzante sia per l’azienda sia per il singolo dipendente.

Si cercherà, come altre aziende hanno già fatto, un accordo sindacale sull’applicazione dello smart working?

Negli ultimi mesi, per effetto della forzata sperimentazione di forme estreme di smart working, è ripreso il confronto sindacale teso a capitalizzare in prospettiva la “parte buona” di nuove modalità di lavoro agile. L’attuale lockdown pone ancora in primo piano l’emergenza, ma da parte nostra, nel medio periodo, confermo l’apertura a soluzioni più stabili.

Lo smart working incide sulla produttività. Cosa rileva dalla sua posizione?

Dipende molto dalla capacità di organizzare il proprio lavoro e – nel caso dei manager – dalla attenta pianificazione dell’attività dell’ufficio. È fondamentale monitorare il raggiungimento dei target, dando più autonomia e fiducia ai propri collaboratori ma allo stesso tempo trasmettendo loro un messaggio chiaro: il lavoro è lavoro anche se svolto da casa propria e che quindi le scadenze vanno rispettate, garantendo qualità e non solo quantità nei risultati. Occorre prestare attenzione anche ad aspetti pratici: predisporre una postazione adatta, ordinata e pulita, per quanto possibile riservata e silenziosa. Non solo: anche quando si lavora da casa è richiesto un abbigliamento appropriato, soprattutto quando l’attività prevede delle videocall.

Avete in programma iniziative di formazione per massimizzare l’efficacia del lavoro per obiettivi, tipico dello smart working?

Abbiamo avviato in questi mesi un percorso di riflessione con il management, basato su quattro pilastri: leadership (si guida il proprio team attraverso l’esempio); compliance (incoraggiare il proprio team a mantenere sempre comportamenti appropriati, anche quando si è lontani dall’ufficio); coinvolgimento costante del team (è utile organizzare un meeting, magari breve ma quotidiano, con i propri collaboratori), verifica dei processi e dei risultati.

Avete in programma cambiamenti o restyling degli spazi fisici dell’azienda?

La nostra sede è organizzata in open space, che sono già idonei a una modalità di lavoro agile. In prospettiva, vogliamo attivare un sistema di prenotazione delle postazioni, in modo da poter organizzare delle rotazioni nelle presenze fisiche in sede. Durante questa emergenza sanitaria, ciò può essere utile per contingentare le presenze e favorire il distanziamento. In futuro, potrà essere la base per nuove modalità lavorative.

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