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La Storia insegna, nel cataclisma solo uniti si sopravvive: basta difese degli orticelli - BergamoNews
L'intervento

La Storia insegna, nel cataclisma solo uniti si sopravvive: basta difese degli orticelli

A che serve allora essere subdoli fiancheggiatori dei negazionisti, o pavidi filistei nascosti nell’ombra dei loro privilegi. Non capiscono che così fanno il loro stesso male? Non sanno che prima ne usciamo e prima ci si risolleverà anche economicamente?

Vorremmo tutti essere equanimi e saggi.

Vorremmo lo fossero i politici, obbligati a decisioni spesso impopolari.

Vorremmo lo fossero gli scienziati e i veri o presunti esperti, dalle cui parole auspichiamo certezze e non probabilità.

Vorremmo anche noi tutti esserlo e, fra realisti, fatalisti e negazionisti, trovare una verità che ci dia conforto.

Vorremmo anche trovare un rimedio alle nostre paure, ai rischi per la salute fisica ed economica.

Vorremmo magari comportarci con empirico distacco, e vivere quasi come se nulla fosse accaduto.

Vorremmo ritornare alle nostre piccole gioie quotidiane e ai nostri problemi da risolvere, agli affanni e ai piccoli piaceri.

Vorremmo di nuovo la nostra vita “reale” e non affrontare un nemico “alieno”.

Ma, una volta terminati i desiderata, ci rendiamo conto che purtroppo non è possibile realizzarli e ci ritroviamo di nuovo coinvolti in una battaglia che mai avremmo pensato ci avrebbe coinvolto. Il nemico, ancora non del tutto conosciuto ma certamente individuato, ci rammenta che non siamo in guerra, ma sicuramente che stiamo combattendo una lotta.

Le terapie intensive sempre più piene, i malati Covid sempre più numerosi, lo spazio dedicato a tutti gli altri pazienti sempre più esiguo, prefigurano ospedali sempre più in difficoltà. Dobbiamo perciò renderci conto che stiamo scivolando su un piano inclinato, che ci porta sempre più giù: non ne vediamo la fine, ne percepiamo l’abisso.

La Storia ci insegna che, quando ci si trova ad affrontare un cataclisma, un evento straordinario e spesso inconcepibile, si deve seguire un unico criterio: aiutarsi e sopravvivere. A che serve allora essere subdoli fiancheggiatori dei negazionisti, o pavidi filistei nascosti nell’ombra dei loro privilegi. Non capiscono che così fanno il loro stesso male? Non sanno che prima ne usciamo e prima ci si risolleverà anche economicamente? Vorrei invitare costoro a provare a immaginare di essere più aperti di quello che sono oggi: se riuscirete ad avere una visione che vada oltre ai meri problemi quotidiani, forse avrete meno paura delle drammatiche conseguenze economiche.

Non crediate che non capisca: se voi guadagnate significa che noi spendiamo; una semplicissima equazione che dovrebbe convincervi a non almanaccare funeste conseguenze. Molte, e in alcuni casi troppe, difficoltà vi preoccupano. Non ne ho una esperienza diretta, ma mi è sufficiente un minimo di conoscenza empirica per esservi solidale negli affanni. Siamo tutti smarriti, qualunque sia la nostra occupazione, ma solo avendo un unico obiettivo non ci sentiremo ancora più abbandonati e soli.

La prima ondata è stato un pugno in faccia. A fatica abbiamo sopportato e superato la sua violenza. Essere “Fratelli da balcone”, nonostante tutta la retorica connessa, ci ha aiutato.

L’estate è stata poi vissuta come l’annuncio della fine di un incubo. L’aria che abbiamo respirato era indubitabilmente quella di un ritorno alla vita; la privazione della libertà vissuta nei mesi più difficili, si è poi però capovolta in eccessi ora pagati a caro prezzo. Solo qualche Cassandra insisteva nell’ammonirci. Non l’abbiamo ascoltata e a volte perfino derisa. Corrette conseguenze logiche ci hanno portato alla seconda ondata, inattesa da molti tanto quanto la prima.

Ai tempi della prima tempesta, molti furono quelli che affermarono che bisogna ripensare la nostra vita, che bisogna riscoprire il valore del tempo, delle relazioni, dell’essere comunità. Ci fu un breve momento in cui forse riscoprimmo la nostra umanità. Oggi è di nuovo soffocata dall’odio sociale.

All’inizio non potevamo sapere a priori cosa significasse vivere una esperienza drammatica come una pandemia. In seguito, sembrava l’avessimo ben imparato: molti hanno perso almeno un parente o un amico o un conoscente. È stato un mutamento epocale, cui nessuno era preparato a priori, ma ora per quello che abbiamo imparato sin qui, in primis le nostre conoscenze umane e scientifiche sempre più profonde, ci dovrebbero far affermare che ce la possiamo fare.

Ma è assolutamente decisivo essere uniti.

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