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Criteri previsti dal Piano europeo per la crescita e la resilienza - BergamoNews

L'UE e noi

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Criteri previsti dal Piano europeo per la crescita e la resilienza

Predisporre i progetti per ottenere i fondi del Next Generation EU significa rispettare i documenti prodotti dalla Commissione in questi ultimi tempi: sia i documenti del Semestre europeo, sia quelli del Green Deal europeo. Sono studi che affrontano gli obiettivi che deve perseguire l'Europa nel 2030 e nel 2050 e obiettivi specifici che deve perseguire l'Italia per mantenere un'economia omogenea nella zona euro

Dopo le decisioni prese nel Consiglio europeo del 17/21 luglio, si sono riuniti i ministri dell’Economia e delle finanze dell’UE , il 6 ottobre 2020, i quali hanno dato mandato agli ambasciatori degli Stati membri di precisare il dispositivo per il Recovery and Resilience Facility (strumento centrale del Next Generation EU), che costituisce il finanziamento più consistente per la ripresa, ed è stato concepito dalla Commissione europea per rispondere non solo alla crisi provocata dal Covid-19, ma anche per affrontare le sfide poste, in questa quarta rivoluzione industriale, dalle transizioni verde, dall’economia circolare e da quella digitale.

Con una dotazione finanziaria di 672,5 miliardi di euro, il dispositivo sosterrà gli investimenti pubblici e le riforme e contribuirà alla coesione economica, sociale e territoriale all’interno dell’UE. I finanziamenti deliberati hanno lo scopo di aiutare gli Stati membri ad affrontare l’impatto economico e sociale della pandemia, consentendo, nel contempo, che le loro economie siano in grado di guidare le transizioni verde e digitale, e diventino più circolari, sostenibili e resilienti.

Per ricevere il sostegno stabilito, gli Stati membri devono preparare i Piani nazionali per la ripresa e la resilienza, nei quali sono indicati: i programmi di riforme e di investimenti previsti fino al 2026; i target intermedi e finali; e i costi stimati. I piani predisposti dai Governi nazionali devono tenere conto delle raccomandazioni e delle priorità indicate nelle “Raccomandazioni specifiche per paese”, elaborate dalla Commissione, in occasione del “Semestre europeo”, e finalizzate, in una visione coordinata con le politiche di tutti gli Stati membri, a rafforzare il potenziale di crescita, la creazione di posti di lavoro e la resilienza economica e sociale di tutti gli Stati.

Il semestre europeo segue un preciso calendario, in base al quale gli Stati membri ricevono gli «Orientamenti» da parte della Commissione e presentano successivamente i loro “Programmi di riforma, stabilità e di convergenza”, da sottoporre a valutazione da parte della Commissione. Dopo la valutazione di tali programmi, gli Stati membri ricevono “Raccomandazioni specifiche per paese” rivolte alle loro politiche nazionali di bilancio e di riforma. Gli Stati membri devono tener conto di tali raccomandazioni, quando definiscono il bilancio dell’esercizio successivo e quando prendono decisioni relative alle politiche economiche, occupazionali, in materia di istruzione, e nelle politiche sociali. L’intera procedura, che ha lo scopo di orientare in modo omogeneo, le politiche degli Stati membri, con l’obiettivo di dare una governance stabile all’euro, segue un calendario molto preciso.

Nel periodo compreso tra novembre e dicembre la Commissione pubblica:
un’analisi annuale della crescita e una relazione sul meccanismo di allerta, che passa in rassegna gli sviluppi macroeconomici nei singoli Stati membri;
un progetto di raccomandazione sulla politica economica della zona euro, valido per tutti i Paesi membri;
un parere sulle priorità politiche dell’UE per l’anno successivo, e gli Stati membri sono invitati a tenerne conto nell’elaborazione delle loro politiche economiche per l’anno successivo.

Sulla base della relazione sul meccanismo di allerta, la Commissione può decidere di condurre un esame approfondito della situazione nei paesi, nei casi in cui si ritiene che il rischio di possibili squilibri macroeconomici sia elevato. Gli approfondimenti effettuati dalla Commissione, in questi importanti documenti, contribuiscono a individuare l’esistenza di possibili squilibri macroeconomici e, se del caso, la loro esatta natura e portata e contiene un invito gli Stati della zona euro ad attuare politiche specifiche, in quanto membri della zona. Lo scopo è quello di raggiungere una migliore integrazione, fra la dimensione nazionale e le politiche degli altri Stati della zona euro.

Nel mese di marzo la Commissione pubblica una relazione per ciascuno dei Paesi. Le relazioni includono esami approfonditi degli squilibri macroeconomici, soprattutto per gli Stati membri in cui il rischio di tali squilibri è stato ritenuto elevato. Sulla base di questi esami, la Commissione formula progetti di raccomandazioni agli Stati membri, per la correzione degli squilibri individuati. Gli Stati membri sono invitati a tenere conto di tali orientamenti, e dei suggerimenti delle relazioni, nell’elaborazione dei programmi nazionali di stabilità e di convergenza e dei programmi nazionali di riforma. Dal mese di luglio fino a dicembre, periodo chiamato “semestre nazionale”, gli Stati membri tengono conto delle raccomandazioni, al momento di elaborare i bilanci nazionali per l’esercizio successivo, e sono tenuti a presentare i documenti programmatici di bilancio alla Commissione e all’Eurogruppo, entro la metà di ottobre. Gli Stati membri adottano i rispettivi bilanci nazionali alla fine dell’anno. Il semestre europeo è, quindi, un processo di governance che, in primo luogo, aiuta gli Stati membri a coordinare le rispettive politiche economiche, occupazionali e di bilancio. Non solo, ma, in continuo confronto tra gli Stati membri, affronta anche le riforme strutturali in altri settori strategici, come l’istruzione e la formazione, settori che sono in grado di promuovere l’occupazione, la crescita e la competitività e di generare ricadute positive per l’intera economia.

Quindi, nella predisposizione dei Progetti che l’Italia deve presentare, per ottener i finanziamenti previsti dal Recovery Fund, è necessario tener conto delle raccomandazioni formulate in questi anni dalla Commissione, in particolare nel Documento conclusivo del 17/09/2020 “Strategia per la crescita sostenibile” COM (2020) 575, rivolto a tutti gli Stati che intendono investire con i fondi del Next Generation EU. Di questo importante documento verrà fatto un approfondimento in un successivo articolo di Bergamo News.

Gli ambasciatori, chiamati a chiarire gli aspetti del Recovery, secondo le indicazioni espresse dai ministri, hanno il compito di controllare che vengano rispettati alcuni vincoli dai Progetti che verranno presentati, e cioè che, almeno il 37% della dotazione finanziaria venga utilizzata per sostenere la transizione verde, e almeno il 20% deve finanziare la trasformazione digitale. Gli Stati membri devono inoltre garantire che le misure da essi previste rispettino il principio “Non arrecare un danno significativo agli obiettivi ambientali”. Questo criterio rappresenta un elemento fondamentale del regolamento UE 2020/852 (Artt. 3, 9, 17), che stabilisce una tassonomia in materia di investimenti sostenibili.

Il regolamento indica chiaramente come sostenibili gli investimenti che hanno come obiettivo: la mitigazione e/o l’adattamento ai cambiamenti climatici; l’uso sostenibile delle acque e delle risorse marine; facilitano la transizione verso l’economia circolare; contribuiscono alla prevenzione e alla riduzione dell’inquinamento; proteggono e incrementano la biodiversità e gli ecosistemi; riducono la produzione dei rifiuti. Per quanto riguarda le dotazioni finanziarie, la decisione degli ambasciatori rispecchia gli elementi contenuti nelle conclusioni del Consiglio europeo del 17-21 luglio, cioè il programma per la ripresa e la resilienza offrirà agli Stati membri 312,5 miliardi di Euro in sovvenzioni.

Di questi, il 70% deve essere impegnato entro il 2022; il restante 30%, entro la fine del 2023. Il criterio di ripartizione per gli anni 2021-2022 deve tener conto, per ciascuno Stato membro: della popolazione; dell’ammontare del PIL pro capite; del tasso di disoccupazione negli ultimi 5 anni. Nel criterio di ripartizione per il 2023, il criterio della disoccupazione è sostituito, in pari proporzioni, dalla diminuzione percentuale del PIL reale nel 2020 e dalla variazione percentuale aggregata del PIL reale, nel periodo 2020-2021, basandosi, in via preliminare, sulle previsioni di autunno 2020 della Commissione, aggiornate entro il 30 giugno 2022, con i dati statistici più recenti. Saranno inoltre messi a disposizione degli Stati membri, dal 2021, fino alla fine del 2023, 360 miliardi di euro in prestiti come finanziamenti aggiuntivi, per le riforme e gli investimenti.

Gli Stati membri possono sottoporre alla Commissione i loro piani, contenenti i progetti, a partire dal 15 ottobre e dovrebbero. comunque, presentare i piani, in via ufficiale, non oltre il 30 aprile. In base al mandato del Consiglio, sono ammissibili i progetti avviati a partire dal 1º febbraio 2020.

Il Consiglio ha invitato la Commissione a valutare, entro due mesi, i piani per la ripresa e la resilienza degli Stati membri e i relativi aggiornamenti. Dopo la valutazione della Commissione, i piani per la ripresa e la resilienza devono essere approvati, entro quattro settimane dalla proposta della Commissione, dal Consiglio (cioè dai Capi di Stato) mediante una decisione di esecuzione. Il mandato del Consiglio prevede un prefinanziamento del 10% del sostegno totale, nel 2021, su richiesta degli Stati membri. I finanziamenti previsti sono erogati agli Stati membri, a condizione che siano stati conseguiti, in modo soddisfacente, i target intermedi e finali, previsti nei rispettivi progetti per la ripresa e la resilienza.

Conformemente al mandato del Consiglio, prima di adottare una decisione che autorizza l’erogazione del sostegno finanziario, oltre alla regolare consultazione del pertinente comitato di esperti, la Commissione chiederà al Comitato economico e finanziario di esprimere un parere sul conseguimento soddisfacente dei target intermedi e finali.

Per quanto riguarda il “Meccanismo del freno di emergenza”, previsto e voluto dall’Olanda, a nome dei Paesi frugali, è dato potere, a uno o più Stati membri, di bloccare l’erogazione dei finanziamenti, qualora ritengano che vi siano gravi scostamenti dal conseguimento soddisfacente dei pertinenti target, previsti nelle realizzazioni intermedie o finali dei progetti.

*Antonello Pezzini nasce in provincia di Novara nel 1941. Si laurea in filosofia e consegue due master, ha un trascorso da preside di liceo, da consigliere comunale della Dc a Bergamo, da presidenza della locale Associazione Artigiani a membro del CDA dell’Istituto Tagliacarne. Sviluppa uno spirito imprenditoriale nel settore dell’ abbigliamento e ha insegnato economia all’Università degli Studi di Bergamo. La passione per l’energia sostenibile è più recente, ma in breve ne diventa un esperto in campo europeo: oltre alla carica al Cese, è membro del CDA di un’azienda che si occupa di innovazione tecnologica e collabora con società di consulenza energetica.  Dal 1994 è membro del Comitato Economico e Sociale Europeo in rappresentanza di Confindustria.

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