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L’allarme di Marinoni: “Bisogna organizzare i test rapidi altrimenti torniamo nel caos”

Il dottor Guido Marinoni, presidente dell'Ordine dei Medici di Bergamo, lancia l'allarme sulla gestione dell'organizzazione per far fronte all'epidemia da Coronavirus

“I laboratori che processano i tamponi sono al limite: bisogna organizzare i test rapidi altrimenti rischiamo di far saltare il tracciamento e tornare nel caos”. Così il dottor Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei Medici di Bergamo, lancia l’allarme sulla gestione dell’organizzazione per far fronte all’epidemia da Coronavirus.

Illustra, quindi, una proposta per affrontare le necessità in questa fase dell’emergenza: lo abbiamo intervistato per saperne di più.

Perchè i test rapidi sono importanti?

Sono l’unica cosa che ci consente di continuare a contenere l’epidemia con il tracciamento: sono arrivati in un certo quantitativo, ma il problema è organizzare come farli. Se venissero forniti ai medici di medicina generale e questi dovrebbero utilizzarli quando hanno dubbi, nell’arco di una settimana effettuerebbero solamente alcuni test e non servirebbe a molto perchè bisogna svolgerli in quantità notevoli e gli studi dei medici non sono adatti. L’Ordine dei Medici si è espresso perchè ci sia una partecipazione dei medici di medicina generale alla campagna dei test rapidi ma l’Ats deve definire degli spazi, che in parte possono essere quelli utilizzati per la somministrazione dell’antinfluenzale, magari migliorati, considerando che forse ne servono di più perchè sono meno gli studi medici adatti per svolgere queste pratiche in proprio. Ma c’è un altro aspetto da considerare.

Quale?

In questi spazi non è sufficiente la presenza di un medico: oltre a lui, che si occupa della certificazione, servirebbero un paio di infermieri per effettuare il tampone e un amministrativo che effettui la registrazione e regoli l’afflusso delle persone prevedendo ingresso e uscita differenziati.

I medici coinvolti in questa operazione sarebbero quelli di medicina generale?

Si. L’incarico potrebbe essere affidato anche ad altri medici ma non ce ne sono. Si potrebbe chiedere ai medici di medicina generale di dedicare a questa attività una mattina o un pomeriggio: facendo i turni si riuscirebbe ad avere una buona copertura. La disponibilità ci sarebbe: si potrebbero organizzare turni di tre o quattro ore tra medici, considerando che ci troviamo in una condizione di emergenza e questo va assolutamente compreso: tutti stiamo facendo il massimo e oltre.

Questi spazi per i tamponi andrebbero allestiti nei vari paesi?

Per lavorare bene bisognerebbe allestirli facendo riferimento ad aree abbastanza piccole. Averli in tutti i paesi è impossibile, andrebbero considerate zone di 30-50mila abitanti, che corrispondono agli ambiti di scelta dei medici di medicina generale. Basterebbe individuare luoghi abbastanza capienti o, in alternativa, avvalersi di tendoni.

Verrebbero eseguiti test rapidi, quindi?

I tamponi sono quelli che conosciamo, ma invece di inviarli al laboratorio per la determinazione dell’Rna virale – che non si riesce più a realizzare perchè i centri di analisi sono al limite e i tempi di attesa dell’esito si allungano – vengono sviluppati sul posto nell’arco di un quarto d’ora. I test rapidi sono meno affidabili di quelli molecolari, ma in una situazione d’emergenza sono una buona soluzione. In caso di dubbi, comunque, si può chiedere la conferma con il tampone classico.

L’organizzazione di cui sta palando dovrebbe partire subito?

Bisognerebbe attuarla rapidamente: l’idea si sta facendo largo ma non è così immediato… come si dice, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Qualche studio medico si è già organizzato ma questo modello sarebbe utile su tutto il territorio e permetterebbe di gestire meglio la situazione, che per i medici di medicina generale, che sono alle prese di tutto questo oltre alla campagna antinfluenzale, le normali telefonate, la gestione dei pazienti e le richieste dei malati cronici che non riescono ad andare in ospedale ecc.

Da che parte comincerebbe?

Un’organizzazione come questa può essere predisposta solo dall’Ats ma non è impossibile, basta un po’ di buona volontà. Se si considera che sono stati assunti 8 infermieri di comunità ogni 50mila abitanti – quindi non sono pochi – anzichè formarli per intercettare i bisogni si potrebbero coinvolgere in questo progetto. Un buon lavoro di rete fra i medici di medicina generale, poi, sul territorio già c’è.

Per concludere, come sta andando la campagna antinlfuenzale?

I vaccini arrivano con il contagocce. A Zingonia li hanno perchè li hanno comprati quando li vendevano. Quando arriveranno verranno eseguiti: sembra che sia il medico a non voleri fare ma non è così, è la regione a essere in ritardo con le forniture. Se si evitasse di esporre i cartelloni pubblicitari che invitano le persone ad “andare a vaccinarsi, che per te è gratis” sarebbe meglio… Il problema è che i vaccini non ci sono fisicamente, è uno scaricabarile inaccettabile: il medico di famiglia è il ricettacolo di tutte le cose che non riescono a fare gli altri.

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