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Misiani: "Da Fontana dichiarazioni irresponsabili, visti i dati è suo lo schiaffo ai lombardi" - BergamoNews
La risposta

Misiani: “Da Fontana dichiarazioni irresponsabili, visti i dati è suo lo schiaffo ai lombardi”

Il viceministro all'economia risponde al presidente della regione che "mercoledì ha registrato oltre un quarto del totale nazionale dei nuovi contagi e dei decessi e quasi metà dei posti aggiuntivi in terapia intensiva occupati da pazienti Covid-19"

Antonio Misiani, il viceministro dell’economia, stigmatizza le parole del presidente della Lombardia Attilio Fontana che è andato all’attacco del Governo Conte sulla zona rossa per la nostra regione: “Il presidente della Lombardia, la mia regione (che mercoledì ha registrato oltre un quarto del totale nazionale dei nuovi contagi e dei decessi e quasi metà dei posti aggiuntivi in terapia intensiva occupati da pazienti Covid-19) – commenta Misiani – ha dichiarato che ‘comunicare ai lombardi che la nostra regione è relegata in fascia rossa senza una motivazione valida e credibile non solo è grave, ma è inaccettabile… uno schiaffo in faccia alla Lombardia e a tutti i lombardi’. Dopo il dramma sofferto dalla Lombardia in questi mesi e la evidente incapacità della Regione di riportare sotto controllo la situazione sanitaria, sono queste dichiarazioni irresponsabili l’unico, vero schiaffo in faccia ai lombardi”.

In Lombardia, prosegue il senatore Dem di Bergamo oggi il rapporto nuovi positivi/contagi è il 17,7%. Un mese fa era il 2,1%. I posti in terapia intensiva occupati da pazienti Covid sono aumentati di 32 unità (quasi metà dell’aumento totale nazionale), raggiungendo il 47% della capienza delle terapie intensive (la soglia di allerta è il 30%). Di fronte ad una situazione nuovamente così grave, intervenire era doveroso”.

E spiega: “In Lombardia in un mese (4 ottobre-4 novembre) i pazienti Covid ricoverati negli ospedali sono aumentati da 335 a 5.525. Tra questi, quelli ricoverati in terapia intensiva sono passati da 39 a 507, occupando oltre il 47 per cento dei 1.075 posti disponibili. Ben al di là della soglia critica, fissata al 30 per cento. Il sistema sanitario lombardo è in evidente difficoltà e dalla regione – la stessa regione che considera le misure restrittive varate dal governo “uno schiaffo ai lombardi” – è arrivata l’indicazione di ridurre drasticamente l’attività ordinaria degli ospedali, anche nelle province la cui condizione è meno critica, sospendendo gli interventi già programmati per lasciare spazio ai pazienti Covid”.

Poi sottolinea quello che in una intervista sul Corriere della Sera Vittorio Demicheli “membro della cabina di regia nazionale che monitora il rischio Covid su indicazione della regione Lombardia sostiene che la chiusura della Lombardia è tardiva e andava fatta due settimane fa”.

La frustrazione, le proteste e la rabbia dei cittadini e degli imprenditori, costretti a fare i conti con decisioni che limitano la libertà di tutti e costringono molti tra loro a sospendere la propria attività lavorativa, sono assolutamente comprensibili, ammette Misiani: “Vanno ascoltate e hanno diritto a risposte concrete sia sul piano sanitario che su quello economico e sociale”.

Ma “non abbiamo la bacchetta magica e a nessuno fa piacere chiedere sacrifici. Ci siamo assunti la responsabilità di scelte difficili e impopolari, abbiamo il dovere di aiutare le famiglie e i lavoratori interessati dalle nuove restrizioni. Per questo, stiamo lavorando in queste ore ad un nuovo decreto legge con misure di sostegno il più possibile rapide”.

Ciò che è assai meno comprensibile, in questo momento drammatico, “è il gioco allo scaricabarile della regione e del suo presidente. Lo stesso presidente che da giorni – come già era avvenuto a marzo – chiedeva a gran voce l’intervento diretto del governo e poi ha scatenato una polemica insensata e irresponsabile contro le decisioni assunte dal governo”.

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