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Covid 27 ottobre-2 novembre: indicatori tutti peggiorati, crollati i sistemi di tracciamento

I decessi sono quasi raddoppiati, passando da 863 a 1.580 (+83,1%). I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono passati da 1.411 a 2.022 (+62,2%).

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Nel periodo preso in esame (27 ottobre – 02 novembre), si è rilevato il peggioramento di tutti gli indicatori dell’epidemia e il crollo definitivo dell’argine territoriale dei sistemi di tracciamento. Come riportato nel precedente report, ci troviamo di fronte a una crescita esponenziale, che ha portato a un rialzo di oltre il 50% di tutti gli indicatori in una sola settimana.

I nuovi casi sono passati da 119.220 a 188.818 (+58,3%).

I casi attualmente positivi (ovvero il totale dei pazienti in isolamento domiciliare, ricoverati con sintomi e ricoverati in terapia intensiva) sono aumentati da 236.684 a 396.512 (+67,5%).

I decessi sono quasi raddoppiati, passando da 863 a 1.580 (+83,1%).

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono passati da 1.411 a 2.022 (+62,2%).

Il confronto con i dati del giorno 1° ottobre, dà ancor di più l’immagine della drammatica situazione e di come questa sia esplosa in maniera esponenziale in poco tempo: Positivi giornalieri 2.548/27.000 (media settimanale) – Positivi Totali 52.647/396.512 – Pazienti in Terapia Intensiva 291/2.022 – Pazienti Ricoverati 3.097/19.840 – Pazienti in Isolamento Domiciliare 49.259/ 374.650 – Decessi 24/225 (media settimanale) – Guariti 228.844/296.017.

A ciò si aggiunga che l’indice Rt medio nazionale è all’1,70, ma oltre questa soglia (di per sé già da allerta massima), ci sono il Piemonte (2,16), la Lombardia (2,10), la Provincia Autonoma di Bolzano (1,96),la Valle d’Aosta e il Molise (1,90). Altri dati che indicano che la situazione è quasi fuori controllo sono l’indice di positività, salito al 15% (21% in Lombardia) e i ricoveri in Terapia Intensivadove, pur avendo ancora dei margini, sono sempre più vicine al raggiungimento della capienza massima. Più specificatamente, il Ministero della Salute indica il 30% dei posti disponibili come soglia critica, oltre la quale rallenta l’assistenza degli altri pazienti ricoverati. Ciò sta già accadendo in Valle d’Aosta, Umbria, Toscana, Campania, Piemonte e Lombardia.

Da tutto ciò, si evince come siano necessarie misure atte a mantenere un certo controllo sull’evolversi dell’epidemia. Senza entrare nel merito delle misure che verranno adottate nel prossimo Dpcm, ne sulle precedenti, è importante sottolineare che queste hanno come precipuo scopo non solo il circoscrivere il virus e di permettere una migliore cura ai malati Covid ma, cosa assai importante che spesso viene dimenticata, è che limitando l’accesso negli ospedali ai suddetti, si offrono letti, cure, interventi a tutte quelle persone affette da tutte le altre patologie, similmente a quanto detto per le T.I.

Infine, non si parla più ormai di focolai, poiché il contagio è esteso a tutto il Paese; considerando che quando si arriverà a 300.000 tamponi, numero massimo oltre il quale sarà quasi impossibile andare, saremo in una situazione di tracciabilità massima e di trasmissibilità non più controllata. In altre parole, a un numero elevato di casi non corrisponderà un adeguato tracciamento di contact tracing atto a fermare la catena di trasmissione del virus. Questo, unito alla situazione ospedaliera già a livello di guardia in molte regioni, presuppone interventi di contenimento più incisivi senza (ancora) arrivare a un lockdown generalizzato.

In Lombardia

La situazione in Lombardia, vede Milano al centro dell’attenzione per l’esplosione di casi delle ultime settimane, più che decuplicati tra inizio e fine ottobre: nella settimana epidemiologica 3-9 ottobre positivi sono stati 787, in quella 24-30 ottobre 8.047. La densità abitativa del capoluogo, 7.684 abitanti per chilometro quadrato, rende più difficile il contenimento. Tuttavia, guardando il totale dei casi di Milano città rispetto al resto della Lombardia si nota come il peso del capoluogo si stia progressivamente riducendo, segno di una diffusione sempre più ampia del contagio: dal 26,4% della settimana 3-10 ottobre si è passati al 24,9% di quella 10-16 ottobre, per poi scendere al 22,6% dal 17 al 23 ottobre e al 18,6% dal 24 al 30 ottobre. In altri termini l’epidemia corre non solo a Milano, ma anche al di fuori dai confini cittadini: tra il 22 e il 31 ottobre la Provincia di Milano (3.279.944 abitanti) ha registrato 26.900 nuovi casi (820 per 100.000 abitanti, 833 considerando solo Milano città). Peggio la Provincia di Monza e Brianza (878.267 abitanti) con 8.011 nuovi casi (912 per 100.000 abitanti); seguono quelle di Varese (890.000 abitanti) con 7.305 nuovi casi (820 per 100.000 abitanti) e di Como: 3.774 nuovi casi su 603.828 abitanti (625 per 100.000 abitanti). Questi dati, se rapportati a 100.000 abitanti, possono dare la sensazione (errata) di numeri contenuti: si riferiscono però solo ai nuovi casi, non a tutte le infezioni in corso. E, dal punto di vista epidemiologico, sono considerati molto elevati.

A Bergamo

Un’impennata di positivi (+1.409) e di decessi anche nella Bergamasca, finora ai margini della seconda ondata. Per quanto riguarda quest’ultimi, era dal mese di maggio che non si registravano aumenti simili; da allora fino al dato di sabato scorso (8), per tutta estate e inizio autunno si contavano tra le 0 e le 2 vittime giornaliere. Il totale ufficiale è ora di 3.171. I positivi attuali sono 18.692 contro i 17.283 di lunedì scorso. Crescono anche i ricoveri, sia pure in maniera meno evidente che in altre parti d’Italia.

Le misure in Europa

I due principali Paesi europei, Francia e Germania tornano in lockdown, il primo da venerdì scorso, il secondo dal 2 novembre. E con loro tutta l’Europa aumenta la stretta, tra coprifuochi e chiusure regionali, in un tentativo disperato di frenare la seconda ondata di coronavirus, che sta colpendo indiscriminatamente il Vecchio Continente.

Nel Paese transalpino esistono alcune differenti modalità di applicazione del confinamento e molte sono anche le differenze con quelle relative alla prima esperienza di lockdown: le scuole rimarranno aperte, il lavoro potrà continuare, anche se le imprese dovranno tutte varare norme di telelavoro. Le case di riposo potranno essere visitate, mentre bar, ristoranti, negozi, rimarranno chiusi per un mese almeno. In Germania saranno chiusi ristoranti, bar, locali e luoghi dedicati ad attività ricreative e d’intrattenimento, come cinema, teatri, sale da concerto. Stop anche agli sport di squadra, chiusi i centri di cosmetica e di massaggi. Stretta anche sul turismo in tutto il territorio, con il divieto di pernottamento negli alberghi. Scuole e asili restano invece aperti, la vera novità rispetto al lockdown della scorsa primavera. E anche i negozi resteranno accessibili, con nuove limitazioni.

L’Olanda ha già deciso da due settimane un lockdown parziale che prevede la chiusura di tutti i bar, i caffè e i ristoranti; inoltre, la vendita degli alcolici è vietata dopo le 20.

Anche in Irlanda del Nord pub e ristoranti sono chiusi, ad eccezione di take away e consegne, già da due settimane.

Il Portogallo è in stato di calamità da metà ottobre. Nella pratica la maggiore limitazione riguarda gli incontri: mai più di 5 persone insieme negli spazi pubblici, commerciali e nei ristoranti.

Nella Repubblica Ceca scuole, campus universitari, bar e locali sono chiusi.

In Bulgaria la capitale Sofia chiuderà locali e discoteche per due settimane.

La Polonia è entrata in un regime di semi-lockdown con la chiusura dei ristoranti e delle scuole dalla quarta dell’ottava classe, come già avvenuto per medie e superiori, il divieto di incontro per gruppi oltre le cinque persone e l’invito a restare a casa per gli anziani sopra i 70 anni.

Anche in Svizzera il governo ha adottato nuove restrizioni per limitare al minimo i contatti fra le persone: bar e ristoranti dovranno chiudere alle 23, i corsi universitari si svolgeranno solo online e gli incontri privati nella cerchia familiare o di amici non dovranno riunire più di dieci persone con la mascherina. La protezione per naso e bocca viene resa obbligatoria e sono vietati gli eventi pubblici con più di 50 persone.

Lo stato dove la situazione è più drammatica è il Belgio, il Paese europeo con il maggior tasso di contagi ( negli ultimi 14 giorni 1.390 ogni 100 mila abitanti e che, giornalmente, supera la soglia dei cento morti; si è tornati quindi in lockdown: fino al 13 dicembre uffici vuoti e smart working generalizzato, negozi serrati e vacanze scolastiche d’autunno allungate fino al 15 novembre dopo che il governo già due settimane fa aveva chiuso ristoranti e bar e imposto il coprifuoco notturno.

Nel mondo

Il coronavirus ha ucciso più di un milione e 200 mila persone in tutto il mondo. Quasi 47 milioni i contagi rilevati dall’inizio della pandemia. Gli Stati Uniti sono il Paese più colpito sia in termini di decessi che di casi (231mila morti e più di 9 milioni casi registrati). Seguono Brasile (160mila morti), India (122mila), Messico (91mila) e Regno Unito (oltre 46mila). L’Italia (39.059) precede Francia e Spagna con circa 37.000.

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