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Conte: misure restrittive diverse nelle regioni, non un lockdown nazionale - BergamoNews
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Conte: misure restrittive diverse nelle regioni, non un lockdown nazionale

Il premier ha riferito alla Camera poco dopo mezzogiorno: alle 17 sarà la volta del Senato

Giuseppe Conte ha riferito alla Camera sul nuovo dpcm, anticipandone i contenuti.

La situazione

Dobbiamo decidere in fretta, in vista di una repentina crescita.

L’Iss ci ha costretto a configurare un nuovo corpus di misure restrittive anche prima del 4 novembre. Ho deciso di anticipare le mie parole per poter dare al Parlamento la possibilità di intervenire: preannuncio sin da ora la disponibilità ad accogliere le risoluzioni di Camera e Senato.

Ho prospettato ai leader delle forze di opposizione la possibilità di costituire un tavolo di confronto col Governo, per una piena e costante informazione sulla pandemia e avere istanze e proposte più puntuali. Proposta rifiutata, se ci fossero ripensamenti rimane ancora immutata: non sottende una confusione di ruoli, nè mira a sovrapposizione di responsabilità, il Governo rimarrà consapevole delle sue responsabilità per il Paese.

Il quadro epidemiologico nazionale ed europeo appare particolarmente critico, la pandemia corre inesorabilmente, costringendo ogni Paese ad adottare misure sempre più restrittive di settimana in settimana. C’è cabina di regia con Iss, Ministero della Salute e Regioni che elaborano il report: i nostri contagi sono inferiori rispetto a Spagna, Francia e Regno Unito. Dal 19 al 25 ottobre i casi segnalati sono quasi raddoppiati rispetto alla settimana precedente, oltre 100mila. A ieri, domenica 1 novembre, in Italia si registravano 378.129 contagiati, il 94% risulta in isolamento domiciliare mentre al picco della prima ondata si curava in casa solo il 51,8% dei contagiati. Ora solo il 5% sono ricoverate con sintomi in ospedale, contro il 41% nel picco della prima ondata. Gravità dei contagi inferiore alla prima ondata: oltre il 65% delle persone sono sintomatiche o paucisintomatiche. Fino al 95% delle persone presentano sintomi lievi. A ieri ricoverate 1939 persone, occupato il 21% dei posti letto disponibili. I pazienti in intensiva sono poco più della metà dei posti letto attivati. All’inizio dell’emergenza c’erano 5179 posti letto in intensiva, durante questi mesi abbiamo attivato 9052, + 75%. Il commissario Arcuri ha 1789 ventilatori da distribuire in funzione dell’andamento della curva, arriveremo a 10841 i posti letto in intensiva.

L’aumento dei contagi è risultato anche di una forte attività di screening, con punte di 215mila tamponi al giorno e a marzo ne facevamo 25mila. Oggi abbiamo una migliore capacità di risposta: abbiamo distribuito 1,6 miliardi di prodotti vari, siamo uno dei pochi Paesi al mondo in cui vengono distribuite gratuitamente 11 milioni di mascherini ai membri della comunità scolastica.

Al momento non c’è una insostenibile pressione nei reparti di terapia intensiva: piuttosto registriamo un crescente e preoccupante nei restanti reparti, in alcune strutture ospedaliere in particolare, con particolare riferimento alle terapie sub-intensive. La scorsa settimana è stato sottoscritto accordo stralcio con medici di medicina generale e pediatri per somministrare test rapidi antigenici, per curare il più possibile a domicilio e alleggerire pronti soccorso. Già acquistati 10milioni di test rapidi, da distribuire alle Asl e medici di medicine generali, destinati in particolare alla scuola per ridurre le quarantene. Le Regioni potranno fare fino a 100mila test rapidi al giorno, 250mila tamponi molecolari al giorno. Sarà possibile accrescere la capacità di screening della popolazione, potrà arrivare con questi numeri già da prossimi giorni sino a 350mila test al giorno.

In caso di scenario particolarmente avvero, in accordo col ministro della difesa potremo disporre di altro personale medico militare, 453 medici, 867 infermieri militari. Abbiamo covid hospital a Roma, Milano e Taranto, abbiamo ospedali da campo militari da poter mettere in campo.

Nonostante gli sforzi, l’evoluzione dell’epidemia negli ultimi giorni risulta molto preoccupante. Secondo i parametri prestabiliti stiamo andando verso uno scenario di tipo 4, con riferimento ad alcune regioni in particolare. Si conferma quadro epidemiologico complessivamente grave su tutto il territorio nazionale con specifiche criticità in molte regioni e province autonome.

Al momento siamo a 1,7 di rt nazionale, con indice inferiore all’1,5 in poche regioni. In alcune regioni invece il dato risulta superiore alla media. Esiste un’alta probabilità che 15 regioni superino le soglie critiche di terapia intensiva e aree mediche nel prossimo mese.

Occorre rilevare che il quadro appena descritto non tiene conto degli effetti conseguenti le misure restrittive introdotte con l’ultimo dpcm del 24 ottobre e del loro impatto sulla curva di crescita. Questi effetti possono verificarsi solo a partire dal quattordicesimo giorno in poi dall’adozione delle misure. Sebbene gli effetti saranno positivi, in questo momento non ci sono evidenze scientifiche che ci consentano di pronosticare la misura di questo impatto.

Siamo costretti a intervenire in un’ottica di prudenza e massima precauzione per una migliore strategia contenitiva del contagio. Va necessariamente modulata in base alle differenti criticità dei territori, graduando gli interventi in base alla circolazione del virus e la tenuta dei servizi sanitari.

I nuovi interventi vanno modulati sulla base del rischio concretamente rilevato nei territori. Sulla base di criteri scientifici oggettivi e predefiniti, sarà necessario introdurre regime differenziato basato su differenti scenari regionali. In Italia è stato elaborato questo sistema di monitoraggio che oggi ci pone nella condizione di cambiare strategia rispetto alla prima fase quando, invasi da nemico sconosciuto, siamo stati costretti a proteggerci all’interno delle nostre case sospendendo la vita lavorativa e relazionale. A marzo in assenza di un piano operativo, sprovvisti di sistema di monitoraggio così sofisticato, abbiamo emanato provvedimenti per lo più generali e uniformo su tutto il territorio nazionale che ci hanno condotto a un lockdown generalizzato.

Abbiamo sempre operato con la massima precauzione, senza poter disporre di un piano accurato di cui oggi disponiamo. Oggi non misuriamo solo il tasso di contagiosità dei territori, ma il piano elabora il flusso dei dati provenienti dal territorio sulla base di 21 parametri tra i quali numero di casi sintomatici per mese, numero dei casi con storia di ricovero ospedaliero, Rsa con almeno una criticità settimanale, percentuale di tamponi, indice di replicabilità, numero di nuovi focolai di trasmissione, occupazione di posti letto di area medica o terapia intensiva sulla base della disponibilità.

Un sistema che oggi ci impone di intervenire in modo più mirato, allentare o restringere le misure su base territoriale. L’effetto sarà quello di intervenire a più riprese e in modo graduale: in base alla soglia di criticità. Se riproponessimo misure per tutti uguali otterremmo effetto contrario: finiremmo per imporre misure irragionevolmente restrittive in aree dove oggi non è necessario intervenire con severità.

Il prossimo dpcm individuerà tre aree corrispondenti a 3 scenari di rischio, con misure via via più restrittive: l’inserimento di una regione in una delle aree avverrà con ordinanza del ministro della Salute, solo in base al coefficienti di rischio della regione.

Per tutta Italia, nelle aree oggi non a rischio

Per l’intero territorio nazionale dove non ci sono livelli di rischio elevato interverremo con specifiche misure per rafforzare obiettivo di contenimento che già perseguiamo con gli ultimi dpcm.

Pensiamo di predisporre chiusura di giorni festivi e prefestivi dei centri commerciali ad eccezione di geneeri alimentari, tabacchi, farmacie e parafarmacie. In coerenza con chiusura di sale gioco e bingo, chiuderemo corner scommesse e videogiochi ovunque siano collocati. Chiuderanno anche musei e mostre, prevediamo anche la riduzione sino al 50% dei limiti di capienza dei mezzi pubblici locali, limiti agli spostamenti da e verso regioni con alti coefficienti di rischio, salvo che non ci siano comprovate esigenze lavorativi, motivi di studio o salute, situazioni di necessità.

Limiti di circolazione delle persone nella fascia serale più tarda, con le solite eccezioni. Scuole secondarie di secondo grado possono passare integralmente alla didattica a distanza. 

Per gli altri due regimi di contenimento, per le regioni più a rischio.

Ulteriori disposizioni restrittive graduandole in proporzione al coefficiente di rischio. Principio ispiratore è la difesa della vita umana e della salute. Siamo consapevoli di stanchezza e anche della rabbia dei cittadini: si trovano a convivere a limitazioni delle proprie libertà personali siamo coscienti delle profonde ripercussioni che le restrizioni avranno sull’attività economica, sulla produzione e sui redditi. Non vi può essere alcun dilemma tra la protezione della salute e la difesa della nostra economia: più saremo efficaci nel piegare la curva dei contagi e più potremo allentare le misure oggi efficaci evitando deterioramento del tessuto economico e sociale. Oggi il risultato del Pil (+16,1%) è straordinario, grazie alla disciplina dei cittadini e alle nostre imprese. Il governo non intende arretrare di un millimetro nella protezione economica ai lavoratori, alle imprese, alle famiglie italiane. La complessità della situazione ci impone di fornire tutto il sostegno necessario, per tutto il tempo necessario, nella misura che sarà necessaria.

Ogni crisi è opportunità di cambiamento e di trasformazione, questa è ormai la terza negli ultimi 15 anni e questa volta Italia, Europa e Occidente possono imprimere una vera svolta che è mancata nelle due precedenti.

Il compito della politica sarà accompagnare questa transizione: nessuno si può dire esonerato da questa sfida storica. Mi permetto di rivolgere invito a tutte le forze del Paese: restiamo uniti in questo momento drammatico, in nome dell’unità e dei valori che sono a fondamento del nostro quadro costituzionale.

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