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Fra’ Galgario alla Carrara e mostre: il week-end in città

Ecco la panoramica degli appuntamenti in programma sabato 31 ottobre e domenica 1° novembre a Bergamo

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Sono diverse le iniziative organizzate a Bergamo nel week-end. Nel rispetto delle disposizioni anti-Covid vengono proposte occasioni di aggregazione per divertirsi e stare all’aria aperta.
Ecco la panoramica degli appuntamenti in programma sabato 31 ottobre e domenica 1° novembre a Bergamo.

Dal 22 ottobre all’Accademia Carrara, nella sala 21, si potrà ammirare un’opera recentemente entrata a far parte della collezione: “Ritratto di giovane gentiluomo” di Fra Galgario.
Questo capolavoro ha una straordinaria storia espositiva, iniziata nel 1911 con la storica rassegna fiorentina “Mostra del ritratto italiano”, proseguita a Parigi nel primo dopoguerra, quindi alla mostra “Italian Art” voluta da Mussolini e Lady Chamberlain alla Royal Academy di Londra ne11930. L’ultima comparsa nel 1967 alla Galleria Lorenzelli di Bergamo. A distanza di mezzo secolo, dunque, possiamo rivedere questo capolavoro emblematico della maturità dell’artista a Bergamo.

Fino al 1° novembre a Palazzo della Ragione – Sala delle Capriate sarà allestita la mostra “Illuminare lo spazio, lavori in situ e situati” di Daniel Buren. Esponente dell’Institutional Critique – la tendenza dell’interrogazione critica delle istituzioni artistiche emersa intorno alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso – Daniel Buren ha utilizzato per la prima volta nel 1965, come supporto per la propria pittura ridotta al grado 0, una tenda da sole, il cui motivo a bande verticali bianche e colorate di 8.7 cm è divenuto, da quel momento in avanti, un dispositivo visivo utilizzato dall’artista in tutti i propri lavori, dalle mostre alle commissioni pubbliche.
Illuminare lo spazio, lavori in situ e situati nasce dall’incontro tra questi
fondamentali orientamenti della ricerca dell’artista e l’interesse più recente per la luce, e in particolare per le qualità e il potenziale estetico e costruttivo della fibra ottica.
Nel suggestivo contesto della Sala delle Capriate, i tessuti luminosi di Buren – presentati per la prima volta in un museo italiano – ridefiniscono gli ambienti storicamente destinati all’amministrazione e all’esercizio della giustizia cittadina, gettando “nuova luce” sulle antiche forme del Palazzo e sugli affreschi in esso conservati, staccati dalle facciate delle case e dalle chiese dell’antico borgo urbano e qui collocati negli anni Ottanta del Novecento.
Gli orari di apertura sono: martedì – venerdì dalle 16 alle 20; sabato e domenica dalle 10 alle 22; lunedì chiuso.

Sempre per gli amanti dell’arte, dal 10 ottobre al 10 novembre, le arcate murarie di via della Boccola 13 si trasformano per la prima volta in spazio espositivo, grazie alla mostra C12H22O1, progetto ideato e curato da Edoardo De Cobelli di Associazione Volta, e realizzato con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura e l’autorizzazione dell’Assessorato al Patrimonio.
Gli spazi, che costituiscono le fondamenta dell’Ex Monastero del Carmine, patrimonio comunale di grande prestigio, diventano luogo dedicato all’esposizione di una serie di lavori scultorei di Mafalda Galessi, giovane artista bergamasca, il cui titolo fa riferimento alla formula molecolare dello zucchero.
La ricerca di Mafalda prende forma attorno alla formula chimica del saccarosio, lo zucchero. Un elemento iper-comune, una molecola solubile che nelle sue opere, composte al 99% da materiale organico, si trasforma in un materiale estremamente resistente all’umidità e alle condizioni esterne.
La manipolazione che ne fa l’artista è opposta alla manipolazione tecnologica-industriale, che trasforma la barbabietola da zucchero in un prodotto regolare e cristallino. È un rimpasto organico, quasi semiotico, che agisce sul significato comune della molecola. La regolarità si mischia, il colore si sporca. Il saccarosio torna alla forma informe e primordiale, come elemento da cui trae origine la vita e prende energia l’organismo.
Se lo zucchero industriale è stato capace di massificare un gusto, quello per il dolce – e con esso, secondo il ‘principio di incorporazione’ di Fichler, anche il pensiero e l’immaginario – Mafalda rielabora questo immaginario alla luce di alcune teorie scientifiche e della natura versatile della molecola.
Alla suggestione creativa della Panspermia, teoria da cui parte la riflessione dell’artista, si accompagnano in Mafalda quelle di alcuni gruppi di ricercatori secondo cui, nei corpi spaziali che gravitano non lontano dalle stelle a noi vicine, ci sia ribosio, uno zucchero essenziale per la codificazione del DNA. L’opera di Mafalda Galessi assume così le sembianze di una conformazione rocciosa, un minerale venuto dall’esterno, un meteorite che racchiude in sè la molecola principale del nostro codice genetico.
L’esposizione sarà illuminata tutti i giorni dalle 18.30 alle 21.30 fino al 10 novembre.

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