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A Bergamo le donne protagoniste della ricostruzione economica

Un mix di interventi per agire contro stereotipi, discriminazioni e favorire la parità uomo-donna

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Le donne di Bergamo chiedono a gran voce un salto di qualità negli interventi e negli investimenti per promuovere la parità di genere, contro ogni discriminazione e pregiudizio.

La Provincia di Bergamo ha coordinato un tavolo di lavoro, “Donne Per…il rilancio dell’economia bergamasca” composto da rappresentanti delle principali Istituzioni locali, delle organizzazioni datoriali, delle associazioni sindacali e da professioniste esperte con l’obiettivo di offrire un contributo significativo al dibattito sul rilancio dell’economia bergamasca ponendo al centro la questione di genere e del ruolo delle donne quale indicatore di orientamento per la ripresa, nella consapevolezza che le misure che saranno introdotte nei prossimi mesi a favore delle imprese e delle lavoratrici e dei lavoratori in difficoltà dovranno tenere conto dei bisogni di entrambi.

Quello che si auspica è un intervento più strutturato, coordinato e una più efficace comunicazione e verifica in alcuni ambiti considerati prioritari come: la formazione e promozione di cultura per abbattere gli stereotipi di genere esistenti nel mondo del lavoro, in famiglia, nella scuola e in società; la promozione di un nuovo welfare aziendale e di comunità anche attraverso alleanze strategiche tra imprese e territori;

lo sviluppo di una cultura aziendale inclusiva che incrementi l’offerta di servizi flessibili per la conciliazione vita-lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori; l’incentivo di politiche attive del lavoro per sostenere l’occupazione femminile e la promozione delle donne negli organi societari e di rappresentanza istituzionale a prescindere dalle “quote di genere”, che per legge si applicano alle aziende quotate e a controllo pubblico.

Romina Russo, consigliera provinciale con delega alle pari opportunità: “In un momento come questo diventa centrale la cooperazione tra istituzioni, enti, attori socio-economici del territorio, parti sociali e associazionismo affinché si costruiscano i presupposti di una società collettivamente più equa e ogni soggetto diventi capace di incidere sulle decisioni di sviluppo del nostro territorio promuovendo la partecipazione femminile, favorendo e sostenendo l’occupazione femminile, appoggiando politiche di conciliazione vita e lavoro per donne e uomini, impegnati a progettare e realizzare tutte le possibili azioni condivise che saranno via via identificate”.

“In vista delle opportunità di investimento che verranno messe in campo nei prossimi mesi grazie alle risorse del Recovery fund – continua Russo – , occorre che le rappresentanze del mondo economico bergamasco sappiano convergere verso una programmazione di interventi a livello locale orientata a garantire nei prossimi anni una maggiore uguaglianza e pari opportunità tra i generi, soprattutto in ambito lavorativo, nonché investa verso un reale cambiamento del modello economico per uno sviluppo più inclusivo, sostenibile ed eco-solidale”.

Gloria Cornolti, Responsabile del Servizio Sviluppo territoriale e pari opportunità Provincia di Bergamo: “Il controllo dei fenomeni discriminatori in ambito occupazionale e la promozione delle pari opportunità sul territorio provinciale è una delle funzioni fondamentale attribuite alle Province dalla Legge Delrio. Il nostro Servizio ha svolto in questi mesi un lavoro di coordinamento e supporto al gruppo di lavoro che ha lavorato in stretta sinergia per delineare proposte e linee di indirizzo”.

Il lavoro di “Donne Per” parte da alcuni dati che tratteggiano una situazione tutt’altro che rosea per le donne della provincia di Bergamo, che pure resta una delle più dinamiche, sviluppate e ricche del paese. A partire dal tasso di occupazione femminile che con il 53,7% posiziona Bergamo come fanalino di cosa del nord Italia, e quello di inattività della fascia d’età 25-34, quella della maternità, pari al 33,5%, ben peggiore del dato lombardo, che si ferma al 23,8%.

L’epidemia da Covid-19 ha segnato notevolmente la nostra provincia mettendo a dura prova il sistema sanitario, sociale e produttivo. Il lavoro delle donne è stato particolarmente colpito: secondo le comunicazioni obbligatorie della Provincia di Bergamo, da marzo ad aprile 2020, degli oltre 6 mila posti lavoro persi (calcolato rispetto al numero delle assunzioni dello stesso periodo dell’anno precedente) il 51% era occupato da donne.

Che la discriminazione di genere sia anche salariale lo conferma un dato elaborato dall’Ufficio Studi di Confindustria Bergamo secondo cui nel 2019, considerando 100 la retribuzione media complessiva, le donne si fermano a 88 mentre gli uomini salgono a 104. Un’evidenza certificata da Eurostat che considera lo stipendio annuo percepito (quindi incorpora nelle sue analisi anche il minor orario di lavoro medio delle donne, che ricorrono più spesso al part time degli uomini) per cui il gap, nel settore privato, è del 20,7% e posiziona l’Italia al 18°posto in Europa.

Che non sia un paese per donne lo conferma anche il dato INPS che ha presentato nei giorni scorsi la sua relazione annuale, citato da Candida Sonzogni, rappresentante Cisl al tavolo. A quindici anni dalla maternità i salari lordi annuali delle madri sono di 5.700 euro inferiori a quelli delle donne senza figli rispetto al periodo antecedente la nascita. Due le cause: il part time e i percorsi di carriera che cambiano in negativo dopo il parto.

“Siamo qui – dichiara Sonzogni anche a nome di CGIL, anch’essa al tavolo – per costruire un terreno comune di possibilità per le donne e gli uomini di oggi ma soprattutto di domani. La nostra provincia deve diventare luogo di protagonismo vero per le donne”.

Ne è convinta Miriam Gualini, amministratore delegato della Gualini lamiere, che nel gruppo ha rappresentato Confindustria Bergamo: “Per sostenere l’occupazione femminile occorre promuovere una nuova cultura aziendale, più inclusiva, che si occupi del benessere delle lavoratrici e dei lavoratori. Occorre scardinare alcuni pregiudizi che influenzano nel profondo le aspettative di genere. Realizzeremo interventi formativi dedicati ai manager e indagini di clima che, in questo momento storico puntino, per esempio, a verificare l’opinione reale sullo smart working, che non deve diventare un motivo di segregazione o isolamento. Ma anche indagini rigorosamente anonime per rilevare discriminazioni di genere ed eventuali molestie sessuali. Vogliamo promuovere opportunità e percorsi di carriera delle lavoratrici”.

Di formazione e cultura conto gli stereotipi di genere ha parlato Anna Lorenzetti dell’Università degli studi di Bergamo. L’ateneo cittadino, da anni impegnato a promuovere cultura di genere, progetterà e coordinerà gli interventi dedicati alle aziende, alle lavoratrici e ai lavoratori, ai decisori politico-istituzionali.

Il gruppo di lavoro è composto da: Romina Russo, Gloria Cornolti (Provincia di Bergamo), Marzia Marchesi (Comune di Bergamo), Barbara Pezzini, Anna Lorenzetti (Università degli Studi di Bergamo), Graziella Mologni ATS Bergamo, Gisella Persico (Ufficio Scolastico Territoriale), Miriam Gualini (Confindustria Bergamo), Laura Adobati (Imprese & Territorio Bergamo), Luisella Gagni (CGIL Bergamo), Candida Sonzogni (CISL Bergamo), Emiliana Gamba (Diocesi di Bergamo – Ufficio pastorale del lavoro), Roberta Ribon (Consigliera di Parità), Maddalena Cattaneo (Associazione donne per Bergamo Bergamo per le donne) Rosangela Pesenti (UDI Velia Sacchi Bergamo), Cinzia Sirtoli (Comitato imprenditoria femminile – Camera di Commercio Bergamo).

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