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Una Dea con lo spirito da guerriera: che bel braccio di ferro con l’Ajax fotogallery

L'Atalanta onora la prima in Champions a Bergamo: cuore e tecnica per pareggiare la battaglia con gli olandesi

Questa Atalanta ha un’anima. E un cuore grande. Perché non basta avere le gambe (quante volte sentiamo parlare di condizione fisica eccezionale se il risultato va bene, altrimenti si critica dicendo la squadra è stanca?) e nemmeno una tecnica invidiabile, quella che serve per poter reggere a questi livelli.

Perché è la Champions, bellezza. Però, se vuoi e credi di poter reagire e recuperare una partita che dopo 45 minuti sembrava persa (e già qualcuno in tribuna parlava di squadra spenta…) devi avere almeno quello che solitamente viene definito carattere, tanta grinta. Non basta marcare bene il numero 10.

E se vedi combattere il Panterone Zapata come un guerriero invincibile, se vedi il giovane Romero entrare su ogni pallone con una spavalderia e sicurezza da veterano, se ti stupisci ogni volta che Djimsiti respinge l’avversario e parte all’attacco e come lui Gosens, o la diga di centrocampo Freuler.

E naturalmente non ti meravigli più alle giocate del Papu, che poi si arrabbia (eufemismo) quando viene sostituito, perché anche se ha giocato 90′ minuti tre giorni prima vorrebbe stare in campo per altri 90′. E ci sta, da vero trascinatore.

Insomma, vedi un’Atalanta formato ‘molamia’ extralarge e capisci che ha un’anima, che non si arrende mai e vorrebbe sempre attaccare, come quando Gasperini continua a richiamare ‘Lucio’ che sarebbe poi Muriel, per invitarlo a pressare gli avversari, per cercare il terzo gol.

Poi, appena tornerà al cento per cento anche un certo Ilicic, allora si potrà battere anche l’Ajax. Che è forte, una squadra a tratti bellissima, a volte si specchia anche un po’ nella sua bellezza, ma con i suoi ragazzi terribili che vanno a mille all’ora mostrando una tecnica d’alta scuola un avversario da prendere molto con le molle. Magari non vinceranno la Champions, però faranno venire i brividi a tanti.

Questo per dire che il punto, il pareggio dell’Atalanta è un signor risultato, ottenuto e conquistato da una squadra che ha saputo leggere la partita e rimetterla in gioco quando avrebbe potuto essere travolta. E rischiare di prendere, se non tredici gol come i malcapitati ultimi avversari olandesi dell’Ajax, una vera imbarcata.

Ma al di là del risultato, che pure ha il suo perché, essere secondi dietro al Liverpool non è poi tanto male, piace quello che spesso viene definito l’atteggiamento della squadra.

Dite che l’approccio non è stato esaltante? Beh, bisogna prendere atto intanto della forza degli avversari: riuscire ad abbinare velocità e tecnica come l’Ajax mica lo fanno in tanti, anzi. Con aggressività e la capacità di attaccare in tanti che non capisci più da che parte arrivano nella tua area.

La lucidità dell’Atalanta è stata quella di saper stare in piedi e ripartire. Certo, se guardiamo agli episodi i due gol olandesi arrivano su rigore e su una palla non trattenuta da Sportiello, che poi si riscatterà con un paio di interventi salvavita. Forse ci stava anche un rigorino ai nerazzurri per un fallo di mano dubbio.

Però, si parlava di condizione? Solo una squadra in salute può reagire come ha fatto la Dea nel secondo tempo. E forse non è casuale neanche il numero dei cambi, solo due rispetto ai soliti cinque e anche questi due potevano essere solo uno, se diamo retta al Papu, che non si stanca mai pur facendo alla grande il tuttocampista e inventando un assist da campione.

Ma torniamo all’inizio. Al dispiacere del Gasp, alla vigilia, per non poter giocare davanti al proprio pubblico. Ecco, l’Atalanta ha onorato la sua prima in Champions nel suo stadio segnando anche due gol sotto la Curva Nord/Pisani, come se i suoi tifosi l’avessero spinta alla rimonta. Così, a vedere la forza di Zapata, prima durante e dopo i suoi gol, sembrava che i tifosi fossero davvero lì: e Duvàn se li è presi tutti sulle spalle assieme alla squadra…

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