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Docenti in aula e studenti a casa: la nuova didattica a distanza

La decisione in alcune scuole superiori di Bergamo

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Il mondo della scuola chiede una tregua: le lezioni sono iniziate da solo poco più di un mese e già il caos regna sovrano. Le regole sono state cambiate, gli orari rimodulati, così come le metodologie didattiche scardinate.

L’ultima ordinanza regionale (firmata il 21 ottobre e attiva da lunedì 26) ha messo un punto decisivo per le scuole superiori bergamasche (e lombarde): lezioni a distanza, garantendo tuttavia la didattica in presenza agli studenti con bisogni educativi speciali che ne facessero richiesta e permettendo, anche, di svolgere i laboratori in presenza.

A rendere ancora più stringente l’organizzazione oraria è stato il DPCM firmato dal premier Conte e diffuso nella mattinata di domenica 25, che permette di svolgere in presenza solo il 25% della didattica: in questo modo, anche le ore di laboratorio (permesse in totale presenza dall’ordinanza regionale) hanno dovuto subire una diminuzione.

Nel caos generale, un fatto salta all’occhio, confrontando le circolari pubblicate sui siti di numerose scuole superiori di Bergamo e provincia: didattica a distanza, sì, ma con gli alunni a casa e i docenti a scuola.

Il personale scolastico, infatti, come si legge nelle comunicazioni ufficiali delle scuole, è tenuto alla presenza a scuola secondo il proprio orario di servizio, svolgendo la lezione dalle aule delle rispettive classi con il pc messi a disposizione dell’istituto. Eppure, in nessuna delle fonti normative (regionale e nazionale) si fa riferimento ad una didattica a distanza secondo il criterio “studenti a casa, docenti a scuola”, tranne che per l’eccezione specifica di procedere con la modalità in presenza solo se gli alunni con bisogni educativi speciali ne facciano richiesta.

Nessuna differenza tra alunni e docenti, ma solo l’obbligo di fare ricorso alla didattica digitale integrata al fine di contrastare la diffusione del contagio: un contagio che non riguarda i docenti?

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