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Omicidio di Seriate, Tizzani in aula: “Gianna a terra e io in giardino a chiedermi perchè”

Accusato dell'uccisione della moglie, l'uomo ricostruisce quella notte senza mai versare una lacrima: "Prima di chiamare i soccorsi sono stato dieci minuti a riflettere"

“Sono rimasto dieci minuti seduto in giardino prima di chiamare i soccorsi, a chiedermi perchè proprio a lei”. In modo freddo e senza mai versare una lacrima, Antonio Tizzani ha ricostruito la notte in cui trovò sua moglie Gianna del Gaudio riversa a terra in una pozza di sangue sul pavimento della cucina della loro villetta di piazza Madonna delle Nevi Seriate.

All’udienza di martedì del processo in cui è imputato per omicidio, l’ex ferroviere si presenta in maglione blu e cravatta rosa, ma soprattutto con uno spirito combattivo, pronto a rispondere a ogni domanda dell’accusa che dalla notte del 27 agosto 20016 è convinta che sia stato proprio lui a uccidere la 63enne con una coltellata al collo, al culmine dell’ennesimo e violento litigio.

“Non è vero che discutevamo così spesso – spiega l’uomo senza alcun tentennamento al pubblico ministero Laura Cocucci – . Sì, c’era qualche screzio, ma per questioni normali. E le davo alcune sberla in faccia sì, ma mai in modo violento. Non ne sono capace. Eravamo fidanzati dal 16 agosto 1969, quando lei aveva 16 anni e io 21″.

Poi arriva il momento clou, quella della ricostruzione di quella misteriosa serata, iniziata con una cena in casa con uno dei due figli, Mario, e la compagna Alessandra. “Finito di mangiare, intorno a mezzanotte, li abbiamo salutati e Gianna si è messa a sistemare la cucina – il suo racconto – . Io nel frattempo sono uscito nel retro per bagnare il giardino. Ci sono rimasto per una ventina di minuti, poi sono rientrato e ho visto un uomo con una felpa grigio scuro e le mani abbronzate dietro il tavolo che, accovacciato, stava frugando nella borsa di mia moglie. Gli ho urlato chi fosse e lui è scappato dall’altra uscita”.

“L’ho inseguito ma in quel momento ho notato Gianna riversa a terra sul pavimento in una pozza di sangue – aggiunge Tizzani rivolgendosi alla Corte presieduta dal giudice Giovanni Petillo – . Ho provato a chiamarla, ma non rispondeva. Non l’ho toccata perchè la sera prima avevamo visto una trasmissione con la polizia che consigliava di non farlo. Sono uscito in giardino e sono rimasto una decina di minuti a pensare perchè proprio a lei. Dopo ho chiamato i soccorsi”.

Il pm sottopone poi a Tizzani, difeso dall’avvocato Giovanna Agnelli, una serie di intercettazioni rilevate dai carabinieri nei mesi successivi all’omicidio. Come quella del febbraio 2017 in cui Tizzani afferma “Ho ammazzato mia moglie?”: “Sì – la sua replica – ma sempre con il punto di domanda. Era un dubbio per tutte le insinuazioni della stampa. Non mi sarei condannato così”.

Poi un’altra frase con cui l’uomo sembra incolpare la moglie di essere morta: “Certo, mi ha lasciato da solo. Se solo quella sera avesse urlato o io non fossi uscito in giardino, adesso saremmo qui entrambi”.

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