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Il “professore”, in certi luoghi, ha ancora un suo valore

Il mondo della scuola visto da un docente di Bergamo che ottiene finalmente la cattedra in una scuola sul lago d’Iseo. Paese non lontanissimo, ma nemmeno alle porte della città. Marco P. racconterà la sua esperienza nella rubrica Pensilina 9.

Marco P. è un docente di Bergamo che ottiene finalmente la cattedra in un paese del lago d’Iseo. Inizia un cambiamento radicale della propria vita che da oggi racconterà per Bergamonews per conoscere il mondo della scuola da un altro punto di vista.
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Sabato 19 settembre è la data della “presa di servizio”, il giorno in cui devo presentarmi di persona, firmare ed accettare ufficialmente la chiamata. Sono emozionato, naturalmente. Decido di muovermi in auto: parto da Bergamo e durante il tragitto, tra mille pensieri, faccio un’ultima chiamata per scrupolo… dentro di me so benissimo che desidero accettare, ma i circa 40 chilometri che separano la mia città dal nuovo posto di lavoro mi spingono a fare un’ulteriore e definitiva verifica…

Chiamo l’amico di un amico che lavora al sindacato e gli chiedo: “ma se dovessi rifiutare questo incarico avrei la possibilità di ottenere un altro posto, magari più vicino a casa?”. Dall’altra parte una voce con marcato accento del sud mi fa venire alla mente Lino Banfi nel film Quo vado? di Checco Zalone: “Ma che scherzi?? Se rifiuti la chiamata perdi qualsiasi altra possibilità: tu, il posto che ti è capitato, lo devi accettare!!”. Le ultime e scarsissime resistenze rimaste dentro di me, dettate soprattutto dai dubbi sollevati da parenti, amici e conoscenti che mi descrivevano il lago d’Iseo come uno dei luoghi più lontani e irraggiungibili della Lombardia (“Peggio di Milano…!!”, dicevano), vengono a cadere. Spingo sull’acceleratore e mi involo verso il traguardo sognato da tanto tempo: la Cattedra nello Stato. Non proprio il “posto fisso”, come dicono nel film di Zalone, ma un bel posto da precario, a tempo pieno e fino al 31 agosto 2021.

L’accoglienza nella nuova scuola è decisamente professionale e “all’altezza della situazione”: vengo subito munito di mascherine chirurgiche (un pacco da 50 pezzi, visto che va cambiata ogni giorno) e di una visiera in plexiglass da astronauta (per l’atterraggio nel nuovo Pianeta Scuola che mi attende) e vengo salutato dai nuovi colleghi con un certo rispetto. Il “professore”, in certi luoghi, ha ancora un suo valore. Al di là che uno sappia o meno fare il suo mestiere: parlo proprio del “titolo”!

Alcuni bidelli mi salutano quasi con l’inchino e si danno di gomito: “dev’essere il nuovo professore, quello di Bergamo…”. Nelle settimane successive avrò modo di verificare che in effetti non sono in molti a prendere servizio qui, da Bergamo città: quasi tutto il personale arriva o dai paesi limitrofi o dal centro-sud. Eppure la scuola è molto bella e le zone limitrofe, come ad esempio il lungolago a pochi metri dall’Istituto, meravigliose.

Una volta ricevute le prime e numerosissime informazioni (che fingo di aver capito in blocco, anche se non è vero!) mi dedico alla compilazione e alla firma di un numero considerevole di moduli, tutti compilati rigorosamente a mano e con penna BIC nera. Faccio un piccolo giro di perlustrazione della scuola per vedere la sala insegnanti, le aule, i laboratori… faccio fatica a distaccarmi, ma ad un certo punto, nonostante la curiosità di sapere dove passerò i prossimi mesi, mi dico che non ha più senso la mia presenza lì.

Dovrò aspettare qualche giorno per conoscere meglio la mia futura scuola, perché nei giorni successivi sarà sede di seggio elettorale per il referendum del 20-21 settembre sul taglio dei parlamentari. Così il mio nuovo lavoro nella Scuola Pubblica inizia inaspettatamente con tre giorni di vacanza forzati… i soliti “statali”, penserà qualcuno!!

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