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Dietro le quinte dell’edizione digitale di BergamoScienza 2020 foto

La scenografia del Teatro sociale con la platea vuota: “Non c’era nessuno così c’erano tutti”

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BergamoScienza 2020 digital edition se all’inizio è stata presentata come una grande scommessa oggi non possiamo che raccontarla come un vero successo.

“Sono mancate le emozioni condivise con il pubblico che gli scorsi anni riempiva le sale, è mancata la festa dei tanti ragazzi e bambini durante la Scuola in Piazza. Siamo però molto soddisfatti del format digitale – dice Raffaella Ravasio presidente di BergamoScienza – . “Ora – continua Ravasio – forti di un’esperienza che è spunto per riequilibrare le due componenti del pubblico, in presenza e da remoto, guardiamo con ottimismo alla prossima edizione che potrà fondere entrambe le modalità”.

La scommessa c’era tutta: un evento culturale di piazza, che da anni riempie sale e teatri con conferenze e laboratori per tutti facendo registrare presenze da record, a causa del covid19 viene riprogettato per una fruizione interamente digitale. Roba da far tremare i polsi anche agli impavidi promotori e organizzatori del festival.

La scelta è stata fatta subito, all’inizio della primavera, in piena emergenza, spinti da quella determinazione che aveva il sapore della volontà di non arrendersi alla sofferenza, tanta, che si stava respirando in quei giorni. Dalle parti del comitato scientifico del festival, inoltre, non mancano ricercatori e scienziati (veri!) che numeri e proiezioni li sanno leggere e interpretare.

No, un festival in presenza non era né saggio né opportuno organizzarlo. La seconda ondata della pandemia era più che probabile.

“Ci siamo messi al lavoro, in squadra, per creare un festival tutto nuovo, digitale, completamente ripensato per un’esperienza molto diversa rispetto all’attività in presenza – racconta Susanna Pesenti, segretaria generale dell’associazione BergamoScienza – . “Fino all’ultimo, confesso, abbiamo sperato che la situazione sanitaria fosse tale da consentire almeno l’inaugurazione in piazza, all’aperto e in sicurezza. Ci sarebbe piaciuto offrirla alla nostra città. Ma i nostri esperti, ancora una volta, l’hanno sconsigliato, e così è stato deciso”.

“Non partivamo da zero – continua Pesenti – la riflessione sul format del festival era in corso già da un po’ e affidata al COSI, Comitato Organizzativo Scienza e Innovazione, coordinato dall’astrofisico e divulgatore Luca Perri insieme a Nicola Quadri, segretario del comitato scientifico di BergamoScienza e a giovani divulgatori, scienziati, ricercatori (Stefano Quarantesi, Cristian Manzoni, Simone Iovenitti, Vanda Gatti, Agnese Collino, Greta Albrigoni) oltre a Marika Bono e Alice Ondei del “vivaio” del comitato giovani dell’associazione. A rendere possibile l’impossibile, ci ha pensato la segreteria organizzativa affidata a Servizi CEC guidata da Matteo Salvi e Katia Gissi, che con Paola Colombelli ed altri collaboratori hanno trasformato le idee innovative in contenuti digitali di qualità.

“Sotto l’egida del rigoroso comitato scientifico guidato da Gianvito Martino, come al solito garante dell’eccellenza dei contenuti delle proposte, i COSI come ci siamo divertiti a chiamarli, sono stati indispensabili nel portare un pensiero nuovo – continua Susanna Pesenti – . “Il passaggio generazionale ha offerto quello sguardo innovativo che il covid19 ha solo accelerato. Penso, tra le altre, alla decisione di basare il set al Teatro sociale, luogo simbolo del festival, girando la prospettiva dal palco alla platea, rigorosamente vuota. Non c’era nessuno, così c’erano tutti: questo è stato il concetto sotteso alla scelta scenica.

BergamoScienza 2020

BergamoScienza prima che una community è una comunità. Il mandato dell’associazione era chiaro a tutti e il nostro non è stato un salto nel vuoto: le persone a cui abbiamo affidato questo compito avevano professionalità e competenze”.

Interessante il dietro le quinte, che racconta di un mondo, quello degli eventi culturali, fatto di altissime professionalità, tecnologia, connettività e tanto, tanto lavoro: quello che potrebbe ricevere un colpo di grazia dalle restrizioni decise nelle ultime ore pur allo scopo fondamentale di contenere la pandemia che si è risvegliata dopo a tregua estiva.

“Abbiamo modificato l’approccio alle conferenze in linea con le esigenze della fruizione di contenuti digitali e cioè brevità, interattività, scenografia coinvolgente – commenta Matteo Salvi Servizi CEC –. Abbiamo sviluppato il nuovo format dei tour virtuali per offrire occasioni di visibilità ai partner del festival (come per Siad e Same), abbiamo costruito laboratori digitali per coinvolgere le scuole, vera anima di BergamoScienza.

Abbiamo sviluppato una strategia di comunicazione digitale come mai prima. Anche la scuola è stata coinvolta con un progetto di storytelling sui canali social dell’associazione, per condividere le esperienze che si son riuscite a fare in presenza, in classe”.

Come funamboli appesi alla tecnologia e alla rete internet

“L’associazione ha fatto una ricerca di mercato dettagliata sulle piattaforme che potessero permettere un festival interamente digitale, con collegamenti da tutte le parti del mondo”, continua Matteo Salvi. “Abbiamo usato un mix di piattaforme Zoom, StreamYard o vMix e attivato un server principale e due in backup per evitare di “crollare” sul più bello.

L’Associazione ha scelto di confermare i partner storici del festival, tutte aziende bergamasche che, anche coinvolgendo le seconde generazioni hanno garantito una performance di alto livello, soddisfacendo le richieste e le necessità anche di questa edizione. Bergamasche anche la grafica, il service audio-video, le riprese e le luci curate da aziende come Biopixel e Suonovivo.

Due aneddoti

YouTube ha interrotto la trasmissione e bloccato la diretta della conferenza di Ralph Eggleston, regista, animatore e sceneggiatore statunitense (intervenuto con Bruno Bozzetto e Piero Angela), perché stava mostrando, condividendolo dallo schermo del suo pc, “Penuti spennati” il cortometraggio d’animazione che gli è valso il premio oscar 2002. L’accusa, violazione del diritto d’autore. L’algoritmo allenato a riconoscere le immagini Disney online, riscontrando una trasmissione irregolare l’ha oscurata. La diretta della conferenza è ripartita solo al termine del filmato e l’evento è tornato visibile sulla piattaforma solo dopo un reclamo scritto a YouTube.

BergamoScienza 2020

Luca Parmitano: ciò che non poté la gravità lo fece un DPCM del Presidente Conte

La conferenza stampa del premier Giuseppe Conte di domenica 3 ottobre, che annunciava le prime restrizioni per fronteggiare la seconda ondata di covid19 in Italia, ha decisamente ridimensionato il pubblico del gran finale di BergamoScienza 2020 con l’astronauta Luca Parmitano, un evento molto atteso, organizzato in collaborazione con l’ESA l’Agenzia spaziale europea. Quando il Presidente del Consiglio ha iniziato a parlare al Paese, alle 21.30, dei 7mila spettatori collegati (5mila sul sito Corriere.it) ne sono rimasti solo 2mila (!).

I numeri che decretano il successo di BergamoScienza 2020

BergamoScienza 2020 nella sua XVIII edizione, tutta in digitale, ha raggiunto 495.492 visualizzazioni. A queste si devono aggiungere le 98.699 visualizzazioni del Pre-Festival – il count-down di questa edizione, con 15 incontri in 4 mesi, da giugno a settembre – che ha fatto toccare le 594.191 visualizzazioni.

In 16 giorni di festival il numero complessivo di partecipanti è stato di 11.621, di cui 10.845 delle scuole e 586 di privati.

Le conferenze del Festival e gli incontri del Pre-Festival restano visibili, anche in lingua originale, sul sito www.bergamoscienza.it e sui canali social della manifestazione, FB/YouTube/Vimeo.

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