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Contagi in crescita esponenziale: salgono, meno, anche a Bergamo

L’indice Rt, infatti ha raggiunto l’1,5, soglia oltre la quale dovrebbero essere adottate misure più drastiche del decreto di domenica.

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La settimana dal 20 al 26 ottobre si è chiusa con tutti i principali indicatori in forte rialzo in confronto al precedente periodo (13/19 ottobre). Il nuovo Dpcm varato il giorno 25 è un buon punto di equilibrio tra le esigenze economiche e quelle sanitarie ma, visti i rialzi di cui detto, potrebbe non bastare; l’indice Rt, infatti ha raggiunto l’1,5 soglia oltre la quale dovrebbero essere adottate misure ancora più drastiche.

Ci si attende quindi già in settimana, ma ancor più nelle successive, un ulteriore escalation. La spiegazione del perché ciò avverrà, non è solo data da una valutazione sanitaria: il mondo politico ed economico, che di fronte a una pandemia vengono per primi coinvolti nel prendere misure il più possibile adeguate al suo contrasto, guardano anche alla matematica. Più precisamente, agli studi inerenti alle curve epidemiologiche, su cui si fondano le previsioni e le decisioni conseguenti da assumere.

Come crescono i contagi

Quello che conta, quindi, non è il solo numero dei contagi quotidiani: da quando sono iniziati, abbiamo appreso che il virus non ha una crescita proporzionata, ovverosia lineare, bensì esponenziale. Per conoscere meglio di cosa si tratti dobbiamo sapere l’esponenziale è una categoria che si applica alla crescita di molte tecnologie (per esempio alla capacità di calcolo dei microchip nel tempo, la famosa legge di Moore). In sintesi, si ha una crescita lineare quando ad ogni intervallo di tempo corrisponde la stessa quantità, mentre è esponenziale quanto quella quantità aumenta e in qualche caso raddoppia.

Il vero problema, con una crescita esponenziale, è che all’inizio non viene percepita affatto, come a settembre con i dati sul virus che ci facevano sentire al sicuro. Poi la crescita diventa sempre più rapida perché allo stesso intervallo di tempo, un giorno, corrispondono molti più contagi del giorno prima e moltissimi di più della settimana prima. Come le Terapie Intensive degli ospedali lombardi a marzo e come, purtroppo, sembra stia accadendo ora: con questo ritmo di contagi, infatti, entro la metà di novembre esse si satureranno, come le sub-intensive e i posti nei reparti Covid.

I dati nazionali giornalieri

Vediamo i dati aggiornati al giorno 26 confrontati con quelli del giorno 19. Casi totali 542.789 (+119.211). Positivi 236.684 (+ 102.681). Guariti 268.626 (+15.667). Ricoveri in T.I. 1.287 (+487). Decessi 37.479 (+863).

Il rapporto medio nazionale positivi/tamponi è al 13,64% (16,7% in Lombardia). A guidare la classifica di questo indice è la Valle d’Aosta (28,5%), seguita dall’Umbria (26,7%), dalle Marche (22,4%), dal Molise (18,2%) e dalla Campania (17,1%). Molto alto, sempre per la piccola regione alpina, il rapporto popolazione/contagi, attualmente a 115; la Lombardia con 35 è al quinto posto.

Lombardia

Confrontiamo ora le differenze nei casi fra l’Italia, la Lombardia e nella città di Milano (solo Comune). La prima settimana considerata (3-9 ottobre) ha visto 23.864 nuovi casi in Italia (+74,5% sulla precedente); 2.974 in Lombardia (+82,9%) e 787 a Milano (+92,4%). La seconda settimana, tra il 10 e il 16 ottobre, ha fatto segnare 47.846 nuovi casi in Italia (+100,4% sulla rilevazione precedente); 10.278 in Lombardia (+245%) e 2.566 a Milano (+226%). La terza settimana, tra il 17 e il 23 ottobre, si è chiusa con 84.858 nuovi casi in Italia (+77,3%); 22.516 in Lombardia (+119%) e 5.108 a Milano (+99%). Anche se i dati dell’ISS sono relativi a tre giorni fa, ciò è sufficiente per notare come in Lombardia la crescita del contagio abbia avuto un andamento superiore a quello nazionale, con addirittura una vera e propria esplosione nel corso della seconda settimana di rilevazione.

A supporto di ciò, possiamo anche osservare la crescita in Lombardia attraverso il trend delle chiamate al 118 per motivi respiratori o infettivi, notando anche alcune significative differenze fra le diverse Aree.

L’Area Metropolitana Milano (con AAT di Milano e Monza Brianza) è quella che ha avuto il maggiore incremento: il giorno 17 maggio (termine del lockdown) vi furono 102 chiamate; lo stesso numero, in media, si era avuto fino a fine giugno, per poi abbassarsi intorno alle 80 fino all’inizio di settembre; da lì era iniziata una lenta crescita fino all’inizio di ottobre (100), da qui in poi è partita una crescita esponenziale fino alle 300 e più chiamate degli ultimi giorni.

L’Area dei Laghi a Como (con AAT di Como, Lecco e Varese) ha avuto praticamente lo stesso numero di chiamate, sempre in media, per tutta estate, circa 50; dal 10 di ottobre c’è stata un’impennata che ha portato a circa 140 chiamate giornaliere. Lo stesso si può dire riguardo all’ Area della Pianura a Pavia (con AAT di Cremona, Lodi, Mantova e Pavia), con la sola differenza che i picchi di questi ultimi giorni non sono oltre quota 100.

Osservando i dati dell’Area Alpina a Bergamo (con AAT di Bergamo, Brescia e Sondrio) notiamo che già in estate le chiamate erano mediamente sotto le 50 e che, soprattutto, attualmente sono una settantina. Ciò a conferma dei dati giornalieri, che vedono l’area di cui fa parte la Bergamasca con una crescita dei casi minore che altrove (con Brescia che però sta salendo).

Di seguito i casi totali nelle province lombarde da inizio pandemia, con l’indice di contagio rispetto alla popolazione: totale Lombardia:157.933 (1,563%) – Milano 53.992 (1,646%) – Brescia 19.695 (1,553%) – Bergamo 17.283 (1,548%) – Monza e della Brianza 12.736 (1,450%) – Varese 9.337 (1,046%) – Pavia 8.555 (1,565%) – Cremona 7.839 (2,188%) – Como 7.117 (1,179%) – Mantova 5.114 (1,244%) – Lodi 4.741 (2,056%) – Lecco 4.280 (1,270%) – Sondrio 2.249 (1,243%).

Bergamo

Primi segnali di un incremento più importante di casi anche a Bergamo e provincia (17.286 in totale e +783 nel periodo), ma occorrerà attendere qualche giorno per determinare se si tratti di un trend al rialzo. Al momento possiamo ancora dire che siamo al 3% dei casi lombardi e all’1% dei nazionali, cosa ben diversa dalla prima ondata dove si registravano un sesto di tutti i casi nazionali. Se questo dipenda da una sorta di immunità di gregge (dato per l’appunto l’altissima diffusione iniziale), non è dato sapersi: mancano certezze scientifiche. Da sottolineare anche che al 16 ottobre, ultima rilevazione disponibile, 2.198 bergamaschi si trovavano in isolamento fiduciario: erano 1.537 solo una settimana prima, il 9 ottobre, e appena 697 il 4 ottobre. Purtroppo, è ripreso a salire anche il dato relativo ai decessi: sono 7 in più (l’aumento più alto da mesi), per un totale di 3157.

Da rilevare che i focolai attivi in Italia sono circa 8.000, con un calo di quelli riscontrati nell’ultima settimana. È interessante capire perché ciò avviene, a tal proposito scrive l’ISS: “Questa diminuzione è probabilmente dovuta al forte aumento di casi per cui i servizi territoriali non hanno potuto individuare un link epidemiologico”. Significa che il controllo dell’origine del virus, il contact tracing, in molte regioni non si fa più o non si fa abbastanza. E non è una bella notizia.

Europa

Come detto a proposito dell’Italia, la linea di sviluppo dell’epidemia è molto chiara e basta guardare ad altri Paesi europei per capire cosa accadrà senza ulteriori interventi immediati e decisi. Solo nel nostro continente si registrano circa la metà dei casi mondiali e nei prossimi giorni, per effetto delle infezioni cumulate nell’ultima settimana, i numeri saranno ancora in rialzo.
Prendiamo come esempio Belgio e Repubblica Ceca, i due Stati con la più alta incidenza di infezioni Covid (2,8% e 2,4% rispettivamente) sul numero degli abitanti. Numeri superiori a quelli dell’Italia (0,9%), che però si riflettono in una popolazione, rispettivamente, di 11,4 e 10,6 milioni. Riparametrati sulla popolazione italiana (60,3 milioni) è come se noi avessimo circa 60.000 casi giornalieri: è proprio questo divario a dirci che abbiamo ancora qualche piccolo margine di intervento. Dopo una dimostrazione empirica che privilegia la comprensibilità, vediamo i dati dell’Ecdc (European Centre for desease control and prevention) aggiornati alla sera del 22 ottobre: l’Italia, negli ultimi 14 giorni, ha registrato 210,9 nuovi casi per 100.000 abitanti.

Considerando i 31 Paesi monitorati dall’Ecdc si trova in 19esima posizione, preceduta da Repubblica Ceca (1.148,5); Belgio (1.019,8); Olanda (616,1); Lussemburgo (507,3); Francia (488,6); Slovenia (487,3); Liechtenstein (396,1); Spagna (379,1); Regno Unito (373,1); Slovacchia (359,7); Malta (330,5); Irlanda (293,4); Islanda (280,4); Polonia (271,5); Croazia (266,4); Portogallo (262,8); Romania (259,1) e Austria (234,1).Ciò suddetto, si rileva che se abbiamo ancora spazio per agire, dobbiamo sapere che il tempo si sta esaurendo rapidamente.

Tutti i governi hanno varato provvedimenti nel tentativo di frenare l’avanzata dei contagi da coronavirus. L’Irlanda ha iniziato dal 21 ottobre un nuovo lockdown che durerà sei settimane. È stato il primo Paese dell’Unione Europea a decidere di imporre una nuova chiusura totale. Il Galles ha introdotto 17 giorni di rigido lockdown dal 23 ottobre fino al 9 novembre, Cardiff torna così alle regole già imposte a marzo, durante il picco della prima ondata, imponendo restrizioni che oggi sono le più severe di tutto il Regno Unito. La Polonia è andata anche oltre, deliberando un lockdown pressoché totale, mentre in Slovenia, dal giorno 23, vige un semi-lockdown con bar, ristoranti e asili chiusi e il trasporto pubblico ridotto di un terzo. Negli altri paesi sono attesi ulteriori provvedimenti restrittivi a breve.

Sempre a proposito dell’Europa, l’Oms sottolinea come Francia, Gran Bretagna, Russia, Repubblica Ceca e Italia stiano registrando la maggiore incidenza di nuovi casi: questi cinque Paesi, nel complesso, hanno rappresentato oltre il 50% dei nuovi casi individuati nel Vecchio Continente.

Mondo

Nel Mondo si riscontrano 43 milioni di casi (+20% in soli quindici giorni) e 1.150.000 decessi. Si avvicinano ai 9 milioni gli Stati Uniti e agli 8 l’India, mentre nella settimana presa in esame, hanno superato il milione di casi, oltre a Brasile e Russia, anche l’Argentina, la Francia, la Spagna e la Colombia.

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