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“Ritratto di giovane gentiluomo”, esempio eccellente dell’arte di Fra Galgario

Il viso tra l’annoiato e lo sprezzante, l’atteggiamento colto nell’indecisione della posa, fanno di questa figura un esempio della capacità dell'artista di mediare tra i canoni della ritrattistica ufficiale dell’epoca e la libertà disinvolta della sottigliezza psicologica

“Un’opera la cui presenza accresce il senso e il valore di una raccolta già straordinaria”, così Emanuela Daffra, direttore regionale Musei Lombardia, definisce il “Ritratto di giovane gentiluomo” di Vittore Ghislandi (Fra Galgario) appena affidato in comodato rinnovabile all’Accademia Carrara di Bergamo per 5 anni.

Lo splendido ritratto, dalla storia espositiva eccezionale – che pochi altri Galgario possono vantare – è ora esposto nella sala dedicata al pittore bergamasco.

L’allestimento del dipinto trova così la sua collocazione ideale “arricchendo la rassegna di ritratti che mette in scena la società dell’epoca con acume realistico e alta maestria di decoro”, sottolinea Cristina Rodeschini, direttore Accademia Carrara.

Il giovane effigiato, vestito nei suoi migliori abiti, tricorno sul capo, nastro per parrucca, cravatta a farfalla, giubba grigio tortora e verde marezzato del risvolto, rappresenta “una delle opere più alte e coerenti dell’artista bergamasco”, come scrisse lo storico dell’arte Rodolfo Pallucchini. Il quale, presentando nel ‘67 alla Galleria Lorenzelli una rassegna dedicata a Fra Galgario nelle collezioni private, evidenziava che in questo ritratto “alla nonchalance dell’impaginazione un poco compiaciuta del giovane nobiluomo corrisponde la freschezza dell’abbigliamento in disordine”, concludendo che “è forse questo uno dei più azzeccati ritratti di Fra Galgario, d’una naturalezza sapientemente artificiosa, e, in certo senso, sottilmente rorocò”.

Il viso tra l’annoiato e lo sprezzante, l’atteggiamento colto nell’indecisione della posa, fanno di questa figura un esempio eccellente della capacità dell’artista di mediare tra i canoni della ritrattistica ufficiale dell’epoca e la libertà disinvolta della sottigliezza psicologica.

Un’opera di notevole valore, che fissa con perizia tecnica e sagacia fisiognomica i tratti di un giovane la cui identità rimane incerta: nel 1927 Ciro Caversazzi, il primo studioso a elaborare un’ impegnata indagine storico-critico sul Ghislandi, proponeva di identificarlo in Francesco Maria Tassi amico e biografo del pittore, ma è un’interpretazione che gli storici tendono a scartare.

L’opera è stata assegnata alla maturità dell’artista, tra il 1730 e il 1735, già da Roberto Longhi che notava come “la relazione tra costume e persona, che nel precedente decennio il Ghislandi non sempre dimostra di sapere tenere in equilibrio, lasciando sfrenare il suo estro cromatico, offre qui un accordo perfetto tra la qualità della materia e l’elezione sociale del modello”.

Vittore Ghislandi , dopo essersi conquistato la fama a Venezia, era ritornato nella sua Bergamo per diventare il ritrattista ufficiale della classe al potere, nobili, signori, amministratori e militari, ma anche del clero, della borghesia e del mondo artigiano. Come scrisse Longhi nel catalogo della grande mostra milanese del 1953 dedicata ai Pittori della realtà in Lombardia: “Nobili e nobilucci bergamaschi (sempre gran bevitori e cacciatori!) ; giudici parrucconi; servitori fedeli; dame di maneggio; spiantatissimi letterati (come lo straordinario Bruntino!); ecclesiastici di ogni ordine e grado; e fino artigiani e barbieri e l’allegro spazzacamino”, tutti personaggi che lui trattava con sottile acume psicologico avvalendosi di una tecnica prodigiosa, stesure compatte e di tocco e uso sapientissimo delle lacche che preparava da sé.

Il “Ritratto di giovane gentiluomo” ora alloggiato in Carrara, “colma un tassello” delle nostre collezioni, sottolinea Paolo Plebani conservatore del Museo. “La Carrara è uno straordinario museo di ritratti, Moroni, Ceresa, Fra Galgario, Pisanello, Tallone, Pelizza da Volpedo… è un po’ una casa delle ritrattistica, una ritrattistica molto sincera, franca nel confronto col modello ed è anche la casa d’eccellenza per Fra Galgario. Quest’opera che si aggiunge alle nostre raccolte riempie uno spazio che aveva meno rilevanza in Accademia Carrara: è un’opera molto nota della maturità dell’artista, che fornisce una speciale opportunità di confronto e di arricchimento culturale, una grande occasione per il pubblico”.

Il prezioso nucleo di Vittore Ghislandi della Carrara, che nell’Ottocento per via dei cambiamenti del gusto si ridusse di una decina di pezzi, ma che annovera oggi trenta dipinti, si arricchisce così – grazie alla Direzione Musei Lombardia e al MiBACT – di un capolavoro di notevole fascino, che merita senz’altro una visita.

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