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Linda, neo cittadina italiana: “A Bergamo ho incontrato il mio angelo custode”

Majlinda (Linda) Papinji Kote, albanese d’origine, 53 anni, dopo 20 anni è diventata cittadina italiana. La cerimonia in municipio a Bergamo. A oggi i nuovi cittadini italiani sono 83

A Bergamo dall’inizio del 2020 ad oggi sono diventati nuovi cittadini italiani in 83, 40 donne e 43 uomini. Nel 2019, hanno prestato giuramento diventando cittadini italiani in 209 (118 donne e 91 uomini). Lo comunicano i registri di stato civile del Comune di Bergamo, il dato è rilevato sugli stranieri maggiorenni che hanno prestato giuramento. Uno di loro è Majlinda (Linda) Papinji Kote, albanese d’origine, 53 anni, cittadina italiana dopo 20 anni, che ha appena prestato giuramento in Comune.

Complimenti, Linda, adesso lei è cittadina italiana.

Grazie, sono davvero felice. Sono arrivata in Italia, e a Bergamo, nel 2000. Vent’anni sono passati in un soffio. Oggi sono qui con mia figlia, Edma, la fidanzata di mio figlio ed Anna, la mia datrice di lavoro, la donna senza la quale oggi tutto questo non sarebbe stato possibile. Mio marito lavora per una società di spedizioni: è un lavoro duro, che fa con tanto impegno e orgoglio. Avrebbe voluto essere qui con me, ma non era proprio possibile.

Da quando è in Italia?

La mia storia è come quella di tanti emigrati, donne e uomini che hanno lasciato il proprio paese d’origine alla ricerca di un futuro migliore per sé e per la propria famiglia. Nel 2000 sono partita da Valona, Albania, dove sono nata 53 anni fa, per cercare una vita migliore di quella dei miei genitori. Senza guerra, fame, corruzione. Mio marito Edmond è partito un anno prima di me. Era il 1999 ed è stata molto doloroso salutarci, eravamo una famiglia unita. I nostri due figli, Evi ed Edma, a quell’epoca 10 e 8 anni, sono rimasti con i nonni, i miei genitori. Di prima mattina li ho salutati e ho preso un aereo da Tirana. Avevo il cuore gonfio e il groppo in gola. È stata durissima, ma ero determinata.

Prima dell’Italia, l’Austria.

Con un visto turistico e la dichiarazione di garanzia da parte di mia sorella sono arrivata in Austria, dove lei era emigrata qualche anno prima. Ci sono stata un mese e poi sono ripartita alla volta dell’Italia per raggiungere mio marito, che nel frattempo era arrivato a Bergamo da Brindisi.

Poi ha raggiunto suo marito a Bergamo.

Edmond era stato ospitato e a sua volta garantito da un suo cugino. Come turisti però sapevamo di avere poco tempo a disposizione. Bergamo ci era nota per essere una città ricca, dove c’era lavoro e si viveva bene. Abbiamo vissuto due mesi da mio cognato e tre in albergo. Poi, il nostro permesso di soggiorno è scaduto ed entrambi siamo diventati irregolari. Sentivamo crescere l’ansia, il rischio, non avevamo tutele, il nostro sogno poteva svanire. Non ci siamo abbattuti, non siamo mai stati senza lavorare. Abbiamo incontrato persone buone, accoglienti, che ci hanno aiutato, appena possibile, a regolarizzare la nostra posizione.

A Bergamo ha incontrato il suo “angelo custode”, Anna.

Ho messo un annuncio sul giornale e ho trovato lavoro come assistente familiare. Ho incontrato persone per bene e ospitali. Dopo un paio di esperienze, ho incontrato la signora Anna, che mi ha accolta nella sua casa in modo speciale e mi ha aiutato a capire tante cose del Paese e della città in cui mi trovavo, delle pratiche burocratiche, delle questioni sanitarie.

Linda Papinji Kote

E poi, finalmente, la sanatoria.

Mio marito è riuscito a regolarizzare la sua posizione con la sanatoria del 2004 del governo Berlusconi. Questo è stato l’inizio della nostra nuova vita. Anche io, poi, con il ricongiungimento familiare mi sono regolarizzata. Eravamo di nuovo una famiglia alla luce del sole. Di nuovo tutti insieme, anche con i figli.

Perché l’Italia e perché Bergamo?

Tutta la famiglia in Albania vedeva la tv italiana; ammiravamo l’Italia, era bella, tutti erano belli. Ci siamo innamorati di questo Paese. Abbiamo molte cose in comune, noi albanesi con gli italiani: il mare, la cucina, l’amore per la famiglia. I miei nonni erano greci, sarebbe stato più facile andare in Grecia anche solo perché conoscevo la lingua a differenza dell’italiano che ho dovuto imparare qui. Ma avevamo l’Italia nel cuore. A Bergamo siamo arrivati perché mio cognato è stato trasferito qui per lavoro. Restarci è stata una scelta.

Come ha vissuto i primi tempi a Bergamo?

Bene, da subito. I bergamaschi apprezzano i grandi lavoratori come loro. I bergamaschi sono generosi, altruisti. Di Bergamo mi piace tutto, anche la polenta e i casoncelli! Con il dialetto, beh…il bergamasco è difficile ma qualcosa capisco. Mio figlio Evi invece lo capisce e lo parla tra amici e colleghi.

I tuoi figli sono contenti?

Evi si è diplomato al Pesenti e lavora in una ditta metalmeccanica dove si trova molto bene. Edma è diplomata all’Istituto alberghiero, ha lavorato nel turismo e nella ristorazione. È una ragazza onesta, seria, ama viaggiare e sono certa che riuscirà a trovare un nuovo lavoro adatto a lei. Stanno bene, hanno tanti amici. Siamo e sono contenti.

Lei è la prima cittadina italiana della famiglia?

Il primo è stato mio figlio Evi, diventato cittadino italiano l’anno scorso, a novembre. Mia figlia Edma ha avuto l’approvazione dal Presidente della Repubblica ed è in attesa della notifica da parte della Prefettura di Bergamo. Per Edmond, mio marito, l’iter è in corso. E oggi festeggio io!

Com’è andata la cerimonia in Comune?

Il giuramento è durato una mezz’ora, alla presenza del consigliere comunale Roberto Cremaschi, delegato del sindaco, che mi ha dato il benvenuto della città e mi ha donato una copia della Costituzione Italiana. Ero molto emozionata. Mia figlia, mia nuora ed Anna mi hanno fatto una gran festa sin da subito.

Come si sente da cittadina italiana?

Mi sento più sicura, a casa. E questo per me è davvero importante. L’Italia e Bergamo mi hanno aperto le porte e hanno offerto a me e alla mia famiglia la speranza di un futuro migliore.
Vorrei dedicare questa giornata a mio padre, Stathi, che non ho potuto rivedere né salutare prima di morire perché se fossi uscita dall’Italia non sarei potuta ritornare. Questa cittadinanza la dedico a te, papà.

 

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