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Covid, chiesto aiuto agli specializzandi: “Presenti, ma saremo ancora medici di serie B?”

La Regione chiama, ma sono ancora senza riconoscimento: "Non siamo solo studenti, abbiamo lavorato duramente in ospedale e vogliamo essere tutelati"

“La seconda ondata era prevedibile, ma nessuno si sarebbe mai aspettato che sarebbe arrivata così in fretta”. Bruno Barcella, specializzando bergamasco di 28 anni in Medicina d’emergenza-urgenza al Policlinico San Matteo di Pavia, commenta così la preoccupante situazione sanitaria che sta vivendo in prima persona. Di nuovo.

Bruno, come tanti altri suoi colleghi specializzandi, ha lavorato sempre in prima linea durante la fase più acuta della pandemia che ha così duramente coinvolto gli ospedali lombardi. Ora si
prepara ad affrontare la seconda ondata: “Negli ultimi giorni la situazione è precipitata, settimana scorsa non era così grave. Nell’arco di queste poche giornate abbiamo già riempito un padiglione
adibito al Covid-19”.

Tant’è che Regione Lombardia ha di nuovo chiesto aiuto agli specializzandi in medicina per affrontare la seconda ondata, in particolare per contact tracing (l’attività di ricerca e gestione dei contatti di un caso confermato Covid), supporto alla centrale operativa Areu e alle operazioni di vaccinazioni anti influenzali.

Eppure, nonostante il duro lavoro e l’impegno dimostrato nella prima fase e l’appello degli ultimi giorni, il riconoscimento nei confronti dei medici specializzandi è ancora in stallo. Si tratta di una situazione che si ripresenta ormai da mesi, dalla fine della prima ondata: era il
22 giugno quando buona parte degli specializzandi lombardi ha manifestato sotto il Palazzo della
Regione per chiedere di non essere più riconosciuti come medici di ‘serie B’ e valorizzare dal punto di vista economico, sociale e formativo il loro lavoro.

Una battaglia portata in Consiglio regionale dal consigliere Niccolò Carretta che commenta in un post Facebook: “È da marzo che attendiamo risposte sul fatto che agli specializzandi non è stato riconosciuto alcunché per il lavoro svolto durante la prima ondata, tanto è vero che nonostante le promesse pagheranno le tasse universitarie come sempre. Per non parlare del fatto che mi segnalano che non sono costantemente monitorati con tamponi (e parlo di chi sta in PS o in reparto) e hanno problemi con le dotazioni delle mascherine. Non si fa così”.

Non solo, infatti, gli specializzandi sono stati esclusi dal bonus Covid destinato ai medici, ma la promessa fatta dai vertici in Regione di diminuire le tasse universitarie (a partire da quella di fine ottobre-inizio novembre) non è ancora stata rispettata, nonostante l’ attività didattica continui ad essere interrotta per venire dirottati nei reparti in cui serve personale, tralasciando così la formazione.

“Chiediamo non solo un riconoscimento economico, ma vorremmo vedere riconosciuta l’attività svolta ed essere tutelati sul luogo di lavoro dal punto di vista sanitario come tutti gli altri – aggiunge Barcella -. Noi non siamo solo studenti, siamo medici in formazione che lavorano in ospedale e abbiamo lavorato duramente durante la prima ondata. Abbiamo anche noi dato in tutto e per tutto il nostro contributo per far fronte all’emergenza: ci siamo spesi al 100% senza mai tirarci indietro”.

Hanno anche condiviso i rischi sanitari “per noi stessi e le nostre famiglie, i turni massacranti e le difficoltà umane – conclude -. Nessuno mai ha guardato il proprio monte ore e abbiamo sempre dato la nostra disponibilità per sostituire i nostri colleghi che erano risultati positivi. Anche noi siamo stati travolti da una situazione che ci ha fatto sentire impotenti, stando vicino ai pazienti nella loro solitudine e facendo da ponte tra loro e i parenti, comunicando a volte la dura verità. Ovviamente risponderemo all’appello della Regione e lavoreremo ancora duramente per fare il nostro meglio nel contrastare l’emergenza sanitaria, ma saremo ancora considerati medici di serie B?”.

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