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L’eutanasia per i bambini fa discutere, in Olanda è legge

Il ministro della salute Hugo De Jonge ha annunciato, tramite una missiva al Parlamento, di aver trovato un accordo per l’estensione del diritto all’eutanasia ai bambini affetti da patologie terminali

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Discutere di eutanasia (dal greco antico traducibile come “buona morte”) nel nostro Paese è, da sempre, un grande terno al lotto e le reazioni possono essere molteplici: c’è chi è fortemente contrario, chi è molto favorevole e chi, nel mezzo, approva, ma facendo le dovute distinzioni. Ognuno è in diritto di giudicare la questione in base alla propria sensibilità e all’educazione ricevuta ma ciò che è certo è che in Italia tale pratica è illegale in ogni sua forma. Non siamo però i soli: nel Vecchio Continente infatti anche l’Irlanda vieta ogni forma di eutanasia così come il Portogallo, ammettendo solo l’interruzione delle cure in casi estremi, mentre in Stati come la Svezia, la Germania, la Finlandia, l’Austria, la Spagna e la Repubblica Ceca è accettato il concetto di sospensione delle cure (o eutanasia indiretta) nei confronti del malato terminale, rifiutando però di prendere direttamente parte al trapasso del paziente.

In questo campo gli indiscussi apripista continentali, oltre alla Svizzera nel lontano 1942, furono l’Olanda e il Belgio che per primi, rispettivamente nel 2002 e nel 2003, legalizzarono la “dolce morte” a patto che il richiedente fosse un malato costretto a patire insostenibili sofferenze per poi, nel 2016, estenderla anche ai minori con condizioni di salute considerate senza via d’uscita.

Dal 13 ottobre nei Paesi Bassi si è però fatto un ulteriore passo avanti: il diritto all’eutanasia verrà infatti esteso anche ai bambini di età compresa tra gli 1 e i 12 anni, precedentemente esclusi dalla legge, nel caso in cui il piccolo malato chieda esplicitamente e più volte di poter mettere fine alla propria vita. Il problema a questo punto passa totalmente sul piano etico e diventa lecito domandarsi il motivo per cui nel nostro Paese lo spauracchio della morte di una persona cara sia così forte da fare in modo che, a un dipartita dignitosa e volontaria, sia preferibile tenere in vita un individuo tra atroci sofferenze, favorendogli il trapasso nel migliore dei casi tramite l’agonizzante sospensione dell’alimentazione artificiale. La principale critica mossa a questo tipo di provvedimenti è quella che, una volta legalizzata, l’eutanasia permetterebbe a chiunque, anche se in salute, di porre fine alla propria esistenza per via di sconforti momentanei causati da eventi traumatici o a causa di periodi, più o meno lunghi, di depressione e tristezza.

Tali critiche sono però tanto futili quanto pretestuose: anzitutto l’Olanda stessa ha escluso le sindromi depressive dalle motivazioni valide per richiedere l’eutanasia, e inoltre dobbiamo smettere di credere che tale pratica funzioni come le “cabine telefoniche del suicidio” della serie animata “Futurama” in cui una persona qualunque entra, inserisce una monetina e dalla cornetta escono innumerevoli lame e coltelli per terminare la vita del cliente.

L’eutanasia è un processo assolutamente volontario e nobile per cui un individuo decide, in prima persona o dando mandato a qualcun altro, di terminare in modo dignitoso, spesso addirittura nella propria abitazione, le proprie sofferenze, evitando di sopravvivere (e non di vivere, come molti credono) in stati semi o totalmente comatosi in cui non gli è permesso nemmeno di aprire gli occhi o banalmente di respirare da solo.

Bloccare e bocciare leggi di questo tipo nascondendosi dietro a questioni fantoccio come quella della pericolosità di far morire chiunque passi una brutta giornata è quantomeno sciocco, retrogrado e segno di un sempreverde eco che la morale cattolica ancora ha nel nostro Paese: tutti passano giornate, settimane, mesi o addirittura anni di sconforto e tristezza eppure solo pochi, con estrema sofferenza dei cari, effettivamente si suicidano. A patto che lo si voglia fare davvero, togliersi la vita non è difficile e se a farlo è qualcuno gravemente malato ma non ancora costretto in un letto di ospedale nessuno ne parla, forse perché difficilmente tali gesti possono essere strumentalizzati con finalità politiche. Se però chi vuole “suicidarsi”, anche se definire l’eutanasia in questi termini non è propriamente corretto, è una persona impossibilitata a farlo da una malattia, a quel punto la sua esistenza diventata la cosa più sacra ed intoccabile che esista condannando così i cari, e più di tutti la persona stessa, a lunghe ed atroci sofferenze.

Non lasciamo che argomenti tabù uniti ad impostazioni non laiche del nostro Stato gettino migliaia di persone nello sconforto di essere vere e proprie prigioniere del proprio corpo e, più di ogni altra cosa, cerchiamo sempre di pensare con la nostra testa, senza condizionamenti esterni figli di mentalità retrograde, giudicando ogni individuo come un mondo a sé stante e cercando in ogni momento di metterci nei suoi panni perché un giorno, forse, potremmo trovarci nella sua stessa situazione.

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