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Processo Tizzani: le contraddizioni di figlio e nuora, per il pm “falsa testimonianza” foto

La coppia in aula ridimensiona le liti tra l'imputato e la moglie Gianna del Gaudio, uccisa la notte tra il 26 e il 27 agosto 2016: ora rischiano l'incriminazione

Rischiano di essere accusati di falsa testimonianza Paolo Tizzani ed Elena Foresti, chiamati a testimoniare al processo per l’omicidio di Gianna del Gaudio.

Secondo il pubblico ministero Laura Cocucci, che in aula ha annunciato che trasmetterà gli atti alla procura per la loro incriminazione, i due, durante la deposizione di fronte alla corte presieduta dal giudice Giovanni Petillo, sono caduti in una serie di contraddizioni sul rapporto tra la vittima e il marito Antonio Tizzani, accusato del delitto, rispetto a quanto avevano dichiarato e messo a verbale negli interrogatori resi nei giorni successivi all’assassinio, avvenuto nella notte tra il 26 e il 27 agosto 2016 nella villetta di piazza Madonna delle Nevi a Seriate.

La stessa Elena, messa alle strette oltre che dal pm anche dall’avvocato Giovanna Agnelli, legale dell’imputato, ha ammesso di “aver ingrandito le cose quando era stata sentita dai carabinieri perchè loro le avevano detto di farlo”. Il riferimento è alle liti tra Gianna e Antonio, argomento al centro dell’udienza di mercoledì nell’aula uno del tribunale di Bergamo.

In particolare la donna ha ridimensionato la parte sulle aggressioni fisiche, parlando di “una sola sberla, che non era propria una sberla…”, le sue parole in lacrime (“sono agitatissima”, si è anche lasciata scappare). Ha poi aggiunto che “Gianna non mi ha mai detto che copriva i lividi provocati dalle botte di Antonio con dei maglioni lunghi, quello che dissi non è vero”.

Anche suo marito Paolo rischia la stessa accusa, con una versione dei fatti davanti al giudice più protettiva nei confronti del padre, in aula come a ogni udienza. Il 37enne ha detto, sempre a differenza di quanto dichiarato quattro anni fa, di non aver mai assistito di persona alla scena della madre presa per i capelli.

Il figlio ha poi cercato di spiegare i motivi dei litigi tra i genitori: “Erano una coppia felice, che andava d’amore e d’accordo. A volte capitava che discutevano, ma spesso era mamma che provocava papà parlando di un altro uomo solo per vedere la sua reazione e sentirsi desiderata”.

Dopo la loro deposizione, è stata la volta di un maresciallo dei carabinieri che ha curato le intercettazioni telefoniche e ambientali. Nei mesi successivi al delitto della moglie, Tizzani parla spesso da solo in auto. Sono tre le frasi di rilevo per il processo. La prima, già nota, “Cosa ho fatto, cosa ho fatto…», poi altre due più forti: “Ho ucciso un angelo” e “ho ammazzato mia moglie”.

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