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La sorpresa dello stop alle lezioni in classe per le superiori

Svaniscono tutte le attente, complicate e difficili decisioni riguardanti la gestione di entrate ed uscite, la sostituzione dei banchi e la suddivisione delle ore di didattica tra distanza e presenza.

Se fino a ieri, martedì 20 ottobre, le superiori della provincia bergamasca potevano tirare un sospiro di sollievo in seguito all’incontro in Prefettura che assicurava il mantenimento dell’organizzazione oraria decisa in estate con i doppi turni d’ingresso (anche se con l’aggiunta di una maggiore didattica a distanza), ora gli istituti di secondo grado sono ripiombati nel caos.

Svaniscono tutte le attente, complicate e difficili decisioni riguardanti la gestione di entrate ed uscite (attentamente ragionate con numerosi incontri con i gestori del trasporto pubblico locale), la sostituzione dei banchi e la suddivisione delle ore di didattica tra distanza e presenza.

O, almeno, sarà così fino al 13 novembre.

L’ha deliberato l’ultima ordinanza regionale
che obbliga le scuole secondarie di secondo grado e le istituzioni formative professionali secondarie di secondo grado a realizzare le proprie attività in modo da assicurare, dal 26 ottobre, il pieno svolgimento della didattica a distanza per le lezioni, qualora siano già nelle condizioni di effettuarla e fatti salvi eventuali bisogni educativi speciali. Agli altri istituti è raccomandato di realizzare le condizioni tecnico-organizzative nel più breve tempo possibile, per lo svolgimento della didattica a distanza.

Viene quindi dato un preavviso, il tempo tecnico di gestire l’imminente situazione, necessaria, come si legge nell’ordinanza, per rallentare il più possibile il ritorno di una fase due di pandemia da Covid.

Un tempo che, nella prima ondata dell’emergenza, non era stato dato: lasciando così dirigenti, professori e studenti a rimodulare tutta la scuola senza linee guida e nel buio più totale.

Adesso la situazione è diversa: il mondo scolastico è forse più preparato ad affrontare questa nuova sfida. Con l’augurio che diremo presto addio ad una didattica filtrata dalla tecnologia.

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