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Confesercenti, Caselli: “La somministrazione non può farsi carico da sola della crisi”

Filippo Caselli, Direttore di Confesercenti Bergamo, commenta l’annuncio di un ulteriore inasprimento delle misure restrittive contro bar, ristoranti ed altre attività della somministrazione lombarde, con l’anticipo di un’ora del “coprifuoco anti-movida” già disposto dalle ore 24 per le attività economiche del settore.

Filippo CaselliFilippo Caselli, Direttore di Confesercenti Bergamo

Filippo Caselli, Direttore di Confesercenti Bergamo, commenta l’annuncio di un ulteriore inasprimento delle misure restrittive contro bar, ristoranti ed altre attività della somministrazione lombarde, con l’anticipo di un’ora del “coprifuoco anti-movida” già disposto dalle ore 24 per le attività economiche del settore.

“La nostra organizzazione ha lanciato nei giorni scorsi un appello richiamando la necessità di uno sforzo comune per contenere la diffusione del Covid-19 per evitare nuove restrizioni che avrebbero messo ancora più in crisi le imprese, un appello generalizzato rivolto a clienti e istituzioni – afferma Filippo Caselli -. In pochissimi giorni è cambiato nuovamente il contesto e l’appello ad aiutare le imprese a rimanere aperte è già superato da nuovi provvedimenti, che da quello che si legge, imporrebbero ai cittadini il coprifuoco alle 23:00 e la chiusura di attività commerciali il sabato e la domenica”.

“Questa iniziativa porta con sé conseguenze molto negative per le imprese della ristorazione e del commercio in generale che sono già state, inutile dirlo, fortemente colpite dai provvedimenti restrittivi dei mesi scorsi – prosegue il direttore di Confesercenti Bergamo -. Gli operatori sono fortemente preoccupati, nei mesi scorsi hanno investito in sicurezza per presentarsi come luoghi sicuri ai clienti e al mondo del lavoro. Sia chiaro che per noi la tutela della salute dei cittadini viene prima di tutto, ma non possiamo consentire che le nostre attività passino come la causa dell’impennata dei contagi, si consideri che in ballo ci sono migliaia di posti di lavoro tra personale dipendente e piccoli imprenditori che non possono essere lasciati in balia di provvedimenti d’urgenza. Continuiamo a credere che si possa intervenire sulle situazioni di singole imprese o singoli territori che non rispettano le regole. Se invece spegniamo definitivamente i motori dell’Industria commerciale turistica faremo molta più fatica a ripartire quando le condizioni sanitarie lo permetteranno”.

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