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Dal monastero Matris Domini: “Donne sacerdotesse? I tempi sono più maturi”

Suor Angelita Roncelli, priora del Monastero Matris Domini: “L’importante è non perpetuare uno stile di potere clericale. Se si ripetessero i soliti cliché non ne varrebbe la pena”.

L’auspicio di Papa Francesco ad un maggior coinvolgimento nella Chiesa dei laici e, in particolare, delle donne (leggi qui), ci sollecita a raccogliere il punto di vista di alcune donne impegnate, laiche e religiose. Iniziamo da suor Angelita Roncelli, priora del Monastero Matris Domini di Bergamo. Originaria di Ponte San Pietro, Suor Angelita, 52 anni, guida una comunità di monache di clausura dell’Ordine dei Predicatori (domenicane), un gruppo di donne che hanno scelto di dedicare la propria vita alla preghiera e alla ricerca di Dio attraverso lo stile del fondatore, san Domenico di Guzman.

Papa Francesco ha auspicato, ancora una volta, che le donne assumano un ruolo più incisivo e da protagoniste anche dentro la Chiesa. Come valuta questa apertura?
Papa Francesco è sempre stato di questo avviso e l’ha condiviso con la Chiesa sin dall’inizio del suo pontificato. L’orientamento del Papa si inserisce nel solco del Concilio Vaticano II, che ha focalizzato e rilanciato il ruolo dei laici nella Chiesa, auspicandone un maggior coinvolgimento. Uomini e donne battezzati sono la Chiesa.

Senza l’impegno di moltissime donne parrocchie e comunità si fermerebbero. Cosa significa avere un ruolo incisivo dentro la Chiesa?
Nelle parrocchie, ci sono moltissime donne preparate e motivate, dalle catechiste alle animatrici liturgiche e di gruppi, educatrici, etc. Ma il loro ruolo è condizionato dalla figura del parroco, se dà più o meno spazio. Se lo stile è verticistico si blocca tutto. Pur senza generalizzare, oggi le donne sono soprattutto esecutrici pratiche di compiti. Animate e motivate dalla fede, certo. Ma partecipare e condividere le decisioni è diverso, crea più entusiasmo, una maggiore affezione verso il compito che si svolge. Le donne, come anche i laici, devono avere un margine d’azione. Una responsabilità, coniugata al dialogo, all’apertura e alla verifica di ciò che si fa e di come lo si fa.

Secondo lei esiste o dovrebbe esistere una gerarchia tra religiose e laiche impegnate nella Chiesa in quanto ad assunzione di ruoli?
Le religiose hanno lo stesso vincolo delle laiche in parrocchia e nell’attività pastorale parrocchiale. Religiose e laiche possono operare allo stesso modo. La situazione è diversa se facciamo riferimento a comunità e fraternità a sé stanti, come il nostro Monastero Matris Domini, per esempio. Noi non partecipiamo all’attività pastorale.

Come si prendono le decisioni in Monastero? Chi ha il timone di comando?
Da noi, al vertice, se così vogliamo dire, c’è la priora, che è eletta da tutte le suore che hanno diritto di voto (professe solenni). Priora significa “prima tra pari” e così è, secondo la tradizione degli ordini mendicanti. Per i tre anni del suo mandato è la garante della comunità, della vita comune. Decidere spetta a lei anche se certe decisioni le prende un organo collegiale, il capitolo, in modo democratico. Il capitolo decide lo stile della nostra preghiera e dell’accoglienza verso l’esterno: l’orario delle preghiere, anche quelle aperte a tutti, l’orario di parlatorio, lo stile con cui accogliere le persone. È molto bello decide, insieme, come vivere la nostra vita di preghiera. Per questioni più delicate, pratiche o che riguardano una consorella o qualcuno che a noi si rivolge per un aiuto, c’è un altro organismo collegiale più ristretto, il consiglio. La prioria cerca sempre un confronto prima di decidere.

Cosa ne pensa del ministero sacerdotale per le donne?
È pensabile, possibile. Il tema non va posto sul piano rivendicativo del potere “tanto alle donne quanto agli uomini”. Il punto non è questo. Dovrebbe avvenire un ripensamento di tutta l’attività della Chiesa in modo cooperativo e collaborativo meno gerarchico e piramidale; nello spirito del Concilio Vaticano II, che si è un po’ perso. Questo è il messaggio del Papa: negativo verso ogni clericalismo. Ci vorrebbe un ripensamento dello stile con cui si gestiscono i rapporti e le relazioni nella Chiesa. Il Battesimo rende i cristiani tutti uguali e tutti ugualmente capaci di vivere appieno la Parola. Lo specifico dei ministri è celebrare i sacramenti, ma tutte le altre attività della Chiesa possono essere svolte con una responsabilità condivisa. Ora i tempi sono più maturi. C’è spazio e cultura per un nuovo pensiero. Le donne ci sono, partecipano e decidono in tutti i campi dalla cultura, all’economia alla finanza, alla politica. Anche nella Chiesa potrebbero dare di più. L’importante però è non perpetuare uno stile di potere clericale. Se si ripetessero i soliti cliché non ne varrebbe la pena.

Serve un cambio di mentalità anche nella Chiesa sulla questione di genere
È quello che chiede il Papa nella sua preghiera. L’intenzione di preghiera per il mese di ottobre che ha condiviso nell’Angelus domenicale si pone proprio l’obiettivo di diffondere una certa sensibilità sul tema. Un’intenzione di preghiera serve per far pensare e riflettere. Serve il contributo di tutti: sacerdoti, religiose e laici. Serve anche un cambio di mentalità dal basso. Siamo tutti battezzati, tutti siamo Chiesa, la responsabilità è di tutti, ciascuno secondo la propria vocazione, laica o religiosa che sia.

Una suora di clausura può avere un ruolo incisivo nella Chiesa?
Sì, perché la preghiera è centrale nella Chiesa. Noi siamo a servizio della Chiesa nella e con la preghiera.

Per cosa state pregando, in questi giorni?
Preghiamo per la salute, per i malati di covid19 per chi è guarito, per chi soffre ancora, per tutti coloro che sono chiamati a prendere decisioni importanti per tutelare la comunità. Abbiamo pregato per Papa Francesco, travolto dalla questione del cardinale Becciu (l’ex prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi licenziato dal Papa per aver truffato le finanze vaticane, ndr), che ci ha molto colpite. Preghiamo perché il Papa possa lavorare serenamente e con collaboratori leali, che lo sostengono.

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