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Il commercio si schiera: “Nuovo lockdown? Non avrebbe senso, si tenga conto dei nostri sacrifici”

Il mondo economico bergamasco guarda con attenzione alle prossime decisioni di Governo, Regione o Comune, ma tutti concordano sulla necessità di evitare una nuova chiusura generalizzata.

Bergamo ha paura di un nuovo lockdown?

La curva dei nuovi contagi, dalla fine dell’estate e nelle ultime settimane, ha iniziato a rialzarsi e, nonostante strumenti e conoscenze a disposizione di medici e infermieri siano senza dubbio maggiori rispetto ai giorni più bui della pandemia, l’attenzione in campo sanitario è ai massimi livelli.

Il mondo economico, invece, guarda con forte interesse alla decisioni che sono state e verranno prese a ogni livello, in merito a eventuali restrizioni. 

“Non temo un nuovo lockdown, perché non avrebbe minimamente senso secondo il mio punto di vista – spiega Nicola Viscardi, presidente del Distretto Urbano del Commercio di Bergamo -. In relazione alla situazione iniziale, gli strumenti per contenere il virus ci sono, infatti i decessi sono diminuiti come dimostrano i dati giornalieri. Se ci dovessero essere delle chiusure, secondo me dovrebbero essere più circoscritte. Se in Lombardia aumentano i numeri di nuovi contagiati, non avrebbe senso mettere in quarantena tutte le province, non è proprio il caso”. 

Differente, ma non molto, è l’opinione del direttore di Ascom, l’associazione che rappresenta gli imprenditori del commercio, Oscar Fusini che afferma: “Quando ho capito i danni economici che un’epidemia come il Covid potesse portare, non mi sarei mai aspettato che il settore alimentare sarebbe ripartito efficacemente, si puntava inizialmente alla riapertura di tre ristoranti su dieci, e invece ne sono stati riaperti nove su dieci. Il recupero dopo la quarantena è avvenuto in maniera graduale, ad oggi posso ritenermi soddisfatto anche perché tutti gli strumenti per non diffondere il virus noi li abbiamo messi a disposizione. I clienti stessi possono affermare la presenza delle misure che prevengono il contagio. A me preoccupa il rischio di una chiusura generale forzata dal presidente del consiglio, Giuseppe Conte, come è già avvenuto in passato, spero vivamente di non arrivare a ciò. Prima di chiudere ristoranti e negozi che permettono all’economia di circolare, bisognerebbe innanzitutto valutare chiusure scolastiche e di conseguenza evitare gli assembramenti all’interno degli autobus, dove il contagio può avvenire più facilmente. Dati i nuovi aumenti delle vittime del virus, capisco le nuove restrizioni del Dpcm che limitano la partecipazione alle cerimonie ad un massimo di 30 persone, la chiusura dei ristoranti alle ore 24, ma sarebbe stato più importante e adeguato puntare sul rispetto delle regole da parte delle persone, perché in mancanza di buonsenso e autocontrollo, i contagi aumenterebbero a prescindere”. 

Rispetto delle regole che a Bergamo sembra resistere più che in altri territori: il ritorno della pandemia, qui, pare viaggiare a velocità ridotta non solo rispetto al resto del Paese ma anche solo in confronto alle province vicine, dove il numero dei nuovi casi cresce in modo esponenziale.

“Il nostro compito come Associazioni di Categoria è quello di trovare soluzioni adeguate, affinché le attività produttive possano convivere con il virus, almeno fino a quando non sarà davvero disponibile un vaccino – aggiunge Cesare Rossi, vicedirettore di Confesercenti Bergamo -. I nostri imprenditori stanno facendo sacrifici enormi e il Governo e la Regione devono tenerne conto, anche mettendo a disposizione contributi e agevolazioni straordinari per sostenerli”.

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