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Arti marziali occidentali: alla sala d’armi Guardia di Croce la storia bergamasca e bresciana

Nella sede si trova il Museo dell’Arte Marziale e una palestra dove è possibile cimentarsi nelle antiche tecniche di combattimento

Quando si parla di arti marziali tanti pensano alle discipline orientali come il karate, il kung fu o il judo, ma non conoscono quelle occidentali. Entrambe vantano una grande tradizione, ma se le prime sono più note queste ultime per molti sono da scoprire.

Le loro origini sono antiche e si perdono nei secoli dando vita a una storia lunghissima e affascinante che riesce a raccontare la nostra società e i suoi cambiamenti: ripercorrendola si compie un appassionante viaggio nel tempo che ci porta fino al Medioevo. Nell’immaginario collettivo questa epoca è legata alle rievocazioni storiche ma, oltre allo spettacolo e all’aspetto folkloristico c’è un mondo più ampio da apprezzare con uno studio approfondito.

La marzialità (parola che ha origine dal dio Marte, dio della guerra e del combattimento) era largamente diffusa ma, nel corso degli anni, ha rischiato di andare perduta: per recuperarla è stato fondamentale l’appassionato e rigoroso lavoro di ricerca di alcuni precursori come Roberto Gotti, che hanno reperito e decodificato libri e trattati antichissimi ma anche armi storiche come spade, sciabole, pugnali e bastoni. Attraverso un’attenta analisi delle fonti Gotti è riuscito a ricostruire ogni dettaglio della realizzazione di queste armi e delle tecniche di combattimento che vengono trasposte nella realtà e si possono apprendere partecipando a lezioni e corsi con istruttori appositamente formati. A Botticino, in provincia di Brescia, così, 25 anni fa è nata la Sala d’Armi Guardia di Croce, centro di studio e pratica delle Antiche Arti Marziali Occidentali (HEMA), riconosciuto dalla Federazione Italiana di Scherma.

Nella sede si trova una palestra dove è possibile approfondirne la conoscenza e cimentarsi nel loro svolgimento proprio come in epoca medievale. Tutto avviene in sicurezza con spade costruite ad-hoc in acciaio ma flessibili, perfetti simulacri che permettono di allenarsi evitando gravi infortuni.

Il maestro Moreno dei Ricci spiega: “Prima del lavoro di ricerca effettuato da Roberto Gotti la pratica di queste arti marziali non aveva più canoni ben definiti, mentre ora sono stati individuati criteri chiari per svolgerle come nel passato. Nulla è casuale, tutto è studiato nel minimo dettaglio: ogni movimento e ogni gesto è coerente con la storia e ha una funzione precisa. In modo particolare, facciamo riferimento a “Opera nova dell’arte dell’arme”, trattato del maestro Achille Marozzo, del 1536, poichè lo consideriamo il più completo. Oltre a lui ci riferiamo ad altri antichi maestri come Fiore de’ Liberi, Filippo Vadi e Pietro del Monte, per avere una panoramica ancor più ricca per comprendere nel migliore dei modi l’uso della spada e tutte quelle dinamiche essenziali per un approccio integrale al combattimento”.

Lo studio dell’arte marziale europea non può essere separato dalla ricerca e dalla comprensione della storia delle antiche armi e dalla conoscenza dei maestri artigiani capaci di realizzarle. Oltre alla palestra, infatti, nella sede si trova il Museo dell’Arte Marziale (MAM), che custodisce circa 3mila pezzi tra armi e trattati di qualsiasi epoca. Moreno dei Ricci evidenzia: “La collezione raccoglie pezzi da tutto il mondo, dal nord Europa alla Germania, ma anche dai Paesi esotici, Arabia, Africa e India. Non mancano reperti italiani, per esempio Bergamo e Brescia hanno una lunga storia di produzione armigera: dai contadini ai mercanti, nei tempi antichi tutti si spostavano portando con sè un’arma. Nella provincia orobica nei secoli sono stati molti gli artigiani impegnati nella fabbricazione di alabarde, spade, pugnali e coltelle, come le famiglie di spadai gromesi Scacchi, Zuchini e Ginami. In vista dell’importante appuntamento con Bergamo e Brescia capitali della cultura sarebbe interessante dare spazio anche a questo ambito di ricerca per raccontare i cambiamenti della nostra società e la sua storia”.

Per gli studenti, infine, Roberto Gotti ha sostenuto e supporta la stesura di tesi universitarie per approfondire questi argomenti.

A contraddistinguere la sala d’armi Guardia di Croce è l’unione fra storia, cultura e sport. Nicolas, che frequenta il primo anno del corso di scherma antica, sottolinea: “Un amico mi ha accennato dell’esistenza di questa realtà e mi ha conquistato l’abbinamento tra la parte storica e quella sportiva. Conoscevo la scherma olimpica ma non questo tipo di attività: frequentare le lezioni non significa tanto combattere ma scoprire e far rivivere la nostra storia, dalle consuetudini dell’epoca agli aspetti più pratici comprendendo per esempio come veniva forgiata una spada”.

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