BergamoNews it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Sanità in Val Brembana, i sindaci: si ripristino i servizi all’ospedale e maggior sostegno alle Rsa

Confermata anche la volontà di segnalare violazioni che si ritiene configurino l’ipotesi di “interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità”. Rimane l’attenzione sulle RSA, dopo il tragico periodo vissuto ad inizio anno. Goglio, sindaco di Olmo al Brembo: “Chiediamo budget inalterati e screening continuo del personale sanitario, per prevenire l'insorgere di nuovi focolai”.

Compattezza ed unità d’intenti per mantenere inalterati i servizi del presidio ospedaliero di San Giovanni Bianco. I sindaci della Valle Brembana l’avevano promesso nei giorni scorsi e l’hanno certificato con il voto unanime di martedì 13 ottobre durante l’assemblea della Comunità Montana.

Voto che conferma le richieste (presentate nella mozione di Vittorio Milesi, sindaco di San Pellegrino, e Carmelo Goglio, primo cittadino di Olmo al Brembo, inviata poi in Regione) di ripristino di diversi servizi “a tutela del diritto alla salute dei cittadini della Valle Brembana”. Un diritto alla salute che riguarda un presidio ospedaliero di base, quello di San Giovanni Bianco, con un bacino d’utenza che, si legge nella mozione, “supera la soglia minima degli 80mila abitanti (quindi con presenza necessaria di Pronto Soccorso, Medicina interna, Chirurgia generale, Ortopedia, Anestesia e servizi di h24 di Radiologia e Laboratorio) in quanto la struttura ospedaliera risulta di riferimento, oltre che per la popolazione dei 37 Comuni della Valle Brembana, anche per i 20 Comuni della Valle Imagna- Villa d’Almè, per una popolazione complessiva di circa 95mila abitanti”.

Utenza della struttura ospedaliera brembana che si riferisce al Distretto di Bergamo, “che comprende 63 Comuni con una popolazione complessiva di 247mila abitanti”. A tal proposito, i sindaci prendono ad esempio il presidio ospedaliero di Piario: “una struttura ospedaliera posta a garanzia del diritto alla salute di un territorio per caratteristiche, conformazione e popolazione analogo a quello del Presidio Ospedaliero di San Giovanni Bianco, alla quale l’ASST Bergamo Est continua ad assicurare tutte le attività indicate da decreto ministeriale per i presidi ospedalieri di base”.

I sindaci ribadiscono le richieste già portate avanti precedentemente: il ripristino di tutti i servizi obbligatori per i presidi ospedalieri di base, la riapertura del reparto di pediatria, l’erogazione continua ed effettiva delle attività ambulatoriali (con la trasparente indicazione degli orari settimanali), il ripristino H24 dell’auto medica, il ripristino dei test mammografici anche al di fuori degli screening programmati da ATS, la riapertura del servizio di fisioterapia presso il poliambulatorio di Zogno, la verifica dei tempi d’attesa del pronto soccorso, la risoluzione della questione del trasporto dei dializzati, la definizione della problematica riguardante la chiusura delle comunità psichiatriche che ospitano soggetti psichiatrici giovani e il ripristino del tavolo di lavoro e di confronto, almeno ogni 3 mesi, per assicurare e favorire una informazione puntuale al territorio circa i servizi erogati e l’evoluzione dei servizi ospedalieri.

Confermata anche la volontà di segnalare violazioni che si ritiene configurino l’ipotesi di “interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità”.

Voto unanime anche per quanto riguarda la richiesta a Regione Lombardia di una nuova politica ed una nuova revisione della sanità territoriale, in particolare riguardo ad un rinnovato sostegno alle RSA.

“La sanità territoriale sembra ormai smantellata, deve esserci un cambio di politica sanitaria che, a maggior ragione in questo periodo, deve guardare maggiormente alla prevenzione” – spiega Carmelo Goglio, sindaco di Olmo al Brembo. “Chiediamo che vengano mantenuti per le RSA dei budget inalterati per non minare la solidità finanziaria degli Enti (vista anche la richiesta di avere il 10% dei posti scoperti per far fronte ad una nuova emergenza), l’obbligatorietà dei tamponi per il personale sanitario (ogni dieci giorni, perchè unici potenziali portatori del virus all’interno delle strutture) con una compartecipazione economica di Regione, per uno screening continuo del personale sanitario al fine di prevenire nuovi possibili focolai all’interno di strutture con ospiti particolarmente esposti”.

Unanimità di vedute suggellata anche in seguito al comunicato di Anna Paola Callegaro, segretario Aziendale Anaao-Assomed all’interno dell’ASST Papa Giovanni XXIII, che sulla questione –presidio di San Giovanni Bianco afferma come “l’ospedale della Valle Brembana sia sicuro per quanto riguarda il Pronto Soccorso e l’Emergenza/Urgenza proprio perché strettamente collegato con il Papa Giovanni. Si dovrà prendere atto che un Pronto Soccorso così vicino ad un grande ospedale non ha ragione d’essere con volumi così bassi. Dal momento che i sindaci fanno riferimento al Decreto Ministeriale 70/2015, ricordiamo che nessuno dei requisiti posseduti dall’ospedale vallare è riconducibile al cosiddetto presidio ospedaliero di base: non la popolazione, non i volumi, non gli accessi al Pronto Soccorso”.

Un altro tema, non secondario, evinto dalle parole di Anna Paola Callegaro, è quello della difficoltà dei medici a lavorare sul territorio brembano: “Situazioni di questo tipo sono frequenti in Lombardia e certamente i medici soffrono le difficoltà a garantire standard adeguati in assenza di volumi e organici adeguati. Ma mentre gli organici sono in teoria aumentabili, posto che vi sia qualcuno che voglia lavorare in luoghi così insicuri per pazienti e operatori, resta il fatto che i volumi non si danno da soli. Una delle tante prove di questo è la continua fuga di medici verso altri lavori meno impegnativi e pericolosi. Ricordiamo che abbiamo già sottolineato come l’Ospedale Papa Giovanni sia in difficoltà a garantire i servizi a San Giovanni Bianco e alcuni medici hanno lasciato il lavoro proprio per evitare di salire lassù. Il territorio si rinforza con ambulatori specialistici diffusi, presidi per subacuti, riabilitazioni, capillare distribuzione di infermieri di comunità e lavoro in team con i medici di medicina generale. In una parola efficienti e diffusi Presidi Ospedalieri Territoriali”.

“Un pensiero che va in direzione opposta rispetto a quanto richiesto dai sindaci e dal territorio, con un profondo rammarico in particolare a quanto ha dovuto subire durante il periodo pandemico – ha commentato sconcertato Marco Milesi, sindaco di San Giovanni BiancoDopo l’esperienza della pandemia abbiamo tutti il dovere di migliorare e incrementare i servizi sul territorio, a partire dall’ospedale, e non il contrario”.

Lapidario nel commento anche Jonathan Lobati, presidente della Comunità Montana: “Una dichiarazione opportuna, con un attacco ai sindaci gratuito e fuori luogo”.

“Sconcertante e vergognoso” commenta Vittorio Milesi, sindaco di San Pellegrino.
In un territorio sotto la lente d’ingrandimento per quanto riguarda la difficile situazione sanitaria in corso, le annose questioni relative alla salute assumono una valenza ancora maggiore. Per questo, i sindaci portano avanti le proprie ragioni, in maniera coesa, cercando di difendere il più possibile il diritto alla salute dei propri cittadini.

IL PD: SOSTEGNO AI SINDACI DELLA VAL BREMBANA

Esprimiamo la nostra contrarietà rispetto alle posizioni di Anaao-Assomed dell’Asst Papa Giovanni XXIII sull’ospedale di San Giovanni Bianco, espresse recentemente in un comunicato stampa a firma del Segretario Aziendale Anna Paola Callegaro, ed  in particolare all’affermazione che gli ospedali, come quello di San Giovanni Bianco, “non hanno più ragion d’essere”.

L’appello votato all’unanimità dei 37 Sindaci della Valle Brembana lo scorso 05 ottobre non ha nessun obiettivo elettorale, a differenza di quanto sostenuto nel succitato comunicato di Anaao-Assomed, ma ha come unico obiettivo quello di veder garantito e tutelato il diritto alla salute dei cittadini che abitano l’intero territorio vallare.

Per quanto riguarda il mancato raggiungimento da parte dell’Ospedale di San Giovanni Bianco dei requisiti necessari per essere considerato, secondo il Decreto Ministeriale 70/2015, Ospedale di Base, è palese che essendo un presidio utilizzato dal Papa Giovanni anche per attività per pazienti che provengono da fuori Valle Brembana, il bacino d’utenza deve essere considerato quello dell’intero distretto e non, per comodità, solo quello vallare.

Si ricorda inoltre che nel citato decreto, la norma prevede che per zone particolarmente disagiate, possono essere previsti presidi ospedalieri di base anche in deroga ai parametri minimi.

Riteniamo che la Valle Brembana abbia tutte le caratteristiche per essere considerata, da questo punto di vista, una zona disagiata e quindi, sostenendo la richiesta dei 37 Sindaci, in rappresentanza della popolazione della Valle Brembana, condividiamo pienamente la necessità di vedere garantiti presso l’Ospedale di San Giovanni Bianco i servizi obbligatori previsti per i presidi di base.

Non è una “questione elettorale”, ma è la legittima richiesta di un territorio di veder garantito il diritto alla salute.

BELOTTI, LEGA: “UN ATTACCO POLITICO”

“Ho letto l’aspro comunicato della segretaria aziendale dell’Anaao-Assomed dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Anna Paola Callegaro in cui sentenzia che ospedali periferici come quello di San Giovanni Bianco “non hanno più ragion d’essere” commenta l’onorevole Daniele Belotti della Lega.
“Non sono un medico e non mi metto a fare il tuttologo, ma le pesanti affermazioni della Callegaro contro i sindaci della Val Brembana, definiti come esempio “dell’incapacità politica di parlare chiaramente”, e la Regione, accusata di essere “sempre stata più sensibile ai voti e ai sindaci di quanto non lo sia mai stata nei confronti di chi deve garantire il diritto costituzionale alla salute”, non possono passare in silenzio”.
“È vero, i piccoli ospedali non possono offrire i servizi di quelli più grandi e strutturati, ma il cittadino va tutelato al di là della sua residenza, a meno che si consideri uno che abita a Mezzoldo o Valtorta di serie B rispetto a chi abita in Città Alta o in Porta Nuova. E i rappresentati legittimamente eletti dalle loro comunità hanno il dovere di difendere i diritti dei propri cittadini, non solo per una questione elettorale, ma per il futuro dei propri territori.
I sindaci servono anche a questo, a maggior ragione se espressione di piccole comunità di valle: come possiamo pensare di tutelare la montagna, di evitare lo spopolamento delle valli, se a questo territorio togliamo i servizi fondamentali? Del resto anche la dottoressa Callegaro si è lanciata in politica candidandosi alle ultime comunali a Bergamo con la Lista Gori con l’intenzione di passare “dall’io al noi, per portare avanti un tipo di comunità e di vita di gruppo da recuperare anche in una logica di quartiere” al fine di “portare avanti l’idea di una politica sanitaria partecipata per raccogliere i bisogni delle persone e per portare all’attenzione le istanze dei malati”.
La dottoressa Callegaro, se fosse stata eletta a PalaFrizzoni con il centrosinistra, avrebbe portato avanti questo obiettivo da consigliere comunale, perché allora i sindaci della Val Brembana non possono fare altrettanto “raccogliendo i bisogni delle persone per portare all’attenzione le istanze dei malati?”.
La segretaria dell’Anaao-Assomed sottolinea che nessun paese della Valle Brembana dista più di 90 minuti dall’ospedale più importante, per motivare la sua preoccupante conclusione per cui la struttura di San Giovanni Bianco “non ha più ragion d’essere”, lasciando intendere che i residenti di Cusio e Carona possono farsi tranquillamente un’ora e mezza di strada per andare al pronto soccorso del Papa Giovanni. Ma se la strada è poca, perché, come dice la Callegaro, nessun medico “vuole salire lassù”? Sicuri che sia solo per “l’insicurezza per pazienti e operatori” (parole che creano allarme tra gli utenti e offendono i colleghi che, con abnegazione, garantiscono un servizio apprezzato dal territorio) e non proprio per la distanza e la strada trafficata per raggiungere San Giovanni Bianco? Se vogliamo tutelare la montagna, ragioniamo su come garantire i servizi fondamentali alle comunità che vivono nelle valli, perché a forza di tagliare scuole, ospedali, poste, uffici statali, banche, ci ritroveremo paesi deserti e un territorio allo sbando”.

CARRETTA (AZIONE): INTERVENGA LA REGIONE

Niccolò Carretta, consigliere regionale di Azione interviene sulla vicenda dell’ospedale di San Giovanni Bianco e dichiara: “È naturale che un presidio ospedaliero come quello di San Giovanni Bianco debba essere al centro di un serio progetto di rilancio nel rispetto della sicurezza sanitaria e in una logica dialogante con l’Ospedale Papa Giovanni XXIII. Questo nodo però – ricorda Carretta – è totalmente nelle mani della Lega che governa questa Regione da anni ormai e che non si è ancora assunta le responsabilità di dire ai cittadini quale sia il futuro della sanità di montagna che a mio avviso è, giorno dopo giorno, sempre più trascurata. Auspico che si attivi presto, anche nelle sedi istituzionali, un tavolo di incontro e confronto tra le parti perché comprendo la preoccupazione dei sindaci alla quale avevo dato seguito con un’interrogazione alla Giunta regionale. 

All’Onorevole Daniele Belotti rispondo che se la situazione è complessa e ci troviamo in questo dibattito, la responsabilità è solo nelle mani di chi governa la Regione Lombardia che, guarda caso, è del suo stesso colore politico. Ora la Lega, al posto di fomentare inutile caciara, si rimbocchi le maniche e cerchi di risolvere questa situazione in fretta perché il chiaro attacco politico è evidente ed inaccettabile e il mio auspicio è che sempre più si impari a separare le diatribe politiche, che a Belotti piace sfruttare, da temi delicati come questi. lo si faccia per il bene della comunità, dei sindaci e dei cittadini tutti”.

© Riproduzione riservata

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da Francesco Giuseppe

    Bravo Belotti, continua la lotta.