Ospedale Papa Giovanni, disturbo post-traumatico per il 30% dei pazienti Covid - BergamoNews
Lo studio

Ospedale Papa Giovanni, disturbo post-traumatico per il 30% dei pazienti Covid

L'analisi su 1.500 persone ricoverate nella struttura bergamasca

«Quasi tutti i pazienti positivi al Covid hanno dimostrato elevata resilienza, sebbene nel 30% dei casi abbiano presentato anche una sintomatologia meritevole di approfondimento per una diagnosi di disturbo post-traumatico». È quanto emerge da un’attivita’ di ricerca avviata su 1.500 pazienti transitati all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo durante la fase acuta della pandemia Covid-19, valutati dalla UOC Psicologia dell’azienda ospedaliera in follow-up post Covid.

A presentarla alla Dire (Notiziario settimanale Psicologia) e’ Chiara Bignamini, psicologa e psicoterapeuta della Uoc di Psicologia.

Dalla ricerca e’ emersa anche «una bassa incidenza di sintomatologia di natura depressiva e una piu’ elevata, anche se contenuta, sintomatologia di natura ansiosa.

Diverse persone, inoltre, hanno lamentato difficolta’ di ordine cognitivo- fa sapere la studiosa- che alla nostra attenzione non hanno un cosi’ diretto riscontro, ma sono sicuramente meritevoli di approfondimenti».

A Bergamo durante la fase acuta della pandemia, spiega la psicoterapeuta, «ci siamo sentiti travolti inaspettatamente da un’onda anomala, adesso invece la situazione, almeno nella nostra percezione, e’ piu’ gestibile. Riusciamo a gestire gli accessi che arrivano alla nostra attenzione e- conferma la psicoterapeuta- si tratta soprattutto di condizioni che presentano elevati bisogni sul piano emotivo, perche’ nelle situazioni post traumatiche resta la paura che tutto riaccada ancora».

Tuttavia Bignamini si dice positiva rispetto alla «capacita’ di affrontare la pandemia, perche’ siamo tutti piu’ consapevoli. Nei mesi passati l’ospedale ha vissuto una guerra che abbiamo combattuto con tutti gli strumenti a disposizione.

La direzione ha organizzato corsi di formazione continua per tutti gli operatori e noi psicologi abbiamo fatto la nostra parte di formazione continua sulla gestione clinica di pazienti e familiari, sulla gestione degli aspetti traumatici durante la fase pandemica per contenere i danni di esiti traumatici e di deprivazione relazionale. Abbiamo scoperto di possedere tutti delle buone risorse di resilienza», conclude la psicologa.

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