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"Dietro all'incidente in cui persero la vita Luca e Matteo ci fu una loro provocazione" - BergamoNews
Le motivazioni del giudice

“Dietro all’incidente in cui persero la vita Luca e Matteo ci fu una loro provocazione” video

A un mese dalla discussa sentenza a 6 anni e 8 mesi per Scapin, il Gip spiega che "lo scontro non fu esclusiva conseguenza dell'azione del colpevole"

“La causa dell’incidente è riconducibile anche alla condotta di guida di Luca Carissimi e Matteo Ferrari”. Il giudice per le indagini preliminari Massimiliano Magliacani spiega così la decisione di condannare, per omicidio colposo con concorso di causa, a 6 anni e 8 mesi Matteo Scapin, il 33enne di Curno responsabile dell’incidente della notte tra il 3 e il 4 agosto 2019 ad Azzano San Paolo, in cui persero la vita il 18enne e il 21enne di Bergamo.

A un mese dalla sentenza che ha provocato non pochi malumori tra parenti e conoscenti dei due amici cresciuti insieme nel quartiere cittadino di Borgo Palazzo, il Gip ha diffuso le motivazioni del suo verdetto.

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In una quarantina di pagine vengono ripercorse tutte le fasi dalla vicenda, con le varie testimonianze per un quadro completo utile a ricostruire i fatti di quella tragica notte.

A partire dalla dinamica sullo scontro mortale tra la Mini e la Vespa lungo la Cremasca. Ma prima ancora c’è la discussione avvenuta all’interno della discoteca Setai di Orio al Serio, dopo che un ragazzo della compagnia delle due vittime aveva palpeggiato la fidanzata di Scapin.

In seguito alla sua reazione rabbiosa all’interno del locale, all’esterno andò in scena quella del gruppo di ragazzi, che lo aspettarono nel parcheggio e dopo averlo accerchiato lo colpirono con calci e pugni. Il 33enne riuscì a fuggire in auto, ma arrivato al semaforo di Azzano venne raggiunto dalla moto con a bordo Luca e Matteo.

Lì il lunotto della Mini andò in frantumi, dopo essere stato colpito con un casco da uno dei due giovani. Fu l’episodio che precedette la collisione tra i due mezzi e che, secondo il giudice, “ha generato lo stato di terrore nell’imputato”, prima che i ragazzi “si spostarono al centro della strada, in violazione al codice della strada, generando un ostacolo improvviso alla marcia dell’auto”. Per questo, conclude Magliacani, “lo scontro non è esclusiva conseguenza dell’azione del colpevole”.

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