A monterosso

“Ecco tutto il bene che ha fatto la Kascina Ponchia per il quartiere”

Il lungo elenco di Giovanni Ginoulhiac. Intanto alla chiamata alle arti richiesta dai ragazzi del Collettivo hanno aderito molti artisti tra cui i bergamaschi Elio Biffi dei Pinguini Tattici Nucleari e The Andre.

A pochi giorni dallo sgombero della Kascina Ponchia, nel quartiere di Monterosso di Bergamo, non si arrestano i dibattiti social e politici, le opinioni contrastanti così come i messaggi di sostegno alla Cascina occupata dal 2013 e dedicata alla partigiana Cocca.

Sul profilo Facebook della Kascina compaiono foto di slogan provenienti da ogni parte della provincia bergamasca (e non solo) per esprimere solidarietà alla realtà autogestita ed alla chiamata alle arti richiesta dai ragazzi del Collettivo hanno aderito molti artisti tra cui i bergamaschi Elio Biffi dei Pinguini Tattici Nucleari e The Andre.

L’appoggio alla Cascina di Via Ponchia è dimostrato anche da una manifestazione permanente: alzando gli occhi ai balconi della via, infatti, si vedono dei panni bianchi stesi dagli abitanti del quartiere come simbolo della nostalgia per le attività che teneva in vita la Kascina e dell’amarezza per il suo sgombero.

E, mentre i giovani del collettivo organizzano incontri e momenti di scambio di idee al grido di “Un altro Kapitolo! Noi non ci fermiamo”, sui profili social dei politici bergamaschi non mancano i dibattiti e, tra chi sostiene la correttezza dello sgombero in nome della legalità, c’è anche chi elenca con orgoglio le attività svolte in questi anni dal collettivo, dando voce al quartiere di Monterosso e sostenendo la necessità di parlare di cosa si sta perdendo, al di là della legittimità della presenza del Collettivo nell’edificio.

Così scrive, sotto il post della consigliera del PD Francesca Riccardi, Giovanni Ginoulhiac, frequentatore della Cascina che conclude la sua lunga dissertazione invitando gli interlocutori social a farsi delle domande sui concetti di legalità applicati a Bergamo, prendendo ad esempio, in particolare, la questione attorno il parcheggio della Fara:

“Ecco una breve, e sicuramente incompleta sintesi di quanto fatto e di cosa si è ‘ucciso’ in una mattinata. Di fatto, grazie alla cassa collettiva il collettivo KAP ha fatto queste cose:
ha adibito parte del prato ad orto;
all’esterno posizionato mattonelle di sassaiola dalla cancellata all’ingresso principale;
riverniciato i locali caldaia, deposito materiali e di due locali al piano terra;
ripulito le arcate presenti nel locale al piano terra del lato nord dello stabile e rinvenuto affreschi;
dato modo a diversi artisti di disegnare graffiti di vario genere nella maggior parte dei locali al piano terra e in buona parte dei locali al primo piano. Ricordiamoci che uno di questi ritrae i due partigiani Angelica Cocca Casile e Bruno Codenotti assieme per l’ultima ricorrenza pubblica;
hanno reso funzionabili ed agibili tutti i tre servizi sanitari dell’immobile;
hanno creato una cucina sociale;
hanno adibito una libreria di pubblica consultazione con donazioni pubbliche, e donazioni dirette dalla partigiana Casile;
hanno creato un’aula studio con rete WiFi con regolare contratto;
hanno riallacciato la corrente e acquistato grazie alla cassa comune un boiler con regolare contratto (e lasciare un edificio nell’umidità e nelle falle ed esposto ad intemperie, possiamo immaginare il danno);
risistemato il tetto chiudendo le infiltrazioni;
sostituito con pannelli di legno gli infissi rotti delle finestre, impedendo di fatto danni da intemperie;
allestito ampi locali per attività culturali, scambi di iniziative, informazione, incontro, ricreazione;
creato un numero davvero cospicuo di iniziative tra i settori culturali più diversi lingue straniere, agricoltura sostenibile, antropologia, attualità, documentazione, cineforum tutte all’insegna di valori di antifascismo, aggregazione e progettualità virtuosa;
creato un centro di aggregazione di quartiere con pranzi collettivi aperti”.

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