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Psicologo o amico? Quali sono le differenze del dialogo
foto Toa Heftiba da Unsplash

Oggi è la giornata nazionale della psicologia e noi di BGY vogliamo delimitare le differenze fra un dialogo professionale e quello con un amico. Lo psicologo è un professionista da non svalutare

Uno dei pregiudizi ancora maggiormente diffusi tra la popolazione generale è che rivolgersi a uno psicologo voglia dire “comprarsi un amico”. Una persona che possa ascoltare e dare consigli per superare momenti più o meno difficili.

L’amicizia rappresenta una parte fondamentale nelle nostre vite, perché si tratta della prima relazione intima con qualcuno al di fuori di coloro che fin dalla nostra nascita si sono presi cura di noi (genitori, nonni, etc.). L’amicizia ha un’importanza tale da essere stata considerata un tipo di amore in diverse teorie tra cui: la teoria triangolare dell’amore di Sternberg e la teoria sugli stili di amore romantico di Lee, Clyde e Susan Hendrick. L’elevato grado di impegno tra due amici produce in entrambi effetti benefici in breve, medio e lungo termine, ma purtroppo a volte una telefonata o un aperitivo con l’amico del cuore non è abbastanza. In questi momenti è necessario l’intervento di uno psicologo, ma cosa rende questa figura a volte un po’ sciamanica tanto diversa?

Dal primo colloquio, tra psicologo e paziente nasce quella che viene definita una relazione terapeutica. La relazione terapeutica è una relazione nuova e di natura professionale, paziente e psicologo non si conoscono prima del colloquio e questo rappresenta un vantaggio per entrambi. Gli eventi passati non influenzeranno la capacità di giudizio e il coinvolgimento emotivo del terapeuta. Un amico al contrario, potrebbe essere talmente coinvolto nelle vostre vicende personali da perdere lucidità. Per questa ragione, il codice deontologico degli psicologi considera una grave violazione avviare un percorso terapeutico con: “persone con le quali ha intrattenuto o intrattiene relazioni significative di natura personale, in particolare di natura affettivo-sentimentale e/o sessuale”.
Il colloquio psicologico avviene in un luogo, solitamente uno studio, predisposto e pensato per questo. Si tratta di uno spazio dove il primo obiettivo è far sentire il paziente accolto e protetto, l’obbligo del segreto professionale garantisce che nulla di quanto detto diventi chiacchiera o pettegolezzo. Questa attenzione, non sempre presente in tutte le amicizie, anche le più strette, regala un profondo senso di libertà capace di aprire ogni lato del sé.

Un’apertura maggiore del sé è facilitata da una caratteristica specifica solo della relazione terapeutica: la focalizzazione di entrambi gli attori del colloquio sul nostro sé. Se in un’amicizia ci si concentrasse solo sugli argomenti, desideri e bisogni di una persona sola noteremmo qualcosa che non va, nella relazione terapeutica invece è questo fattore a renderla “produttiva”.

Infine, una differenza tra amico e psicologo forse scontata, ma non per questo meno importante è la preparazione professionale. Uno psicologo o uno psicoterapeuta hanno studiato per anni teorie provate scientificamente sul funzionamento della mente umana e specifiche tecniche di intervento. Inoltre nel percorso di formazione per diventare psicoterapeuta è richiesto un percorso di terapia personale per permettere che propri vissuti e difficoltà personali non influenzino il proprio operato.

Prendersi cura della sofferenza degli altri è un lavoro di grande delicatezza ed equilibrio ed il circo insegna, che non tutti possono essere funamboli, per questo, proprio oggi, 10 Ottobre, giornata nazionale della psicologia può essere l’occasione di fare un primo passo con qualcuno che non ci faccia precipitare.