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Nel 1968 l’amatissima Odissea, girata a colori, trasmessa ancora in bianco e nero

Sempre in quell'anno, tratto dall’omonimo romanzo di Robert Louis Stevenson, “La Freccia Nera” è uno fra gli sceneggiati Rai che il pubblico italiano ha più apprezzato

Odissea, Le avventure di Ulisse”. Nel 1968 la televisione è ancora in bianco e nero, ma lo sceneggiato viene girato a colori, con l’idea di portarlo anche sul grande schermo (con durata notevolmente ridotta). Sarà un successo fenomenale, ripetutosi nel 1977, quando viene trasmesso nuovamente, stavolta a colori. È ancora, per poco, un periodo d’oro della fiction targata Rai: grandi registi propongono riduzioni accuratissime di classici, o si avventurano in nuove coinvolgenti proposte. È una Rai che, partendo da “Non è mai troppo tardi”, programma condotto dal maestro Manzi, che proprio in questo anno terminerà le trasmissioni iniziate nel 1960, intende certo intrattenere ma anche continuare a istruire: la cultura entra così agevolmente nelle case degli italiani e seguire questi sceneggiati diventa quasi un dovere istituzionale e fa della televisione un veicolo fondamentale in un paese non ancora completamente alfabetizzato.

La regia di Franco Rossi, coadiuvato da Piero Schivazappa e Mario Bava, si avvalse di una co-produzione Italia, Francia Germania, Jugoslavia. Lo sceneggiato ebbe un grande successo anche e soprattutto per l’alto livello di spettacolarità delle riprese, che al tempo non era poi così scontato accadesse, merito anche degli effetti speciali curati dallo stesso co-regista Mario Bava e da Carlo Rambaldi.

Pur essendoci diverse differenze tra lo sceneggiato e l’opera di Omero, ciò che è veramente apprezzabile, oltre alla cura dei dialoghi, dei costumi e delle ambientazioni, è come emerga lo spirito del viaggio e dell’avventura, forieri di pericoli e insidie, ma al tempo stesso forza motrice del protagonista, archetipo dell’uomo moderno, spinto da sete di conoscenza. Il tutto è narrato in maniera abbastanza semplice, a volte perfino ingenua, ma pur cercando di fuggire da interpretazioni non filologiche, si perde un po’ la forza del “mito”, il suo potere evocativo.

Fu anche fra i primi sceneggiati che puntò sui grandi spazi esterni, girati prevalentemente nell’allora Jugoslavia, e ottima fu la scelta degli attori tra cui Bekim Fehmiu, Ulisse, Irene Papas, Penelope, Barbara Bach, Nausicaa, Scilla Gabel, Elena, Juliette Mayniel, Circe, Marina Berti, Arete, Renaud Verley, Telemaco.

Una vera chicca sono i versi che il poeta Ungaretti recita all’inizio di ogni puntata: qualcuno, più fantasiosamente, potrebbe anche immaginare che Omero stesso sia stato catapultato a parlare dagli schermi televisivi, tanto ieratica e autorevole appare la figura del poeta. Si era fatto crescere una barba bianca alla Hemingway, da vecchio lupo di mare, pur mantenendo accesi i suoi celebri occhi da bambino, enigmatici come quelli d’un gatto; un appeal nobile e umano, austero e familiare, in grado perciò di guadagnare piuttosto naturalmente il centro della scena, assicurandosi non solo il rispetto ma anche l’affetto dei telespettatori.

La narrazione del poema tratta il lungo viaggio che compie Ulisse, alla conclusione della guerra di Troia, per ritornare in patria. Si raccontano gli episodi dell’incendio della stessa città di Troia, l’incontro con la maga Circe, la fuga da Polifemo, fino al ritorno ad Itaca, sotto mentite spoglie, per poter sconfiggere i Proci che avevano occupato la sua reggia. Protagonisti accanto agli uomini, gli Dei che intervengono nelle vicende umane, come Atena che proteggeva Ulisse. Qualche eccezione, come suddetto, fu concessa rispetto al poema, come l’atteggiamento di Nausicaa che s’innamora di Ulisse, non nel testo letterario, o la discesa nell’Ade da parte del Re di Itaca che nel poema avviene coi compagni mentre nella fiction scende da solo. Bisogna però dire che vi furono suggestive ed emozionanti scene come, per esempio, quella dell’incontro con Polifemo, interpretato dal caratterista Samson Burke che partecipò in carriera a molti film di genere mitologico di quel periodo, o quella del passaggio della nave di Ulisse vicino all’isola delle Sirene con lo stratagemma di non far sentire agli uomini dell’equipaggio il loro richiamo mettendo loro della cera per tappare le orecchie mentre Ulisse, curioso, volle provare, legato all’albero maestro, tale esperienza.

In otto puntate dal 24 marzo. Prima puntata: Telemaco e Penelope – Seconda puntata: Ulisse, Nausicaa e Calipso – Terza puntata: la distruzione di Troia e l’isola dei Lotofagi – Quarta puntata: Polifemo e il dono di Eolo – Quinta puntata: l’isola di Circe e la discesa agli Inferi – Sesta puntata: le Sirene, Scilla e Cariddi, l’isola del Sole e il ritorno a Itaca – Settima puntata: Ulisse mendico alla corte e la vigilia della gara finale – Ottava puntata: vittoria di Ulisse e il riconoscimento di Penelope.

la freccia nera

Tratto dall’omonimo romanzo di Robert Louis Stevenson, “La Freccia Nera” è uno fra gli sceneggiati RAI che il pubblico italiano ha più amato ed apprezzato. Diretto da Anton Giulio Majano questo sceneggiato racconta in sette puntate l’avventurosa e tormentata storia d’amore tra il giovane Dick Sheldon (Aldo Reggiani) e Joan Sedley (una Loretta Goggi adolescente) nell’Inghilterra del XIV secolo, proprio all’inizio della guerra delle Due Rose che vide affrontarsi in campo la casata di York (La Rosa Bianca) e quella dei Lancaster (La Rosa Rossa) per il diritto al trono.

Dick è il protetto di Sir Brackley (Arnoldo Foà), in viaggio alla ricerca di sostenitori della causa dei Lancaster, mentre Joan è in fuga (travestita da ragazzo) da un matrimonio combinato. I due s’incontrano in una foresta, mentre Dick cerca di capire il significato delle misteriose frecce nere che uccidono i sostenitori dei Lancaster, e si alleano per sfuggire ai continui pericoli di un Paese travagliato e sofferente per le continue guerre.

Per molto tempo Dick crederà che Joan sia un uomo (John Matcham, questo è il nome con cui si è presentata al giovane guerriero) ed insieme conosceranno i briganti della banda della Freccia Nera, uomini stanchi di essere vessati dalla crudeltà e la tirannia dei Lancaster e che apriranno gli occhi a Dick sulla natura perfida di Sir Brackley. Così Sheldon “cambia bandiera”, John si svela per Joan ed i due s’innamorano, ma troppe cose debbono ancora accadere prima di poter coronare il loro sogno d’amore. Lo spirito che si respira nello sceneggiato è quello delle migliori avventure robinhoodiane e Majano trasferisce con maestria il tocco di Stevenson ed il vigore del romanzo.

Numerose, per l’epoca, le riprese in esterni, tra cui la celebre battaglia tra York e Lancaster, realizzata grazie a un vero prodigio artigianale, con solo diciotto uomini e dodici cavalli. Al successo dello sceneggiato (oltre 16 milioni di spettatori) ha notevolmente contribuito la sigla di Sandro Tuminelli, la cui epica cadenza è rimasta nei ricordi di molti telespettatori.

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