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Sempre meno servizi all’ospedale di San Giovanni Bianco: sindaci sul piede di guerra

Incontro dell’assemblea dei sindaci con il direttore dell’Asst Maria Beatrice Stasi che parla di riorganizzazione, non di tagli e avvia un tavolo di confronto

“L’ospedale di San Giovanni Bianco non deve essere solo a servizio dell’ASST Papa Giovanni XXIII, ma della gente della Valle Brembana”.

Un’affermazione perentoria, quella rivolta dai sindaci dell’ambito distrettuale della Valle Brembana a Maria Stasi, direttore generale del Papa Giovanni, durante l’assemblea dei sindaci che si è tenuta presso la Green House di Zogno nella serata di mercoledì 7 ottobre.

Oggetto dell’incontro (al quale erano presenti anche Giambattista Brioschi, presidente dell’assemblea dei sindaci del Distretto di Bergamo, e Patrizio Musitelli, presidente dell’Ambito Valle Brembana) è stata la denuncia, da parte dei sindaci della diminuzione, costante nel corso degli anni, dei servizi presenti all’ospedale di San Giovanni Bianco.

Un incontro di richieste e di chiarimenti, svolto da entrambe le parti sul terreno del confronto piuttosto che dello scontro. Anche se non manca la volontà dei primi cittadini di rivolgersi all’autorità giudiziaria nell’ipotesi che ci possa essere un reato di interruzione di pubblico servizio.

“Vorremmo tracciare insieme un percorso che possa garantire adeguati servizi ai cittadini della valle Brembana, perché se siamo arrivati a questo punto è perché qualcosa non funziona, visti anche i disagi che i nostri cittadini ci manifestano” – ha spiegato Marco Milesi, sindaco di San Giovanni Bianco.

Uno dei punti principali dibattuti è stato la riduzione del personale: “Una riduzione preoccupante. Con questa riduzione del personale, non si capisce come possano essere impiegati i 1,5 milioni di euro previsti da Regione Lombardia per questo ospedale dal 2017. Fanno piacere gli investimenti sulle strutture, ma le vere colonne portanti di un ospedale, su cui si deve investire, sono le risorse umane che lavorano nell’ ospedale, unitamente alle dotazioni per l’erogazione dei servizi”.

Servizi attivi per la quasi totalità nei soli giorni feriali (non festivi) dalle 8.30 alle 17.30 (quindi 9 ore anziché 24), in un ospedale che ha visto ridotti progressivamente il numero dei posti letto (da 130 a 68), oltre ad un reparto di ortopedia accorpato alla chirurgia ed ad una reperibilità notturna e nel fine settimana che, denunciano i sindaci, si traduce essenzialmente nell’invio delle persone in strutture diverse rispetto a quella di San Giovanni Bianco.

Per quanto riguarda il Pronto Soccorso, i sindaci hanno denunciato come da un lato non venga garantita la presenza o la reperibilità di chirurgo, ortopedico e anestesista nei giorni e negli orari indicati e dall’altro, nelle ore di presenza nei giorni feriali dalle ore 8.30 alle ore 17.30, chirurgo e ortopedico si occupano in sostanza soltanto dell’esecuzione degli interventi programmati.

Chiesti poi il ripristino del servizio di auto medica 24 ore su 24, la riapertura dell’ambulatorio di pediatria (riattivato ora il servizio di ATS al sabato), il ripristino degli screening mammografici, oltre che la riapertura dei servizi di fisioterapia al poliambulatorio di Zogno ed una verifica dei tempi di attesa del pronto soccorso (con una media stimata di 5 ore) e una risoluzione decisa in merito al servizio di trasporto per i dializzati.

Una riduzione dei servizi che, al contrario, come ribadito dalla dottoressa Stasi, non sarebbe nelle intenzioni del Papa Giovanni (tantomeno quella di chiudere la struttura).

Prevista invece una riorganizzazione generale del presidio ospedaliero, visto anche il necessario bilanciamento tra accessi e bisogni coniugati con costi e disponibilità di personale. Confermati anche investimenti consistenti sulla struttura (più di 3 milioni di euro previsti nel 2020, declinati su progettualità specifiche con finalità di messa in sicurezza ed efficienza della struttura e delle 13 attività ambulatoriali attive), così come il potenziamento degli ambulatori e della figura dell’infermiere di famiglia.

“L’ospedale di San Giovanni Bianco – ha spiegato il direttore generale Maria Beatrice Stasi si configura come un presidio ospedaliero di base, parte integrante di un ospedale di terzo livello con tutte le specialità cliniche, in una zona difficoltosa. Eroga in sicurezza prestazioni a bassa complessità previste per un ospedale di base (come definito dal DM 70/2015). A partire dall’avvio della Fase 3 post Covid è stata ripristinata, 24 ore su 24, la postazione del 118. Presidio che ha difficoltà nella carente disponibilità di personale medico disposto ad allontanarsi dal centro urbano, oltre che rispetto alla diffidenza e poca fiducia dei cittadini nei confronti del presidio. Sentimenti negativi, in larga parte alimentati anche dal continuo ed errato definire l’ospedale come ‘in corso di smantellamento’, ‘di prossima chiusura’, ‘in progressivo indebolimento’, ecc, che incidono pesantemente sulla domanda, che tende a dirottarsi verso altri centri, a fronte invece di un’offerta sanitaria il linea con le potenzialità di un ospedale che deve prima di tutto garantire la sicurezza delle prestazioni che eroga. L’Ospedale di San Giovanni Bianco è parte integrante dell’ASST Papa Giovanni XXIII e lavora in costante allineamento con gli specialisti dell’ospedale di Bergamo, centro di terzo livello, che garantisce sicurezza in tutte le condizioni cliniche, anche le più delicate, ed è punto di riferimento anche per le reperibilità nel fine settimana e nel week end”.

Un riscontro sui dati che, secondo il punto di vista dei sindaci, non possono però essere il solo metro di paragone per l’erogazione dei servizi, in quanto questi non possono basarsi esclusivamente sul rapporto domanda-offerta.

Da entrambe le parti è stata accolta favorevolmente l’idea della creazione di un tavolo permanente di confronto tra l’ospedale Papa Giovanni e i sindaci, che possa essere la voce viva del territorio nel fare domande ed essere informato rispetto alle scelte della dirigenza.

Importanza di un confronto sottolineata anche da Jonathan Lobati, presidente della Comunità Montana: “È necessario coltivare il continuo rapporto tra amministratori e strutture dirigenziali perché siamo due facce della stessa medaglia. Serve più confronto”.

Più scettico sulla situazione invece Vittorio Milesi, sindaco di San Pellegrino: “La dottoressa Stasi ha presentato un quadro roseo della situazione del Presidio Ospedaliero di San Giovanni Bianco che non corrisponde minimamente alla realtà dei fatti. Verificheremo comunque nelle prossime settimane se le richieste dei sindaci della Valle verranno considerate. Se non ci saranno novità nel breve periodo, si attiveranno nuove azioni e iniziative per pretendere il rispetto di quanto la legge prevede a tutela del diritto alla salute della gente Brembana”.

Presente all’assemblea anche una delegazione del recente comitato per la salvaguardia dell’ospedale. In ogni caso sembra che, come già pronosticato precedentemente da alcuni sindaci, per la difesa dei servizi presenti all’ospedale di San Giovanni Bianco serviranno compattezza e impegno costante nel lungo periodo. Da portare avanti sempre sul terreno del confronto e del dialogo.

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