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Pianistico, giovani talenti e Schubert: “La dolcezza dopo il lockdown”

Emanuele Vegetti, pianista di 23 anni, studente del Conservatorio Gaetano Donizetti di Bergamo. Giovedì 8 ottobre, alle 17, si esibirà sul palco della storica Sala Piatti

La prima esibizione dal vivo dopo tanti mesi lontano dai palchi è come un nuovo debutto. Questa sarà la volta di Emanuele Vegetti, pianista di 23 anni, studente del Conservatorio Gaetano Donizetti di Bergamo. Giovedì 8 ottobre, alle 17, si esibirà sul palco della storica Sala Piatti, uno degli incontri dedicati ai talenti del conservatorio organizzati in occasione del Festival Pianistico di Bergamo e Brescia 2020. Con lui sul palco altri giovani talenti: il tenore Zhongrui Li, le soprano Jungyoon Um e Maria Babilua e il pianista Tommaso Zucchinali.

“Schubert è stato uno dei miei primi amori – racconta Emanuele, anche se ammette che è difficile scegliere un compositore preferito una volta per tutte -. Ai coetanei che non conoscono la musica classica proporrei di ascoltare i Lieder per voce e pianoforte di Schubert (che eseguiranno in Sala Piatti, ndr) sono brani brevi, cantati, di facile ascolto ma di profonda bellezza”.

A seguire, a partire dalle 21, saranno altri talenti dell’istituto ad animare la sala da concerto di città alta. Elisabetta Formenton eseguirà la sonata per pianoforte in mi maggiore, op.109 di Beethoven, mentre Giorgio Bani al flauto e Irene Maggiori al pianoforte suoneranno Introduzione e variazioni sul tema del Lied ‘Trockne Blumen’, D.802 di Schubert. Concluderà Giorgio Lazzari con la Sonata per pianoforte n.3 in fa minore, op.14

Emanuele, quale è la prima cosa a cui pensi quando senti parla di Schubert?

Schubert è stato uno dei miei primi amori. La sua musica rappresenta per me la dolcezza che può sgorgare anche da una profonda inquietudine, l’accettazione, la ricerca della bellezza nella sua forma più pura come missione.

Se non fossi pianista, che cosa faresti?

Non sono mai stato bravo a immaginarmi il futuro, tanto meno a immaginarmi futuri alternativi. Probabilmente avrei proseguito il mio percorso di studi umanistici in università: filosofia, lettere, ma non lo garantisco al cento per cento. È una domanda a cui mi è difficile rispondere.

Giovedì ti esibirai in Sala Piatti, parlaci del programma.

Proporremo cinque Lieder per voce e pianoforte di Schubert, i cui testi – due dei quali di Goethe – più o meno direttamente ruotano attorno alla tematica del ricongiungimento a una forza superiore, sia essa la natura, l’amore di Dio o la morte, in un abbandono che è liberazione e pace.

È questa la tua prima esibizione dal vivo dopo il lockdown? Come hai passato il periodo di quarantena?

Sì, è la mia prima esibizione dopo il lockdown. È stato un periodo complicato, come per tutti. Ho studiato e fatto lezioni online con qualche difficoltà, in attesa di poter sostenere dal vivo i miei esami rimasti in sospeso e di poter tornare a suonare in concerto.

Sei un giovane pianista: il futuro ti aspetta. Stai valutando la possibilità di proseguire il tuo percorso all’estero?

Ci ho pensato in passato, ma al momento non è nei miei piani. Per ora ho un biennio da portare a termine, un percorso che non è stato privo di ostacoli, tra la perdita improvvisa del mio Maestro e l’emergenza sanitaria che ha colpito la vita di tutti. Dopodiché mi piacerebbe continuare a studiare altrove, se ce ne sarà la possibilità, e dedicarmi nel frattempo sempre più intensamente all’insegnamento.

Chi è il tuo compositore preferito e perché?

Impossibile sceglierne uno. Sono tanti quelli che, in modo diverso, sento affini a me: Schubert, Schumann, Fauré, Debussy, Albeniz. Sicuramente prediligo la musica intima e misteriosa, evocativa, capace di stimolare l’immaginazione più coi non detti che con la retorica.

Il festival è dedicato anche a Beethoven, c’è un aspetto in particolare che ti lega a questo compositore?

La prima volta che ho suonato nei concerti in collaborazione col Festival Pianistico è stato proprio in occasione dell’esecuzione integrale delle sonate per pianoforte di Beethoven organizzata dal Conservatorio. Inoltre, il suo Quarto concerto per pianoforte e orchestra è stata una delle ultime opere che ho avuto la possibilità di studiare col mio Maestro Marco Giovanetti.

Pensa a tuoi coetanei che poco sanno di musica classica, che ascolto consiglieresti come primo approccio?

Perché no, i Lieder di Schubert: brani brevi, cantati, di facile ascolto ma di profonda bellezza.

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