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Eddie van Halen: quando muore una Stella

Chi è? Semplice: il ragazzo che, a 23 anni (nel 1978), ridisegna la chitarra.

Dopo i mesi più difficili della pandemia a Bergamo e nella provincia, riprende la collaborazione di Massimo Numa, musicista e alchimista appassionato di musica e oltre, collaborazione  dedicata al mondo che gira attorno al suono.

Quando muore una Stella! Quando ti relazioni, anno dopo anno, a una figura artistica che ti ha stimolato i sensi percettivi verso le emozioni ed acuito la tua sensibilità. Quando l’impressione è che quella Stella sia sempre esistita, e sempre ci sarà…. ma poi, un brutto giorno, scopri che quella Stella non c’è più; e rimane solo la sua luce che continua a brillare nel tempo attraverso il buio dello spazio, che buio non è più. Luce che arriva fino a te attraverso il portone principale della tua anima. Potente. Forte. Imperativa. Amorevole.

Quando muore una Stella con tutta la sua umanità, la sua grandezza, e la sua quotidianità che non fa parte del tuo vivere, ma che con la tua fedeltà hai permesso che fosse reale, in cambio della accessibilità al suo talento e la condivisione della sua Arte.

Il 6 ottobre 2020 Edward Lodewijk Van Halen, noto come Eddie van Halen è morto. Che era… chi è Eddie Van Halen?

Semplice: il ragazzo che, a 23 anni (nel 1978), ridisegna la chitarra.

In quell’anno, con il fratello Alex alla batteria, si affaccia al mondo con il primo album della sua band VAN HALEN e immediatamente è sulla bocca di tutti i musicisti del pianeta, sembrava fosse arrivato un alieno. Già dal primo vinile si capisce che non è il solito chitarrista dotato: Eddie è il musicista che prende l’opera del genio Lester William Polfuss in arte Les Paul, e porta la sua creatura marcata Gibson a un livello immenso, imprevisto, spiazzante, inarrivabile.

Nel 1988 Eddie partecipa a una serata in onore di Les Paul che lo presenta come un padre orgogliosamente presenta un figlio ai suoi ospiti; ed Eddie gli dice “Io non sarei qua se tu non avessi
creato questa” indicando la sua chitarra elettrica, e gli da un bacio sulla guancia come a riconoscere una discendenza oltre la genetica.

Numeri da capogiro in termini di milioni di copie di dischi venduti; partecipazioni e collaborazioni con

I nomi più importanti della scena mondiale; persino quando gioca con le tastiere (e non con la sua chitarra) sbanca le classifiche del pianeta con “Jump” nel 1984.

Ma Eddie ci lascia qualcosa di molto più importante: la capacità di unire, di essere d’accordo.

I musicisti, o meglio, i chitarristi sono una razza strana: possono parlare per ore sulla componentistica costruttiva di quel pezzo di legno con sei fili di metallo addosso, ed allo stesso modo possono confrontarsi, senza accorgersi del tempo che passa, dissertando su quel chitarrista o su quell’altro chitarrista. Chi preferisce uno, chi l’altro, poi però saltano fuori altri nomi ed altre espressioni di ammirazione e si ricomincia da capo. Ma un solo nome mette tutti in riga, solo un nome, al di là del genere musicale e dello stile, mette tutti d’accordo: Eddie Van Halen.

La ricerca del suono attraverso il micro-peso impresso dalle mani sullo strumento in ogni sua minimale variante, diventa espressione, diventa voce al pari di quella umana, diventa il suo sorriso sempre presente su di una faccia pulita e mai arrogante. Tutto sembra facile e immediato, questa era una sua prerogativa; ogni singolo fraseggio era un continuo cambio di tecniche e difficoltà, eppure sembrava facile; niente fatica, niente stress, solo leggerezza, solo anima.

Ho avuto la fortuna di assistere al mio primo concerto dei Van Halen nel lontano 1980 al Rainbow Theatre di Londra… ricordo di avere pensato “forse sarebbe stato così vedere all’opera Leonardo, Raffaello, o Michelangelo”.

Nei miei 17 anni avevo la consapevolezza che stavo assistendo alla rivoluzione della chitarra elettrica, e che da lì in poi il panorama dei chitarristi, principalmente rock, non sarebbe stato più lo stesso.

Le variabili della sua vita privata sono tutt’altro che tranquille, e nel 2000 inizia la sua battaglia contro il cancro. Capisce che cammina a braccetto con la morte ed inizia a comparire sempre più spesso ad iniziative benefiche dove dona parte delle sue chitarre per raccogliere fondi.

Diverse volte sono stati annunciati tour e poi annullati perché il male di Eddie tornava tropo aggressivo per permettergli di partire con la band; ora la speranza di rivederlo suonare e sorridere sul palco è svanita per sempre.

Quando muore una Stella che hai visto brillare lungo tutto il cammino della tua vita, hai la sgradevole sensazione che una parte di te se ne sia andata verso quella luce, come se ti avessero rubato qualcosa di importante.

Non è da confondere con fan-atismo…. è solo una terribile ingiustizia subita dal fato che ci ha privato di un talento insostituibile; è sentire ancora la sincera riconoscenza ed ammirazione di un adolescente che indica il suo idolo; un idolo fatto di sudore, studio, cultura, talento non sprecato, sacrificio.

Grazie Eddie, a nome di tutti i chitarristi, per averci insegnato a collegare le nostre vene alle corde di una chitarra.

Dove le parole non arrivano… la musica parla (Ludwig van Beethoven)

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