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Micheli alle femministe su Domingo al Donizetti: “Discutiamone, ma basta processi mediatici”

La risposta del direttore artistico del festival Donizetti Opera

L’arrivo a Bergamo di Placido Domingo, che sarà il grande protagonista della serata di apertura del festival Donizetti Opera, non è piaciuta a tutti. Il comitato “Nonunadimeno” della città esprime il proprio disappunto nel chiamare il cantante e direttore Domingo, non dimenticandosi delle denunce a suo carico pubblicate lo scorso autunno sull’Associated Press.

Questa la risposta del direttore artistico del festival Donizetti Opera Francesco Micheli.

Alla cortese attenzione di “Non una di meno – Bergamo”,
vi ringrazio per questa lettera aperta: i temi toccati sono estremamente urgenti e desidero trovare un punto di incontro su un argomento così significativo e in un momento così delicato per la nostra città.
Anche io, come voi, ho a cuore la lotta per l’uguaglianza delle donne e vi ringrazio per come riconoscete tale impegno nel mio lavoro. “L’ange di Nisida” è l’ultima tappa del mio percorso e già nel 2014 avevo intitolato la 50° edizione del Festival di Macerata “L’opera è donna”. In quell’occasione la madrina era Lucia Annibali e avevo invitato tre talentuosissime direttrici d’orchestra a ricoprire un ruolo ancora oggi prevalentemente dominato da uomini.
In fondo ho scelto di vivere nel mondo dell’opera perché per la stragrande maggioranza i compositori hanno parlato di donne cui è stata negata libertà e dignità, come è accaduto con Sylvia, la protagonista de “L’ange de Nisida”. Molta parte del teatro musicale, e in special modo quello dell’Ottocento, anche di Donizetti, mette al centro delle sue tematiche la dignità della donna, il suo diritto a fare scelte autonome, la sopraffazione maschile. Proprio il teatro musicale è il luogo, fisico e culturale, nel quale è stato rivendicato con più forza il ruolo della donna nella società.
Il progetto di eseguire l’opera “Belisario” di Donizetti con Placido Domingo è nato nell’autunno del 2018. Non si tratta dell’inaugurazione del Donizetti (originariamente prevista a settembre e posticipata a causa della pandemia), che sarà invece fatta di tante iniziative delle discipline che hanno nel teatro bergamasco una casa e alla quale ho contribuito ideando con il mio team una originale visita guidata, un’opera diffusa che permetterà a migliaia di cittadini di scoprire il nuovo Donizetti, anche senza avere un biglietto per l’opera.
Quando, nell’agosto 2019, è stata pubblicata l’articolo dell’Associated Press sulla condotta dell’artista spagnolo, sono state aperte due inchieste interne private (della Los Angeles Opera e del sindacato AGMA) che si sono concluse tra febbraio e marzo 2020, che non hanno riportato evidenza di abusi, né tanto meno abuso di potere. Ho seguito tutta la vicenda con molta attenzione, leggendo quotidianamente la rassegna stampa a riguardo ma soprattutto ricercando gli atti ufficiali e confrontandomi con fonti autorevoli statunitensi e non solo. Inoltre ci sono state diverse occasioni di confronto con la dirigenza del Teatro Donizetti e l’Amministrazione comunale.
Il maestro Domingo non è mai stato sottoposto a indagine, a processo da nessun tribunale o altro organo inquirente istituzionale per nessun capo d’accusa. Nessuna delle accuse di “molestie sessuali” è stata supportata da prove e/o evidenze concrete né da denunce ufficiali: si tratta di dichiarazioni in gran parte anonime.
A seguito dell’articolo di AP, si è invece diffusa, sui mezzi di comunicazione, una condanna inflessibile e priva di argomenti che mi ha inquietato molto, non solo perché estremamente violenta ma perché carica di una emotività che, anche se comprensibile, ha reso molto più difficile una obiettiva lettura dei fatti. Viviamo, infatti, un tempo in cui troppo facilmente verità prive di sostanza diventano apodittiche per il solo fatto che vengano ripetute. E tanto più è grande la notorietà del protagonista, tanto più i sospetti diventano condanne mediatiche. Questo è un clima di caccia alle streghe, di cui proprio le donne hanno pagato troppo spesso le conseguenze. Molto da vicino ho assistito, in tempi recenti, a carriere distrutte per affermazioni non verificabili. Il tono persecutorio, avvertito anche da me, è stato talmente esasperato che lo stesso Domingo ha spontaneamente cancellato la maggior parte degli impegni che aveva in vari teatri nel mondo. Nonostante ciò tante sono le istituzioni che hanno continuato a ospitarlo e lo ospiteranno nel prossimo futuro: tra le altre i teatri di Salisburgo, Berlino, Londra, Vienna, Madrid, Praga, Montecarlo, Lucerna, San Pietroburgo, Firenze, Milano.
Domingo ha sempre ribadito l’assenza di qualsivoglia forma di abuso nei confronti delle donne ma ha esternato, sin dalla sua prima dichiarazione, tutto il suo dispiacere laddove, pur senza volerlo, il suo comportamento abbia arrecato disagio o offesa. Il Maestro ha ribadito la sua posizione in diverse occasioni: molti hanno letto tali affermazioni come ammissione di colpevolezza, ma sono state fondamentali per me nell’orientarmi in questa vicenda.
“La giustizia si occupa dei casi particolari, guardare in faccia la complessità della situazione sta a noi e a chi ha il potere di fare delle scelte”: condivido totalmente questa vostra affermazione in cui, a mio avviso, è racchiuso il cuore della faccenda.
Quale visione, quali comportamenti, quali pratiche le donne hanno subìto nel corso del tempo? Quale nuova etica va fondata, oggi, perché tanti errori non vengano più commessi?
Ecco, è l’ambito morale che mi interessa indagare con voi, non soffermandoci su singoli casi, mai comprovati, ma affrontando la complessità della situazione per comprendere secoli di sopraffazione e abusi dell’uomo sulla donna.
Mi interessa perché credo che questo sia il senso del mio lavoro. Da questo sono partito per compiere ogni mia scelta artistica, fino a tornare nella mia città.
Io e voi possiamo insieme contribuire a costruire un mondo privo di disuguaglianze: vorrei incontrarvi per concepire con voi progetti capaci di raccontare e di diffondere un’etica diversa. Volentieri accetto l’invito a discutere di questi argomenti ma sono esasperato dai processi mediatici. Sono un uomo di spettacolo e credo che ci sia un tempo per condividere e un tempo per appartarsi: è in quest’ultima forma che vi chiedo di trovarci per poterci meglio concentrare su tali impegni che le donne, l’intera società civile ci chiedono.
La tragica esperienza che la nostra città ha vissuto e la riapertura del Teatro siano di stimolo per concepire insieme un mondo nuovo, più equo e democratico.
Francesco Micheli, direttore artistico del festival Donizetti Opera

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