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Sale slot, il Tar annulla limiti orari di Cavernago; il sindaco: “Ma il regolamento resta”

La società titolare della sala si era rivolta ai giudici contro il regolamento comunale del 2018 e l’ordinanza del sindaco del 2019 che avevano vietato il funzionamento degli apparecchi da gioco dalle 23 alle 09.

I Comuni devono tenere conto delle nuove norme statali sul gioco d’azzardo prima di emanare i loro regolamenti locali. A scriverlo è il Tar Lombardia nella sentenza che accoglie il ricorso di una sala videolottery a Cavernago, rappresentata dall’avvocato Cino Benelli.

La società titolare della sala, spiega agipronews, si era rivolta ai giudici contro il regolamento comunale del 2018 e l’ordinanza del sindaco del 2019 che avevano vietato il funzionamento degli apparecchi da gioco dalle 23 alle 09.

L’intervento del Tar, spiega il sindaco Giuseppe Togni, non va inficiare il regolamento e lo studio che sia il comune di Cavernago che l’ambito di Seriate hanno fatto in merito al contrasto delle ludopatie. “Infatti, mentre la ricorrente aveva messo in dubbio tutto questo lavoro e chiesto l’annullamento dell’intero regolamento, il Tribunale amministrativo è intervenuto solo sugli orari”. In sostanza per il Tar (e lo Stato) l’interruzione dei giochi è meglio farla più volte durante la giornata “mentre la nostra analisi ha verificato che il giocatore incallito, una volta uscito dal lavoro, passa le ore serali e notturne nelle sale slot. Noi abbiamo pensato anche ad arginare una serie di poblemi che insorgono per le famiglie, per questo avevamo vietato il funzionamento dalle 23 alle 9. Resta comunque il punto vero: il Tar ha mantenuto quasi intatto il nostro regolamento”.

I giudici confermano che per contrastare la ludopatia “vi sono margini per un intervento regolatorio comunale” sul gioco, tuttavia “la tutela dei giocatori più fragili deve essere assicurata in modo conforme al principio di proporzionalità, e quindi solo nei limiti in cui sia realmente necessaria”.

Per quanto riguarda le videolottery, il Tar sottolinea che sono “un tipo di gioco a elevato contenuto tecnologico, e dunque già regolabile a monte attraverso i programmi informatici che collegano i terminali alla rete telematica”.

In questo senso “un’innovazione significativa” è stata introdotta dal Decreto dignità del 2018, che ha previsto l’uso degli da apparecchi da gioco “esclusivamente mediante l’utilizzo della tessera sanitaria, al fine di impedire il coinvolgimento dei minori”.

Un’altra innovazione a tutela dei soggetti più a rischio è inoltre “l’introduzione di formule di avvertimento sui medesimi apparecchi”.

La tecnologia, inoltre, consente “di monitorare il volume di gioco e la sua distribuzione sul territorio nazionale, anche al fine di tenere sotto controllo le aree più soggette al rischio di concentrazione di giocatori affetti da ludopatia”. L’intervento dei Comuni sul settore “deve quindi tenere conto della nuova disciplina del gioco d’azzardo, e delle norme tecniche adottate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per consentirne l’implementazione”.

Riportando tali considerazioni al caso di Cavernago, i giudici ritengono che il regolamento comunale e l’ordinanza del sindaco “hanno seguito un’impostazione non coerente con i dati raccolti, e scollegata dalle nuove disposizioni di legge (almeno per quanto riguarda l’ordinanza sindacale, che stata adottata successivamente)”. Si tratta quindi “di un’impostazione rigida, che priva la licenza rilasciata dalla Questura di una porzione significativa del suo contenuto economico senza incidere sul principale fattore di rischio per i giocatori”.

 

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