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Atalanta prima della classe record: mai tre vittorie su tre all'inizio in A - BergamoNews
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Atalanta prima della classe record: mai tre vittorie su tre all’inizio in A fotogallery

Gomez capocannoniere del campionato, prima di volare con l'Argentina. E il 14 ottobre la Nazionale a Bergamo (contro de Roon e Hateboer)

Dopo tre giornate l’Atalanta è già la prima della classe in Serie A, in condominio col Milan e sia pure perché qualche partita è saltata. Ma questo dice la classifica e così sarà per un paio di settimane, quando si riprenderà dopo gli impegni delle varie nazionali, che avranno anche tanti nerazzurri e li vedremo anche a Bergamo il 14 ottobre, nell’Olanda.

Intanto l’Atalanta di Gasperini stabilisce un altro record: non era mai accaduto, in 113 anni di storia, che si facesse l’en plein: 3 su 3 vinte subito all’inizio. Anzi, spesso succedeva il contrario, magari perché incontravi subito le grandi o perché la squadra non era comunque a posto.

Ma siccome non succede niente per caso, l’Atalanta del Gasp vince le prime tre partite perché gioca un gran bel calcio. Non solo: la Dea è una macchina da gol e infatti è la prima squadra di Serie A a segnare almeno 4 gol nelle prime tre partite, l’ultimo era stato (in Europa) il Real Madrid 1987-88, quello di Hugo Sanchez e Butragueno.

E, tanto per rafforzare i numeri, sono già andati in gol in sette, per dire che l’Atalanta è un’orchestra dove tutti partecipano e si muovono in armonia, per arrivare a fare gol.

Un po’ come nel rugby, tante volte si usa questo modello, per fotografare una serie di passaggi che ti portano direttamente in porta, mentre gli avversari sembrano belle statuine (ma non è nemmeno colpa loro). L’esempio più classico è il gol di Pasalic, quello del 3-1, con l’assist finale di Gosens (un giocatore che da una partita all’altra riesce a stupire e non certo solo per la corsa), ma anche Gomez e Muriel avevano partecipato alla costruzione di un’azione partita dallo stesso Pasalic nella sua metà campo. Alla fine il gol diventa quasi normale. E però è molto speciale, perché vuol dire che alle spalle c’è un lavoro, un allenamento costante.

È un’Atalanta straordinaria guidata da un allenatore e un capitano altrettanto straordinari. Se il rendimento di tanti giocatori ha avuto una progressione continua lo si deve innanzitutto al Gasp, certo prima ancora alla società e a Sartori che è andato a scovare Gosens, Hateboer e altri che erano perfetti sconosciuti e ora sono nazionali e questo è l’unico cruccio per l’allenatore, che si troverà in questi giorni con quattro gatti a Zingonia e tutti gli altri in giro a giocare. Ma certo il mister ci ha messo molto del suo, con lui (ci ricordava una volta un certo Cristiano Doni) “i giocatori normali diventano forti e quelli forti diventano fenomeni”.

Alla faccia di quelli che consideravano l’Atalanta una squadra forte nella corsa, fisicamente e poco più: c’è tutta un’organizzazione che porta anche individualmente a migliorare.

Se torniamo all’ultimo botto, ecco di nuovo la coppia dei bomber colombiani, Muriel e Zapata. Il primo apre il festival delle reti col Cagliari, poi anche Duvan fa gol nello stesso angolo dove aveva colpito Gomez, sempre sotto la Curva Nord dove l’Atalanta ne segna ben quattro. Peccato, l’ha sottolineato anche l’allenatore, che tanti tifosi abbiano solo potuto accompagnare la squadra allo stadio, mentre certe partite meriterebbero ben altro pubblico.

Il fiore all’occhiello è un Papu che alla terza giornata si ritrova capocannoniere della Serie A e quando lui lascia spazio alla regia di Malinovskyi fa gol anche Lammers, altra bella scoperta. Come lo stesso Romero, che supera molto bene il primo esame da titolare, accompagnato da un impeccabile Djimsiti, da un de Roon instancabile.

Vien da sorridere ripensando al 5-2 contro il Cagliari alla prima giornata, stagione 1993-94, sul neutro di Bologna. Gasperini allora iniziava la carriera di allenatore, nelle giovanili della Juve, ma non fu nemmeno colpa di Guidolin, quel campionato amarissimo. Altri tempi e fra due settimane si ritorna in Champions..

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