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La storia di Marco, 28 anni, primo donatore di midollo a Bergamo dopo l’emergenza

A causa del Covid -60% di iscritti al registro dei donatori: "Se si tratta di aiutare gli altri, ai miei coetanei dico di farsi avanti senza paura"

La sua storia e il suo gesto d’altruismo sono arrivati fino ai tg nazionali. Marco Ricuperati, 28 anni, vive e lavora ad Albino, uno dei paesi più colpiti dal Coronavirus con 197 morti dal 23 febbraio al 31 maggio. Mesi terribili dove, soprattutto nella martoriata Valle Seriana, il confine tra la vita e la morte si è fatto quasi impercettibile.

Eppure, quando i medici dell’ospedale Papa Giovanni di Bergamo lo hanno chiamato perché c’era un ricevente compatibile con le sue cellule, Marco non ci ha pensato due volte. “Anzi – dice memore di quell’esperienza – ho sentito ancor più il dovere di salvare una vita”. Così, il 6 luglio, dopo tutti gli accertamenti del caso, è diventato il primo donatore di midollo di Bergamo dalla riapertura del servizio dopo la fine dell’emergenza sanitaria.

Un gesto che assume un’importanza ancor più grande, se si pensa che a causa del Covid-19 gli iscritti al registro dei donatori sono diminuiti del 60%. “Voglio dire a tutti i miei coetanei di farsi avanti e non avere paura – è l’appello di Marco, disarmante nella sua semplicità -. Alla fine è un modo per dare una mano e salvare il prossimo”.

Sulla pagina Facebook IBMDR – Registro Italiano dei Donatori di Midollo Osseo, vengono riportate altre testimonianze simili alla sua. Come quella di Francesco, 25enne studente di medicina a Genova ma originario di Bergamo, dove fa il volontario in ambulanza. Mentre i suoi colleghi erano impegnati nell’emergenza Covid, lui è rimasto in Liguria perché chiamato dal Registro IBMDR per l’iter di donazione. Nel pieno del lockdown di aprile, ha donato le sue cellule staminali emopoietiche al policlinico San Martino.

“Sempre più spesso tv e social network raccontano di violenza ed episodi negativi – racconta in un video – ma nel silenzio ci sono moltissime persone che quotidianamente si impegnano per gli altri”. Poi, rilanciando l’appello di Marco, ricorda ai più giovani: “Iscriversi al registro dei donatori non è come firmare un contratto. Sarete sempre liberi di scegliere se andare avanti o fermarvi durante il percorso”.

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