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Aziende e lavoratori coinvolti nelle casse Covid: a Bergamo il primato negativo

Analisi di Fim Cisl Lombardia: Nieri: “Adesso dare forza alla formazione per vincere le prossime sfide”

Casse Covid: a Bergamo 3.703 aziende e 91.421 dipendenti coinvolti. Con il 23,88% dei dipendenti del settore metalmeccanico sul totale in crisi è il primo dei territori lombardi colpiti.

L’ennesima conferma dell’annus horribilis per l’economia bergamasca arriva dalla divulgazione del rapporto semestrale che Fim Cisl Lombardia ha realizzato. Quest’anno ovviamente in ritardo, l’analisi dei metalmeccanici lombardi prende in considerazione il periodo più nero della pandemia che ha colpito la regione.

“Il primato bergamasco è purtroppo reale e innegabile – sottolinea amaramente Luca Nieri, segretario generale di Fim Bergamo. In quel periodo si è fermata tutta la provincia, con un effetto domino che ha ricordato anche visivamente lo tsunami. Le prime aziende hanno addirittura anticipato il decreto del Governo, perché mancavano le commesse e perché diventava ogni giorno più complicata la gestione organizzativa, per i tanti lavoratori ammalati e per gli altri a casa per paura dei contagi”.

Tra febbraio e marzo si è progressivamente bloccata tutta la metalmeccanica orobica: “una situazione veramente impressionate che in meno di un mese e mezzo ci ha obbligato a gestire una quantità spropositata di richieste di sospensione. Nelle molte aziende dove siamo presenti, abbiamo prodotto accordi che hanno garantito l’anticipazione del trattamento economico, rendendo meno pensante un momento così difficile”.

La situazione si è protratta fino a metà maggio , quando la provincia si è rimessa in moto, anche se con molte difficoltà, visto che anche dopo la chiusura totale uno dei problemi riscontrati era che il numero di commesse non garantiva la saturazione dei livelli occupazionali.

“Sicuramente – continua Nieri -, la vocazione del manifatturiero e del metalmeccanico, almeno per la parte rivolta all’estero, è stata condizionata dalla pandemia esplosa anche nei paesi cui si faceva riferimento (Germania, USA e Regno Unito) che hanno registrato andamenti negativi, e del mercato cinese che viaggiava a un ritmo quasi di stagnazione”.

“La preoccupazione, ora, riguarda lo scenario che ci troveremo di fronte nel 2021: oggi, l’intervento del Governo, con il blocco dei licenziamenti e il finanziamento degli ammortizzatori sociali, ha contenuto i danni, ma quando cadranno i vincoli, e faremo i conti con un mercato ancora in contrazione e con previsioni di timida crescita fino al 2022, allora dovremo saper gestire situazione forse ancora più drammatiche. I contratti di solidarietà potranno essere una soluzione che aiuterà a gestire le eventuali difficoltà di saturazione occupazionali, ma in prospettiva, dovranno essere la formazione e la riqualificazione della forza lavoro in uscita a rappresentare la svolta: è stato istituito un fondo che sfiora il miliardo e che permette di utilizzare giorni di ammortizzatori sociali come formazione e riqualificazione per nuove competenze che il mercato richiederà con le prossime evoluzioni. Mi auguro – conclude il segretario della Fim bergamasca – che ci sia da parte delle aziende una certa lungimiranza: dobbiamo capire che le sfide del futuro si vincono a partire dalla valorizzazione delle risorse umane”.

Analisi Lombardia

La pandemia ha impattato in modo inimmaginabile sulle situazioni di crisi dell’industria metalmeccanica lombarda. Da gennaio a fine giugno 2020 sono state colpite dalla crisi 18.673 aziende contro le 392 di fine 2019 (+4664%) e 382.885 lavoratori (+2115%; erano 17.288 nel periodo precedente). È quanto emerge dal 49° Rapporto sulle situazioni di crisi dell’Osservatorio della Fim Lombardia, relativo al 1° semestre 2020.

“I dati dimostrano quanto l’impatto del Coronavirus sia stato profondo e quanto sia necessario che il piano per l’utilizzo del Recovery fund si concentri su: transizione tecnologica, formazione e politiche attive, investimenti a favore dei soggetti più deboli. Permanendo il divieto di licenziamento e gli ammortizzatori sociali, temiamo un contraccolpo occupazionale nel 2021”, commenta Andrea Donegà, segretario generale della Fim Cisl Lombardia, il sindacato dei lavoratori metalmeccanici.

Nel semestre aumenta il numero delle imprese coinvolte dalla cassa integrazione ordinaria (14.468 aziende contro le 359 del semestre precedente) e il numero di lavoratori coinvolti (339.248 contro i 15.343 del semestre precedente). Aumenta anche il numero delle imprese che hanno fatto ricorso alla cassa straordinaria intendendo, in questo caso, unicamente, la cassa integrazione in deroga, utilizzata da 4.195 aziende (24 nel semestre precedente) per un totale di 43.531 lavoratori coinvolti (1.762 nel semestre precedente). La mobilità, anche e soprattutto per il divieto ai licenziamenti imposto per decreto, resta praticamente costante per quel che riguarda il numero di aziende interessate, ovvero 10 (9 aziende nel semestre precedente) fissando a 106 il numero di lavoratori coinvolti (183 nel semestre precedente).

“Temiamo che i lavoratori più colpiti, alla fine, saranno quelli a salario più basso, occupati in attività a bassi contenuto tecnologico e valore aggiunto, ai margini delle catene globali delle produzioni – sottolinea Donegà -. Il rischio è quello di aumentare le disuguaglianze e la forbice tra alte professionalità, che possono lavorare anche da remoto, e quelle più povere dal punto di vista dei contenuti professionali, con mansioni ripetitive o che necessitano di lavoro in presenza e in prossimità, una condizione resa difficile dal distanziamento. Sono questi i lavoratori che rischiano di pagare il prezzo più alto. Uno scenario a cui dobbiamo opporci con un investimento straordinario in formazione e riqualificazione per non lasciare indietro nessuno”.

I territori maggiormente coinvolti nel semestre sono quelli di Bergamo (il 23,88% sul totale dei lavoratori di aziende in crisi in Lombardia), Brescia (il 17,62%), Monza Brianza (il 15,36%) e Milano (il 13,36%). Seguono gli altri territori con sospensioni minori.

“Nella nostra Regione ci sono le filiere produttive maggiormente interessate dai processi di innovazione e al centro del cambiamento tecnologico in corso: automotive (componentistica), macchine utensili, nanotecnologie, sistema spazio e satelliti – conclude Donegà -. Sono alcune delle principali filiere di eccellenza italiana, che hanno bisogno di essere sostenute nella transizione tecnologica che le sta riguardando e che sono in grado di generare ulteriore occupazione”. “È fondamentale – aggiunge – anche l’impegno di Regione Lombardia sulle infrastrutture digitali, spingendo anche sul 5G, sulle politiche attive legate alle esigenze del territorio e delle imprese locali per favorire occupazione e competitività aziendale e sul sostegno all’internazionalizzazione delle produzioni”.

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