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Ambiente, sociale, governance (ESG): criteri per valutare gli investimenti sostenibili

La Commissione europea, soprattutto dopo l'Accordo di Parigi e con la Presidenza di Ursula Von der Leyen (Green Deal) vuole accelerare molto sulla tassonomia per giudicare, sia le aziende, sia gli investimenti sostenibili

La Commissione europea, dopo l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici si è impegnata a rendere i flussi finanziari coerenti con gli investimenti che, da una parte conducano a uno sviluppo a basse emissioni di gas a effetto serra, e, dall’altra siano resilienti ai cambiamenti climatici. Soprattutto dopo l’Accordo è emersa chiaramente la tendenza a integrare criteri di sostenibilità in tutti i portafogli di investimenti.

Infatti, sette dei dieci principali proprietari di attività, nel mondo, stanno integrando criteri di sostenibilità in tutte le loro attività, e le attività degli investimenti sostenibili in Europa, negli USA e in Canada sono aumentate, passando da 13 miliardi di USD nel 2012 a 23 miliardi di USD nel 2016. In occasione di una recente conferenza sui fattori ESG (Environmental, Social and Governance: ambiente, sociale e governance) organizzata da Moody’s, la maggior parte degli investitori ha giudicato l’introduzione dei fattori ESG come “un cambiamento permanente” nel mondo degli investimenti e circa un terzo di essi li ha considerati come un comportamento che diventerà sempre più importante nei prossimi anni.

Da questa stessa indagine è emerso, inoltre, che l’80 % degli intervistati considera che è molto difficile quantificare e modellizzare i fattori ESG, quando si tratta di concedere un credito o di valutare un investimento. Da molto tempo la sostenibilità si trova al centro delle politiche dell’Unione, e il trattato sull’Unione europea ne sottolinea la dimensione sociale e ambientale. Nel dicembre 2016 la Commissione ha dato mandato a un gruppo di esperti di sviluppare una strategia dell’Unione, che abbia come riferimento la finanza sostenibile.

Il gruppo di esperti, nella relazione pubblicata il 31 gennaio 2018, ha sollecitato la creazione di un sistema di classificazione tecnicamente solido, in grado di fare chiarezza su quali attività possano essere considerate “verdi” o “sostenibili”, partendo dalla considerazione che l’obiettivo degli interventi è quello di ottenere la mitigazione dei cambiamenti climatici e ha formulato una serie di raccomandazioni strategiche, per creare un sistema finanziario che favorisca gli investimenti sostenibili. In seguito ai dati acquisiti, la Commissione ha pubblicato il Regolamento 2020/852, indicando i criteri per determinare se un’attività economica possa considerarsi ecosostenibile, al fine di individuare il grado di ecosostenibilità di un investimento.

È evidente che il ruolo del settore finanziario è fondamentale per il conseguimento di tali obiettivi, poiché ingenti capitali privati potrebbero essere indirizzati verso investimenti sostenibili.

Uno degli obiettivi indicato nel piano d’azione è il riorientamento dei flussi di capitali verso investimenti finalizzati al raggiungimento di una crescita sostenibile e inclusiva. L’istituzione di un sistema di classificazione unificato, per le attività sostenibili, costituisce l’azione più importante e urgente, prevista dal Piano d’azione. Il Piano riconosce, inoltre, che lo spostamento dei flussi di capitali verso attività più sostenibili deve fondarsi su una scelta condivisa dai cittadini verso il valore dell’ecosostenibilità, sulle relative attività, e sugli investimenti necessari. Quale primo passo, appare fondamentale, secondo le conclusioni del Gruppo, la formulazione di linee guida chiare sulle attività che possono essere considerate un contributo agli obiettivi ambientali. Ulteriori linee guida, su attività che contribuiscono ad altri obiettivi di sostenibilità, compresi quelli sociali, potrebbero essere sviluppate in una fase successiva. Grazie anche alle considerazioni sopra esposte, la Commissione europea si è impegnata a guidare i lavori, a livello mondiale, in questo settore, e ad aiutare gli investitori sensibili alla sostenibilità nella scelta di imprese e progetti idonei. Per poter giudicare ecosostenibile una data attività economica, è opportuno, secondo quanto sostiene la Commissione nel Regolamento, stilare un elenco esauriente degli obiettivi ambientali.

Questi obiettivi sono stati raccolti in sei macro aree. 

Mitigazione dei cambiamenti climatici, l’investimento dovrebbe contribuire, in modo sostanziale, a stabilizzare le emissioni di gas a effetto serra, evitando o riducendo tali emissioni o migliorando l’assorbimento di questi gas, anche attraverso prodotti o processi innovativi mediante: la produzione, la trasmissione, lo stoccaggio, la distribuzione o l’uso di energie rinnovabili, in grado di ottenere risparmi significativi in futuro; il miglioramento dell’efficienza energetica, l’aumento della mobilità pulita o climaticamente neutra; il passaggio all’uso di materiali rinnovabili di origine sostenibile; l’aumento del ricorso alle tecnologie, non nocive per l’ambiente, di cattura e di utilizzo o di stoccaggio del carbonio, che consentono una riduzione netta delle emissioni di gas a effetto serra; il potenziamento dei pozzi di assorbimento del carbonio nel suolo, anche attraverso attività finalizzate ad evitare la deforestazione e il degrado forestale, il ripristino delle foreste, la gestione sostenibile e il ripristino delle terre coltivate, delle praterie e delle zone umide, l’imboschimento e l’agricoltura rigenerativa; la creazione dell’infrastruttura energetica necessaria per la decarbonizzazione dei sistemi energetici; la produzione di combustibili puliti ed efficienti da fonti rinnovabili o neutre in carbonio. L’attività economica dovrebbe essere coerente con l’obiettivo a lungo termine relativo alla temperatura previsto dall’accordo di Parigi. 

Adattamento ai cambiamenti climatici, un’attività economica che persegua l’obiettivo ambientale dell’adattamento ai cambiamenti climatici dovrebbe contribuire in modo sostanziale a ridurre o prevenire gli effetti negativi del clima oppure il rischio di tali effetti negativi sull’attività stessa, sulle persone o sulla natura. Tale obiettivo ambientale dovrebbe essere interpretato in conformità del pertinente diritto dell’Unione e con il quadro di riferimento di Sendai per la riduzione del rischio di catastrofi. Il Quadro di riferimento di Sendai ha determinato il passaggio dalla sola “gestione delle catastrofi”, all’attuale interpretazione più ampia di “gestione del rischio di catastrofi”. inteso come la probabilità di perdita di vite umane, lesioni o distruzione e danni da un disastro, in un determinato periodo di tempo.

Il cambiamento proposto da Sendai si qualifica per il forte carattere preventivo e una rafforzata base conoscitiva del rischio. Il potenziamento della governance del rischio di disastri è infatti un elemento necessario per lo sviluppo delle attività di prevenzione, di mitigazione e di gestione del rischio. Il Quadro per la riduzione dei rischi di catastrofi 2015-2030, di Sendai, descrive 7 obiettivi mondiali da raggiungere entro 15 anni: Riduzione sostanziale della mortalità mondiale legata alle catastrofi; Riduzione sostanziale del numero di persone colpite; Riduzione delle perdite economiche in rapporto al Pil mondiale; Riduzione sostanziale dei danni causati alle infrastrutture dall’interruzione dei servizi di base, in particolare alle strutture sanitarie ed educative in caso di catastrofi. Aumento del numero di Paesi dotati di strategie nazionali e locali per ridurre i rischi di catastrofi; Rafforzamento della cooperazione internazionale; Accesso accresciuto ai sistemi di allarme precoce  multi-rischi e alle informazioni e valutazioni sui rischi di catastrofi. L’elemento rischio, inteso come riduzione, gestione e conoscenza, svolge un ruolo di primo piano nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, che adotta una visione integrata della dimensione sociale, economica e ambientale.

Per la Mitigazione e l’Adattamento la Commissione europea pubblicherà, entro il 2020, i criteri per definire le aziende green in questi due settori. A queste aziende verrà assegnato un Label verde.

Uso sostenibile e protezione delle acque e delle risorse marine, L’obiettivo ambientale relativo all’uso sostenibile e alla protezione delle acque e delle risorse marine dovrebbe essere interpretato in conformità delle politiche dell’Unione, espresse in numerosi regolamenti e direttive, e nelle comunicazioni della Commissione “Affrontare il problema della carenza idrica e della siccità nell’Unione europea”, e il “Piano per la salvaguardia delle risorse idriche europee”. Un’attività economica dà un contributo sostanziale all’uso sostenibile e alla protezione delle acque e delle risorse marine se contribuisce in modo sostanziale a conseguire il buono stato dei corpi idrici, o a prevenire il deterioramento di quelli che sono già in buono stato, oppure dà un contributo sostanziale al conseguimento del buono stato ecologico delle acque marine o a prevenire il deterioramento di acque mediante: la protezione dell’ambiente dagli effetti negativi degli scarichi di acque reflue urbane e industriali, compresi i prodotti farmaceutici e le microplastiche, assicurando la raccolta, il trattamento e lo scarico adeguati delle acque reflue urbane e industriali; la protezione della salute umana dagli effetti negativi di eventuali contaminazioni delle acque destinate al consumo umano, provvedendo a che siano esenti da microorganismi, parassiti e sostanze potenzialmente pericolose per la salute umana e aumentando l’accesso delle persone ad acqua potabile pulita; il miglioramento della gestione e dell’efficienza idrica, anche proteggendo e migliorando lo stato degli ecosistemi acquatici, promuovendo l’uso sostenibile dell’acqua attraverso la protezione a lungo termine delle risorse idriche disponibili, anche mediante misure quali il riutilizzo dell’acqua, assicurando la progressiva riduzione delle emissioni inquinanti nelle acque sotterranee e di superficie, contribuendo a mitigare gli effetti di inondazioni e siccità, o mediante qualsiasi altra attività che protegga o migliori lo stato qualitativo e quantitativo dei corpi idrici; la garanzia di un uso sostenibile dei servizi ecosistemici marini o il contributo al buono stato ecologico delle acque marine, anche proteggendo, preservando o ripristinando l’ambiente marino e prevenendo o riducendo gli apporti nell’ambiente marino.

Transizione verso un’economia circolare, l’obiettivo ambientale della transizione verso un’economia circolare dovrebbe essere interpretato in conformità ai numerosi documenti della Commissione in materia di economia circolare, rifiuti e sostanze chimiche, nonché le comunicazioni della Commissione “L’anello mancante — Piano d’azione dell’Unione europea per l’economia circolare” e la comunicazione “Strategia europea per la plastica nell’economia circolare”. Un’attività economica può contribuire in modo sostanziale all’obiettivo della transizione verso la nuova economia. Può, ad esempio, aumentare la durabilità, la riparabilità, la possibilità di miglioramento e la riutilizzabilità dei prodotti o ridurre l’uso delle risorse, mediante un’opportuna progettazione, o la scelta dei materiali, agevolando il cambio di destinazione, lo smontaggio e lo smantellamento. Può altresì contribuire in modo sostanziale all’obiettivo ambientale della transizione verso un’economia circolare, sviluppando modelli che diano più importanza al servizio e alla condivisione, rispetto al possesso, ovvero se riduce l’uso di materie prime primarie o aumenta l’uso di sottoprodotti e materie prime secondarie; oppure riducendo in misura sostanziale il contenuto di sostanze pericolose e sostituendo le sostanze estremamente preoccupanti con alternative più sicure e assicurando la tracciabilità dei prodotti.

Per quanto riguarda i rifiuti, la sensibilità verso l’economia circolare si realizza attraverso la prevenzione, la riduzione e il riciclaggio di alta qualità, soprattutto nella produzione di rifiuti derivanti dall’estrazione di minerali e dalla costruzione e demolizione di edifici. Un’attenzione particolare va al potenziamento e allo sviluppo delle infrastrutture di gestione dei rifiuti, necessarie per la prevenzione, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio, garantendo che i materiali di recupero siano riciclati nella produzione, come apporto di materie prime secondarie di elevata qualità. Un’attività economica può contribuire in modo sostanziale all’obiettivo ambientale della transizione verso un’economia circolare, anche riducendo i rifiuti alimentari nelle varie fasi della produzione, della trasformazione, della fabbricazione o della distribuzione di cibo.

Prevenzione e riduzione dell’inquinamento, gli obiettivi ambientali relativi alla prevenzione e alla riduzione dell’inquinamento dovrebbero essere interpretati in conformità alle numerose direttive, le quali sottolineano che un’attività economica dà un contributo sostanziale alla prevenzione e alla riduzione dell’inquinamento, se contribuisce in modo sostanziale alla protezione dell’ambiente dall’inquinamento mediante la prevenzione o, qualora ciò non sia possibile, la riduzione delle emissioni inquinanti nell’aria, nell’acqua o nel suolo, diverse dai gas a effetto serra; il miglioramento del livello di qualità dell’aria, dell’acqua o del suolo nelle zone in cui l’attività economica si svolge, riducendo contemporaneamente al minimo gli effetti negativi per la salute umana e l’ambiente o il relativo rischio; la prevenzione o la riduzione al minimo di qualsiasi effetto negativo sulla salute umana e sull’ambiente legati alla produzione e all’uso o allo smaltimento di sostanze chimiche; l’attenzione per evitare le dispersioni di rifiuti e di altri inquinanti.

Protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi. Un’attività economica può dare un contributo sostanziale alla protezione e al ripristino della biodiversità e degli ecosistemi se contribuisce in modo sostanziale a proteggere, conservare o ripristinare la biodiversità o a conseguire la buona condizione degli ecosistemi, o a proteggere gli ecosistemi che sono già in buone condizioni, mediante la conservazione della natura e della biodiversità, anche conseguendo uno stato di conservazione soddisfacente degli habitat e delle specie naturali e seminaturali, o prevenendone il deterioramento quando presentano già uno stato di conservazione soddisfacente, e proteggendo e ripristinando gli ecosistemi terrestri, marini e gli altri ecosistemi acquatici al fine di migliorarne la condizione nonché la capacità di fornire servizi ecosistemici; l’uso e la gestione sostenibile del territorio, anche attraverso l’adeguata protezione della biodiversità del suolo, la neutralità in termini di degrado del suolo e la bonifica dei siti contaminati; pratiche agricole sostenibili, comprese quelle che contribuiscono a migliorare la biodiversità oppure ad arrestare o prevenire il degrado del suolo e degli altri ecosistemi, la deforestazione e la perdita di habitat; la gestione sostenibile delle foreste, compresi le pratiche e gli utilizzi delle superfici boschive che contribuiscono a migliorare la biodiversità o ad arrestare o prevenire il degrado degli ecosistemi, la deforestazione e la perdita di habitat.

Per la fine del 2021, la Commissione europea, attraverso Atti delegati, preciserà i criteri per definire le aziende green in questi quattro settori. A queste aziende verrà assegnato un Label verde.

*Antonello Pezzini nasce in provincia di Novara nel 1941. Si laurea in filosofia e consegue due master, ha un trascorso da preside di liceo, da consigliere comunale della Dc a Bergamo, da presidenza della locale Associazione Artigiani a membro del CDA dell’Istituto Tagliacarne. Sviluppa uno spirito imprenditoriale nel settore dell’ abbigliamento e ha insegnato economia all’Università degli Studi di Bergamo. La passione per l’energia sostenibile è più recente, ma in breve ne diventa un esperto in campo europeo: oltre alla carica al Cese, è membro del CDA di un’azienda che si occupa di innovazione tecnologica e collabora con società di consulenza energetica.  Dal 1994 è membro del Comitato Economico e Sociale Europeo in rappresentanza di Confindustria.

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