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“Non ho potuto votare: da 17 anni qui, ma sono ancora cittadina straniera”

Sidorela Hasani, è una ragazza laureata in architettura al Politecnico di Milano che vive a Bergamo.

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In Italia si sono da poco chiusi i seggi per referendum e regionali. Ma non tutti hanno potuto partecipare al voto. Molte persone residenti legalmente in Italia per tanti anni non hanno avuto né il diritto né il dovere di esprimere le loro preferenze perché non possiedono la cittadinanza italiana.

Bisogna infatti rispettare determinati requisiti per poter ottenere lo status di cittadino italiano. Si può godere dei diritti civili e politici automaticamente per:
– il principio di “ius sanguinis”, dove almeno un genitore deve essere italiano;
– per nascita sul territorio italiano anche nel caso di entrambi i genitori stranieri, l’importante è aver compiuto la maggior età e aver risieduto ininterrottamente e legalmente nel territorio italiano;
– per adozione nel caso un minorenne sia stato adottato da un cittadino italiano.

La cittadinanza altrimenti può essere richiesta in caso di matrimonio con una persona italiana, dopo che siano passati tre anni dalle nozze o se lo sposo straniero risiede legalmente da due anni, e infine per residenza.

In quest’ultimo caso, ci sono sono molte variabili che devono essere prese in considerazione, in base a queste cambiano anche i requisiti da rispettare:
– il cittadino straniero nato e che abbia risieduto in Italia legalmente almeno da tre anni;
– il cittadino straniero figlio o nipote in linea retta di cittadini italiani che abbia risieduto legalmente da almeno tre anni;
– il cittadino straniero maggiorenne adottato da cittadino italiano che abbia risieduto legalmente per almeno cinque anni;
– il cittadino straniero che abbia prestato servizio anche all’estero per cinque anni per conto dello Stato italiano, in questo caso è concessa dall’Autorità Consolare e infine un cittadino europeo che risiede in Italia da almeno quattro anni.

Come possiamo vedere, i requisiti per poter essere definiti cittadini italiani sono ben precisi, è importante la residenza legale per un certo numero di anni, in modo che l’immigrato abbia la possibilità di integrarsi e imparare la lingua.

In questi giorni ha fatto scalpore il caso di Luis Suarez, solo uno dei tanti calciatori che in quanto tali vengono agevolati per ottenere lo status da cittadino italiano in maniera semplificata, avendo la possibilità di scalare i tempi, rispetto agli altri stranieri che vivono legalmente in Italia da molti anni e non hanno la stessa possibilità.

Sidorela Hasani, è una ragazza laureata in architettura al Politecnico di Milano che vive a Bergamo. Racconta: “Io e mio fratello, i primi anni eravamo richiedenti asilo, quindi non eravamo considerati residenti, c’era mio zio paterno che risiedeva legalmente da due anni che garantiva per noi. Dopo cinque anni abbiamo ottenuto il permesso di soggiorno, e solo da lì iniziavano i nostri dieci anni di residenza, dopo quindici anni di permanenza in Italia, abbiamo finalmente avuto la possibilità di fare la richiesta per ottenere la cittadinanza”.

L’attesa per poterla ottenere “è stata allungata di quattro anni ultimamente, e non abbiamo la possibilità di né velocizzare né di farci aiutare da un avvocato, e per il momento, dopo 17 anni sono ancora considerata straniera”.

Oltre alla tempistica che ha dovuto affrontare insieme a suo fratello, la giovane studentessa in merito al caso Suarez spiega: “In tutto questo tempo, noi abbiamo avuto modo di integrarci benissimo. Io studio qui dalle elementari, e ora frequento l’università. Quando succedono questi avvenimenti mi sento discriminata in base alla mia classe sociale, perché un calciatore soltanto perché svolge  quella professione che gli consente di portare fama al Paese italiano, ha più diritti di me che sono qui da quando ero bambina”.

Ma non è soltanto il desiderio di raggiungere uno status, senza cittadinanza ci sono anche problemi.

“I problemi non mancano a causa della mia situazione. Mi sento sempre ‘dopo’ gli italiani per i diritti, mentre i doveri li eseguiamo a prescindere. Durante l’ultimo referendum costituzionale, pur avendo le competenze di decidere secondo me cosa è meglio per l’Italia, non ho potuto votare. Inoltre ho avuto problemi con la possibilità di fare tranquille vacanze con i miei amici, perché il mio paese d’origine, il Kosovo, non ha ottenuto l’indipendenza dalla Serbia, quindi devo controllare se le mie destinazioni accettano il mio status, di conseguenza ho riscontrato disagio anche nel fare l’Erasmus”.

Ma c’è dell’altro: “Non posso candidarmi a cariche politiche, non posso partecipare ai concorsi pubblici, non posso pensare di andare a fare un periodo di esperienza lavorativa all’estero per paura che mi vengano annullati gli anni passati qui. In generale ogni procedura burocratica è più complessa, oltre al fatto che devo aggiungere molti documenti del mio Paese d’origine. Aggiungiamo che per iscriversi a determinati corsi per imparare un mestiere, tra i requisiti c’è la cittadinanza italiana”.

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